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mercoledì 21 ottobre 2015

Cani nel passeggino, col cappottino... I cani "piccoli" sono diversi da quelli "grandi" ?

E' importante ricordare che la distinzione tra cani piccoli e grandi è stata decisa dall'uomo e non dalla natura, infatti gli animali non sembrano notare la differenza di mole o di estetica.

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La cosa realmente importante è l'energia che trasmette ogni soggetto, seguita dagli aspetti caratteriali riguardanti la razza e/o la tipologia e naturalmente l'unicità di ogni cane.

Il rispetto e la fiducia, alla base del rapporto che si instaura all'interno di ogni branco, o come amiamo chiamarlo noi famiglia, portano col tempo ad una comprensione uomo-animale che ci aiuta a regolare la vita di ogni giorno (e di conseguenza le esigenze del singolo).

Molte persone ancora si chiedono se sia realmente necessario far indossare vestiti al proprio amico a quattro zampe.

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Cercherò di rispondere alle varie domande che ognuno si potrebbe fare, elencando una serie di categorie a cui il vostro cane potrebbe o potrà in futuro appartenere.

Premesso che in inverno gli animali, soprattutto i cuccioli e gli anziani, non dovrebbero essere costantemente tenuti fuori, soprattutto la notte! I cani di taglia medio-piccola sono più freddolosi e disperdono più facilmente il calore corporeo, ma anche alcune razze di taglia grande, magari tosati (troppo o male) possono soffrire il freddo e i colpi di vento.

Naturalmente c'è anche chi veste il proprio cane per farlo sembrare più carino...in ogni caso il mio pensiero è: gli eccessi sono sempre sbagliati! Se avete un cane appartenente ad una delle categorie sotto elencate ed è una giornata piovosa o ventosa o semplicemente fredda, o per voi c'è un clima mite ma lui si rifugia sotto coperte e cuscini, non importa se indosserà una semplice maglietta, felpa o vestitino con balze e fiocchi, l'importante è che si riesca a muovere liberamente e che sia mantenuto ad una giusta temperatura. Anche dopo il "bagnetto", che di per sè non è un problema, per gli sbalzi di temperatura potrebbe diventarlo.

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Naturalmente questi sono consigli generali e bisogna valutare ogni singolo caso ogni volta che si presenta, ma capendo il linguaggio del nostro cane possiamo anche imparare a comprendere i segnali tipo "troppo caldo - troppo freddo".

Cuccioli & Anziani

Per i cuccioli ed i cani anziani può diventare un problema lo sbalzo di temperatura da dentro a fuori casa, dal giorno alla notte, dopo il bagno, ecc. Le correnti d'aria e il vento in generale possono compromettere la salute del tuo cane. Queste due categorie sono quelle a cui fare maggiore attenzione indipendentemente dalla razza e dalla dimensione. Naturalmente nei periodi più caldi avrete il problema opposto, quindi dovrete prendere gli appositi accorgimenti, soprattutto fuori casa, come utilizzare salviette rinfrescanti o giochi e copertine "rinfrescanti" (esistono quelli appositi da mettere in frigo ecc.)

Cani nudi, con pelo diradato, tosati

Non si dovrebbe mai tosare troppo un cane, in quanto la pelliccia rappresenta uno "strato di protezione termica" anche dal sole e dal calore, ma a volte capita: a casa o dal toelettatore, ai cani viene spesso tagliato troppo il pelo.
Esistono anche delle razze cui una caratteristica è l'assenza o quasi di sottopelo (es. Bolognese), l'assenza totale o quasi di pelo (es. Chinese Crested nudo) e anche dei gatti nudi (es. Sphynx). Anche con soggetti anziani dal pelo lungo, a volte si sceglie di tenere il pelo corto per facilitare la pulizia e non stressare l'animale.

Il problema, come sempre, restano gli eccessi: Non è giusto umanizzare i nostri cani, vestirli come bambole, portarli a spasso nel passeggino o tenerli sempre in braccio, né tantomeno non curarci di loro al punto di tenerli sempre in giardino o in cortile o addirittura legati ad una catena.

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Piccolo o grande, il cane resta il migliore amico dell'uomo, e come tale va rispettato. Le sue esigenze non vanno sottovalutate o messe da parte a seconda della taglia, ma soddisfatte. L'equilibrio è sottile, l'energia è importante: esercizio fisico, un po' di disciplina, una giusta dieta, qualche visita di controllo dal veterinario e qualche altro piccolo accorgimento basteranno per fare del vostro uno dei migliori amici che abbiate mai avuto.

Jessica Panizzut

Non solo cani: The rats family - un blog di Jessica Panizzut

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mercoledì 16 settembre 2015

Gli studi scientifici sul collare per il cane: il Sole ruota intorno alla Terra, quindi?

Sembra che la grande questione se sia meglio il collare o la pettorina per il cane sia, nel 2015, ancora aperta; i grandi detrattori del collare si sbizzarriscano a parlare di “studi scientifici” che provano danni al cane provocati da questo strumento.


Come varie volte ho umilmente fatto notare, di questi “studi scientifici”, sembra non esservi traccia; l’unico studio è forse quello di Anders Hallgren (su 400 cani, non proprio un grande studio), che conclude con “non c'era correlazione fra collare a strozzo e problemi di schiena”, ma eventualmente ci sono problemi con i cani tenuti alla catena, e direi che qui siamo tutti d’accordo, no?

Vedi a questo proposito: La grande menzogna sul collare a strozzo

Si può fare divulgazione scientifica in due modi:

Descrivendo uno studio che si è fatto in base a un metodo scientifico, un’analisi statistica dei dati, effettuando test in doppio cieco per evitare eventuali Bias,  e altri strumenti tipici della Scienza

Oppure:

Illustrando in modo più discorsivo i risultati di uno studio condotto da altri, in modo che anche chi non ha un background scientifico possa comunque capire di cosa si sta parlando.
Ci sono naturalmente delle persone che sanno fare entrambe le cose come Albert Einstein e Stephen Hawking, giusto per fare un paio di esempi noti.

Se si vuole usare il secondo metodo, e non si è Einsein o Hawking, è buona norma, per non prendere in giro il lettore, inserire i riferimenti dello studio di cui si parla in modo che sia possibile consultare i dati originali e verificare se nel processo di divulgazione vi è stata qualche deformazione dei dati stessi o se le conclusioni possono essere arbitrarie e in ultima analisi, sbagliate.

Quindi, tornando alla questione se il collare sia dannoso o meno per il cane, se si afferma che “studi scientifici” proverebbero danni al cane, il minimo che si può fare è citare gli studi suddetti in modo che tutti possano verificare la verità di quanto si dice.
Questo, almeno, se si è in buona fede, altrimenti potrebbe sembrare che ci approfitti di chi non ha gli strumenti per fare ricerche e verificare in altro modo.

Personalmente, non ho mai visto uno studio che comprovasse eventuali danni provocati dal collare; se ne siete a conoscenza, vi prego di inviarmi i riferimenti in modo che possa verificare.
Ho invece visto centinaia di cani vivere una vita felice in famiglia grazie all'addestramento classico che, fra molti altri strumenti, usa anche il collare.

Mentre la pettorina è nata per permettere al cane di trainare, tirare qualcosa (slitte, carretti...), il collare è da sempre un modo efficiente per comunicare col cane. Chi pensa d'altra parte che il collare serva per "costringere" il cane a fare qualcosa che non vuole, evidentemente non ha ancora capito che non si può costringere un cane a fare quello che non vuole; può farlo una volta perché vi vuole bene o perché ha paura di voi, ma alla fine non otterrete nessun buon risultato e, probabilmente, vi morderà ;)

Se siete comunque disposti a credere a tutto quello che c’è su Internet, sui giornali o, meglio ancora, in televisione, e non andate a verificare se quello che si dice è vero o falso, vi segnalo due filmati che possono arricchire la vostra visione:

“Il miracoloso sale del Mar Morto” - Wanna Marchi

“Il Sole gira intorno alla Terra” - Bandar al-Khaibari

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sabato 6 luglio 2013

Come insegnare il comando "a terra" al cane.

La prima cosa che mi viene in mente a proposito dell'insegnare il comando "a terra" al proprio cane è: perché mai dovrei insegnare al mio cane il comando "a terra" ?

Per un cane stare a terra, ovvero sdraiato sulla pancia, può significare 3 cose:

1 si sta riposando, magari nelle giornate calde si rinfresca al contatto col terreno
2 si sta preparando ad assalire
3 assume una posizione sottomessa per lasciarsi odorare e conoscere da altri cani.


Quindi, stando bene attenti al caso 2, che si può evincere da altri segnali come lo sguardo fisso sulla preda, bocca generalmente chiusa, orecchie tese in avanti e corpo teso, lo stare a terra indica uno stato di rilassamento.

Insegnare il comando "a terra" a un cane significa indurre uno stato di sottomissione e relax che può essere utilizzato in casi di ambienti rumorosi o caotici. Sono reduce da un viaggio di lavoro a Londra e da una serata di una bellissima Japanese Akita dal notevole carattere e istinto predatorio che al pub se ne stava "a terra" lasciandosi accarezzare da tutti :)

Il comando "a terra" si può usare in stazioni, treni, locali pubblici, strade cittadine o in caso di incontri con altri cani eventualmente poco educati.

Le difficoltà dell'insegnamento del comando "a terra" sono essenzialmente 2:

1 il cane a terra si sente più vulnerabile e, se ha un forte carattere, non è contento di perdere il controllo a comando

2 il cane non capisce cosa vogliamo da lui

I metodi noti per insegnare il comando "a terra" al cane sono di tre tipi:

1 lo si "costringe" a mettersi a terra
2 lo si premia quando si mette a terra
3 il "luring"

Costringere un cane a mettersi a terra non è sempre facile, soprattutto su cani di un certo carattere. Se poi il cane è grosso la difficoltà diventa anche fisica. Se il cane non si mette a terra perché non capisce può funzionare, se non vuole perché non vuole perdere il controllo probabilmente non lo farà volentieri in seguito. 

I cani, come gli esseri umani, tendono ad associare suoni, eventi cinestesici a sensazioni e emozioni; il processo viene definito in PNL "ancoraggio" ed è qualcosa di simile al condizionamento classico di Pavlov. 

Se costringiamo il cane a sedersi potremmo associare il nostro comando all'essere a disagio. Quando il cane sentirà il comando a terra, probabilmente lo ignorerà o cercherà di evitarlo.

Premiare il cane quando esegue l'azione desiderata significa usare la tecnica del "condizionamento operante" di Skinner. In pratica si associa un'azione, che si presuppone spiacevole come il mettersi "a terra", a qualcosa di piacevole come un premio, tipicamente un bocconcino o il "click" del "clicker", a sua volta solitamente associato al bocconcino.

Con questa tecnica si ha l'illusione di essere più "gentili" col cane, ma di fatto per il cane l'azione di mettersi "a terra" rimane un'azione spiacevole che fa solo per ottenere il premio. Se il cane non ha fame o è attratto da qualcosa di più interessante di un bocconcino, non eseguirà il comando. E' noto inoltre che il condizionamento eseguito in questo modo perde efficacia col tempo a causa della "deriva istintiva".

Questo metodo non risolve comunque il problema di spiegare al cane cosa vogliamo da lui. Applicato in senso classico, il condizionamento operante prevede che il cane esegua spontaneamente un'azione casuale; io ho una certa età, potrei arrivare alla pensione prima di insegnare al mio cane il comando "a terra" ;)

Vediamo ora la tecnica del "Luring".

Luring vuol dire adescamento, in pratica usiamo un'esca per "attirare il cane". L'esca è costituita da qualcosa di interessante per il cane. Si può usare un bocconcino con un odore particolarmente caratteristico oppure un giochino, meglio se è uno di quelli che, schiacciandolo, emette un suono "squeak".

Ci si pone in piedi di fronte al cane e si attira la sua attenzione, si fa vedere il gioco o il bocconcino, la nostra "esca".
Ci si inginocchia e si tiene l'esca nel palmo della mano, avendo cura di tenere la mano fra l'esca e il cane, in modo che possa sentirne l'odore ma non la possa toccare.
Il cane cercherà di raggiungere l'esca; a questo punto si dà il comando "a terra" e si sposta la mano in basso.
Per arrivare all'esca, il cane abbasserà la testa; poiché però è una posizione scomoda, dopo un po' si metterà "a terra" per stare più comodo.
A questo punto gli si esprime la propria soddisfazione con un "bravo", tante coccole e gli si lascia l'esca.

Il processo deve essere ripetuto 8/10 volte; poi si può iniziare a farlo senza esca. Col tempo si può perfezionare e fare in modo che il cane esegua il comando al solo suono della voce, senza bisogno di alcun gioco o bocconcino.

La tecnica del luring può essere in parte confusa con il condizionamento operante, ma in realtà è uno strumento estremamente potente e, usato correttamente, produce effetti pressoché duraturi; non si "compra" il cane, né lo si costringe. Il luring è un gioco che stimola l'istinto predatorio del cane, il cane in pratica "caccia" l'esca, e cacciare è un'attività assolutamente naturale e piacevole per il cane.

Il premio non è ottenere il bocconcino o il giochino, è il gioco stesso! 

Una dinamica simile si ha quando si gioca col cane con la palla: si lancia la palla, il cane la rincorre la prende e la riporta in modo che il gioco ricominci.


Se il premio fosse la palla, il cane se la terrebbe; se cercassimo di costringere il cane a riportare la palla, difficilmente lo farebbe con lo stesso entusiasmo.

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mercoledì 12 giugno 2013

Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile - Il libro!

Leggi il libro, e impara a comunicare col tuo cane capendo i suoi bisogni!

Imparerari anche:

- a disegnare la mappa cognitiva del cane
- come utilizzare la PNL (programmazione neuro linguistica) per comunicare
- come interrompere un comportamento fastidioso
- il significato del gioco per il cane
- come gestire la sindrome dell'abbandono

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Il libro è disponibile in formato elettronico "Kindle" su amazon.it e può essere visualizzato su Mac, Windows, Android, iPad, iPhone, iPod, oltre naturalmente ai tablet Kindle di Amazon.

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Contenuto

Questo è un libro sulla comunicazione.

Più precisamente è un libro sul “comunicare col cane”, che detto così sembra una cosa semplice, ma in realtà conosciamo ancora molto poco del cane, probabilmente è uno degli animali meno studiati del mondo!

Vediamo il cane salvare persone sepolte sotto le macerie di un terremoto, o sotto le valanghe, sventare traffici di droga o fare compagnia a malati terminali di cancro; ma cosa sappiamo di lui?

Ha quattro zampe.
Scodinzola.
Fa "bau bau".
Discende dal lupo.

La cosa che però deve incuriosire non è che facciamo fatica a comunicare col cane; il cane non usa il nostro linguaggio, ha quattro zampe, usa più il fiuto che la vista… ma, con un po’ di impegno… comunichiamo benissimo!

Gli diciamo “seduto” e lui si siede, gli diciamo “vieni” e lui viene, andiamo a passeggio insieme, vive in casa nostra, quando ha voglia di giocare ci porta la pallina, se siamo arrabbiati o tristi appoggia la testa sulle nostre gambe e se litighiamo abbaia per farci calmare.

Com’è possibile che ci intendiamo così bene con un essere così diverso da noi?

Nessun animale è stato così a stretto contatto con l’uomo, nessuno ci ha lavorato insieme così tanto, il livello di simbiosi fra uomo e cane è qualcosa di sorprendente. Uomo e cane sono complementari, la loro unione diventa uno straordinario essere a 6 zampe.

Forse perché, più o meno, sono quindicimila anni che il cane e l’uomo hanno iniziato il loro cammino in comune, e per capire come comunicare con questo incredibile animale dobbiamo fare un lungo viaggio, un viaggio che inizia in una savana, tanto tanto fa…

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Indice del libro

Introduzione – comunicare con il cane
Il guinzaglio invisibile
Dagli sconfinati territori di caccia al bilocale
La teoria della savana, quando l’uomo incontrò il cane
I limiti dei metodi “gentile” e “naturale”
La storia dell’uomo con il cane
Branco, tribù, clan e interbranco
Dog 3.0 - Il guinzaglio invisibile
Come ottenere la fiducia dal cane?
Come ottenere il rispetto di un cane
Il linguaggio del cane e i segnali calmanti
Psicologia cognitiva - la mappa mentale del cane
Dog OS – il sistema operativo del cane
I bisogni del cane
La Matrice Comportamentale del Cane
Il branco e il territorio
Realtà e percezione della realtà: il bias cognitivo
Capobranco o genitore? Cos’è la leadership
Come usare il guinzaglio
La risonanza psicologica e l’intelligenza emotiva
Il reindirizzamento
L'aggressività nel cane: dominanza, paura o istinto predatorio?
Frustrazione e aggressività
Rinforzo positivo o rinforzo sociale?
Condizionamento operante o istinto predatorio?
Il branco e l’apprendimento sociale
Stress, lavoro e gioco
L’arousal e l’interval training
Rimozione, sostituzione e ancoraggio
Le abitudini, l’attenzione e il “pattern interrupt”
Clicker training – piccioni, delfini, umani e cani
Rinforzo positivo o negativo? L'eterna lotta fra il bene e il male
A che gioco giochiamo?
Correre col cane nella savana
La storia finisce qui?
Note sull’autore, il suo cane, e ringraziamenti vari

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martedì 4 giugno 2013

Educazione cane: meglio capibranco, nonni o genitori?

"Non bisogna trattare i cani come figli".

Non bisogna tenerli sempre in braccio, non si deve dargliele tutte vinte, bisogna dar loro delle regole...

Certo, c'ė differenza fra un bambino e un cane. I miei figli ad esempio perdono meno pelo del mio cane.
Ci sono anche molte similitudini, come ad esempio la tendenza a non obbedire.

Ma mi chiedo: come tratta la gente i propri figli?

Veramente un genitore si comporta così con il propri figli? Gliele dà tutte vinte, li tiene sempre in braccio e li fa vivere senza regole?


Negli anni '40 del secolo scorso, il dottor Benjamin Spock, con il suo libro "Common Sense Book of Baby and Child Care" proponeva una teoria pedagogica rivoluzionaria per l'epoca: i bambini non dovevano essere mai sgridati ma solo lodati quando facevano qualcosa di buono.

Da Wikipedia:

Principale tesi di Spock, largamente criticata, fu la necessità di un forte permissivismo da parte dei genitori verso i propri bambini. La verifica degli effetti devastanti del permissivismo a oltranza nello sviluppo dei bambini, indusse Spock a rivedere drasticamente la propria tesi. Le accuse di permissivismo, in realtà, sorpresero molto Spock, che non aveva mai negato la necessità, per i genitori, di essere responsabili e presenti, pur sostenendo tesi anti-autoritarie, che non rinnegò mai.

Oggi nessun psicologo dell'infanzia propone di seguire i consigli del dottor Spock, a cui va comunque riconosciuto il merito di aver messo in discussione metodi troppo inclini alla punizione.

Torniamo ai cani. Perché, se da tempo è chiaro che non bisogna viziare i bambini, perché mai dovremmo farlo con i cani?  Da dove proviene questo tipo di comportamento?

Dai nonni.

Eh sì, generalmente sono i nonni che viziano i bambini, non i genitori! ;)

Quando viziamo i nostri amici pelosi, non ci comportiamo come se fossero i nostri figli, ma i nostri nipotini!

Un genitore deve essere una guida per i propri figli, il rapporto con i figli deve basarsi su fiducia e rispetto. È importante per i genitori essere presenti nella vita dei figli, e i figli devono essere parte integrante della famiglia.

A parte le fin troppo evidenti differenze fra figli e amici a quattro zampe, il ruolo del genitore non è diverso da quello del "capobranco", e in effetti in gran parte dei branchi di lupi, queste due figure coincidono. I Papà e le mamme sono paragonabili alle "coppie riproduttive" dei branchi di lupi: responsabilità, lavoro, protezione...

Comportarsi come genitori con i nostri amici a quattro zampe non è sbagliato, a patto naturalmente, come diceva il dottor Spock, di essere genitori  responsabili e presenti ;)

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lunedì 29 aprile 2013

Siamo noi a umanizzare i nostri cani o i nostri cani si stanno effettivamente umanizzando?

E' giusto trattare gli animali come esseri umani, o in realtà sono più umani di quello che possiamo pensare?

Sul tema voglio riportare la mia ultima esperienza notturna.

Il mio nucleo familiare (o branco) è composto da un cane, Elsa, golden retriever,  da 3 gatti di razza non ben definita e da Andrea, umano meticcio milanese - friulano con qualche derivazione asburgica. Oltre alla sottoscritta, ovviamente.

Per carattere ed educazione, ho sempre creduto giusto trattare i membri della mia variegata squadra secondo il rispetto dovuto alle loro specifiche di razza per cui, prescindendo dall'immenso amore che provo per loro, il cane è un cane, i gatti sono gatti e l'Andrea è l'Andrea.

Questa profonda convinzione ha cominciato a dimostrare delle  altrettanto profonde crepe quando mi sono resa conto che, nei confronti del cane, l'Andrea e io ci apostrofavamo come "papà" e "mamma", oppure quando, dopo 2 anni e mezzo di perfetta gestione degli ambienti e degli spazi a ciascuno riservati, il cane, che nel frattempo ha raggiunto il considerevole peso dei 30 kg, ha incominciato a dormire con noi nel lettone, invertendo paradossalmente un cammino che prevederebbe il percorso contrario (lettone - cuccia vicino al lettone - altra stanza).


A questo punto il dubbio mi è parso più che legittimo:  sono io che sto rimbecillendo e mi ritrovo a ricoprire atteggiamenti che non ho mai considerato miei  o qualcosa nel rapporto umano - non umano è cambiato?

La risposta è arrivata, nella sua semplicità e luminosità, stanotte ed è durata tutta la notte!!!!

In genere il letto, all'ora di coricarsi, si trasforma in un ordinato groviglio di corpi che variano numericamente da un minimo di 2 a un massimo di 5 esseri dormienti.
Esiste una religiosa disposizione delle creature nelle notti di massima affluenza (in genere le più fredde dell'inverno): i 2 umani in posizione verticale (o quasi) alle estremità, il cane in posizione orizzontale acciambellata sul fondo del letto, 1 gatto nel mezzo sopra le coperte e un altro gatto rigorosamente infilato sotto le coperte. 

A questo rito si frappongono delle interruzioni dovute al fatto che l'Andrea, per lavoro, si sposta piuttosto di frequente con delle assenze che durano più giorni. La camera da letto in quelle occasioni diventa quindi improvvisamente più ampia e il lettone guadagna uno spazio che solitamente è occupato da un omone alto 1.90 e dal peso proporzionato.

Ebbene, per il primo periodo di dormienza su letto, il cane, anche nei gg di assenza dell'Andrea, ha mantenuto la sua posizione acciambellata orizzontale ai piedi del letto. Anche alcuni momenti di mia estrema coccolite che facevano risalire Elsa verso la zona cuscini rientravano regolarmente quando, dopo essersi fatta ben bene spupazzare, la "cana" ritornava inesorabilmente al suo posto ai piedi del lettone.

Passato un pò di tempo, nelle notti di assenza di Andrea, la posizione di Elsa è cambiata, si è fatta più... "appiccicosa", predilegendo lo schiena a schiena con la sottoscritta ma sempre nella parte medio - bassa del letto.

Ieri notte la folgorazione: l'Andrea in Germania, io a letto relativamente presto perchè il giorno dopo si lavora e la Elsa..... addormentata inesorabilmente su un fianco, muso a muso con la mia faccia, la testa sprofondata nel cuscino dell'Andrea, il respiro pesante e regolare dell'umano addormentato e, ogni tanto, un sospiro o un biascichio di soddisfazione.
E' stata una notte strana dove, ad ogni risveglio notturno mi immaginavo di trovare la faccia dell'Andrea e invece vedevo il muso della Elsa nella stessa identica posizione dell'Andrea e con la sua stessa identica espressione.

Da lì ho capito che un po' ci mettiamo noi del nostro per rendere i nostri amici pelosi il più possibile rassomiglianti a piccoli omini in miniatura, dall'altro il cane, la cui intelligenza non è più messa in discussione da anni (rimane il discorso dell'anima, ma quella è un'altra storia) ha capito che a fronte di modesti ridimensionamenti della sua libertà, può usufruire di indubbi vantaggi e rivendicare con sonore ronfate sul cuscino dell'Andrea la sua "umanità".

Diana Donatoni

Con fiducia, rispetto e, collaborazione. :)

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lunedì 8 aprile 2013

Il cane è aggressivo o semplicemente frustrato?

I "cani aggressivi" sembrano essere di moda; ho conosciuto cani allegri e spensierati, desiderosi di giocare festosamente essere definiti "aggressivi".

Ho visto cuccioli di 3/5 mesi gioiosamente iperattivi definiti "aggressivi" e "irrecuperabili" per la loro tendenza a mordicchiare.

Ho ricevuto testimonianze di cani perfettamente sani e tranquilli, portati a scopo di test da "esperti comportamentali", definiti "fobici" e "ansiosi".

Ho visto "esperti comportamentali" aver paura di cani che saltavano su e giù per fare le feste e giocare.


Ho anche visto cani mordere seriamente esseri umani e attaccare altri cani o  altri animali.

Prima di parlare del perché un cane è "aggressivo", vorrei definire meglio cosa si intende per aggressività e mettere qualche "puntino sulle i".

1 - non esistono "cani aggressivi". 
Esistono cani che in determinate circostanze, in determinati ambienti, mostrano un "comportamento aggressivo".

2 - l'aggressività, nel cane come nell'uomo, è un comportamento anomalo e asociale.

3 - la dominanza non è un tipo di aggressività:
La Dominanza è un comportamento quantitativo e quantificabile visualizzata da un individuo con la funzione di ottenere o mantenere l'accesso temporaneo a una particolare risorsa in una particolare occasione, contro un avversario particolare, senza incorrere in lesioni alle parti. Se una delle parti provoca ferimenti, il comportamento è aggressivo e non dominante. (Roger Abrantes)

4 - L'istinto predatorio non è una forma di aggressività.
Da Wikipedia: "Istinto o comportamento innato è la tendenza intrinseca di un organismo vivente di eseguire un particolare comportamento."
La predatorietà è quindi una funzione adattiva comune a tutti i cani, non un comportamento anomalo e antisociale.

5 - la difesa del territorio e del branco non sono per definizione manifestazioni di aggressività.
Sono reazioni a uno stimolo. La difesa è una funzione sociale, col cessare dello stimolo, cessa la risposta comportamentale.

6 - La paura può provocare un comportamento aggressivo.
Quando si è minacciati, l'istinto di sopravvivenza prende il controllo comportamentale. Non è una condizione "normale", bensì una risposta a un evento straordinario.
Secondo la teoria di Maslow, la sopravvivenza è al primo posto, i bisogni sociali quindi non vengono considerati. L'asocialità e la non "normalità" del comportamento dettato dalla paura permette di descriverlo come "aggressività".

Veniamo quindi alla tematica proposta nel titolo:

7 - La frustrazione provoca aggressività. 
Secondo Dollard "alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo)".

 (Dollard J., Miller N.E., Doob L.W., Mowrer L.H., Sears R.R, (1967) Frustrazione e aggressività.)

Che cosa è esattamente la frustrazione?

Da Wikipedia: Con il termine frustrazione s'intende quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o a cause endogene ovvero lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.

Riprendiamo ancora una volta la teoria dei bisogni di Maslow:

- bisogni di sopravvivenza
- bisogni sociali
- bisogni di autorganizzazione

Abbiamo detto che la paura è determinata dal non soddisfacimento dei bisogni di sopravvivenza; un cane che ha paura è quindi frustrato e quindi aggressivo.

Ci sono casi dove la relazione fra aggressività e frustrazione è più sottile; quando due cani al guinzaglio si incrociano per strada si manifestano sovente comportamenti aggressivi.

Perché?

Una teoria abbastanza classica spiega questo fenomeno con la necessità dei cani di stabilire una gerarchia.

Non mi sento di escludere totalmente questa spiegazione, tuttavia ci sono delle difficoltà:

La gerarchia è una funzione naturale dei gruppi sociali, ad esempio il branco di cani.
Poiché i due cani che si incontrano per strada non fanno parte dello stesso branco,  i casi di aggressività si verificano anche fra individui maschi e femmine, i conflitti fra potenziali individui "alfa", specialmente di diverso genere, sono piuttosto rari.

Gli animali, in natura, cercano il più possibile di evitare gli scontri, perché l'esito non è mai certo e difficilmente non comportano rischi per entrambe le parti.

Un'altra spiegazione viene dalla prossemica. Due cani che si incrociano per la via, difficilmente si avvicinano frontalmente, ma eseguono dei cerchi e si avvicinano lateralmente.

Forzando con il guinzaglio l'avvicinamento frontale possiamo effettivamente creare qualche problema di stress ai nostri amici pelosi.
Tuttavia, in questo caso, la reazione dei cani dovrebbe essere di allontanamento dalla causa di stress e non di avvicinamento: se non ci piace qualcosa o una situazione, cerchiamo di allontanarci, non di avvicinarci a essa.

I nostri amici a quattro zampe fanno di tutto invece per avvicinarsi, anche se talvolta ringhiando e abbaiando.

Perché?

Consideriamo i bisogni sociali di Maslow. I cani sono animali sociali, esattamente come noi, e hanno "bisogno" di stare insieme agli altri; ecco quindi che risulta spiegabile perché due cani che si incrociano per la strada vogliono avvicinarsi.

Probabilmente vogliono semplicemente conoscersi e fare amicizia!

Perché quindi possono scatenarsi manifestazioni di aggressività?
Se noi tratteniamo il cane e gli impediamo di avvicinarsi, di fatto inibiamo il suo bisogno di socialità.
Come abbiamo visto, la teoria di Dollard implica che i bisogni inibiti, repressi, portano a frustrazione, e la frustrazione porta ad aggressività.

Quindi, dobbiamo sempre lasciare avvicinare i cani per permettere loro di fare amicizia e soddisfare i bisogni sociali?

Purtroppo non è sempre possibile :(

Possiamo incontrare un cane che ha fatto poca socializzazione da cucciolo, o addirittura non l'abbia fatta per niente, che ha giocato poco con i suoi simili e che quindi non ha imparato come comportarsi "in società".

A lungo andare la frustrazione diventa da "fisiologica" a "patologica", uno stato permanente della mente del cane per cui il solo vedere un suo simile provoca frustrazione e quindi aggressività.

Cosa possiamo fare se incontriamo un cane che presenta un comportamento aggressivo?

Per qualcuno, è facile capire istintivamente le reali intenzioni dei cani, per molti può non essere così naturale. Gli etologi hanno cercato di catalogare i vari comportamenti creando gli "etogrammi"; Turid Ruugas ha dedicato la sua vita a studiare i segnali calmanti dei cani. Certo, nulla vale come la sensibilità e l'esperienza, ma iniziare da qui non fa male.

Cosa possiamo fare se il nostro cane presenta un comportamento aggressivo?

La socializzazione e il gioco per il cane è probabilmente la miglior cura: un cane socializzato che gioca con i suoi simili è più sicuro di sé, ha meno paura ed è meno frustrato, quindi meno aggressivo.

Per saperne di più:

I bisogni del cane
Analisi comportamentale e etogramma del cane
La Matrice Comportamentale del cane

Con fiducia, rispetto e, collaborazione. :)

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lunedì 18 febbraio 2013

Educare il cane o addestrarlo? La volpe e il piccolo Principe

Ho cercato per molto tempo di starmene alla larga da una diatriba che affligge il mondo cinofilo, non meno senza senso di quella sconcertante su "pettorina o collare":

Educazione o Addestramento?

Le discussioni su educazione o addestramento mi ricordano una celebre commedia del Teatro dell'Assurdo di Eugene Ionesco: "Delirio a due", dove marito e moglie discutono se la lumaca e la tartaruga sono la stessa cosa. Intorno a loro ci sono furti, omicidi rivoluzioni, terremoti, ma per loro l'unica cosa importante è discutere se la lumaca e la tartaruga sono la stessa cosa.

Ricordo che il termine "assurdo" vuole dire "contrario alla logica", e la discussione se sia meglio educare o addestrare un cane è assolutamente contraria alla logica e quindi assurda.


L'analisi semantica delle due parole (il senso linguistico dei termini) ci rivela quanto segue:

Educazione, viene dal latino educere, tirare fuori ciò che sta dentro, ed è rivolta allo sviluppo e alla formazione di conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo.

Si educa pertanto un bambino a mangiare composto a tavola, a non mettersi le dita nel naso e a non rubare i giocattoli agli altri bambini; si educa il cane a non tirare al guinzaglio, a non saltare addosso agli ospiti e a non mordere il bambino dei vicini che gli fa i dispetti (perché non è stato "educato" bene).

Addestrare vuole invece dire rendere "destro", ovvero abile a una particolare attività: si addestra un cane per fare UD (Utilità e Difesa), agility, ricerca in superficie, salvamento in acqua. etc.

Dalla semplice ricerca del significato di educazione e addestramento risulta chiaro che i due termini non si rivolgono allo stesso ambito, non sono sinonimi, non sono in antitesi e in sostanza vogliono proprio dire due cose diverse.

E non solo! E' forse possibile addestrare qualcuno (cane o umano) senza averlo educato?

Es. è possibile insegnare a un bambino la matematica se prima non ha imparato a stare seduto ad ascoltare?

Es. è possibile insegnare agility a un cane che non risponde al conduttore, che non si fa portare al guinzaglio o che quando vede un'altro cane vuole sempre attaccar briga?

L'educazione è quindi necessaria.

L'addestramento è facoltativo?

Chiaramente non è obbligatorio che tutti i cani facciano UD o agility, ma dobbiamo ricordarci che la storia evolutiva dell'uomo insieme al cane si basa sulla loro reciproca collaborazione, sul lavoro svolto insieme: caccia, guardia, pastorizia...

Anche se oggi non siamo più tutti cacciatori o pastori, il nostro compagno a quattro zampe collabora con noi per la ricerca di persone disperse, come guida per non vedenti, ci aiuta nel momento del dolore con la pet therapy...

Fare compagnia a un anziano non è forse un lavoro? Correre insieme al proprio trainer a quattro zampe non è un tipo di collaborazione interspecie? Non è forse un lavoro?

Una cane, per quanto "educato", se non lavora, diventa ben presto un cane grasso e annoiato, e prima o poi si troverò lui stesso un lavoro: abbaiare, rosicchiare i mobili, mordere e altre cose simpatiche. Un cane solo educato, ma che non lavora, può paradossalmente diventare "problematico".

Per ogni attività strutturata, per ogni lavoro, è necessario un certo addestramento, e per ogni relazione sana è necessaria una qualche forma di attività strutturata.

Educazione e addestramento sono quindi entrambi necessari e fondamentali.

Il cane, esattamente come per noi umani, deve lavorare per essere felice.
Una relazione, oltre che su fiducia e rispetto reciproci, si deve basare sulla collaborazione, esattamente come i nostri antenati umani e canini che cacciavano insieme nella savana, 15.000 anni fa.

La collaborazione crea legami, i legami creano la relazione.

Nel Piccolo Principe di Antoine Saint-Exupéry, una volpe chiede di essere addomesticata.

"Che cosa vuol dire addomesticare?" - chiede il Piccolo Principe.

"E' una cosa da molto dimenticata." - risponde la volpe - "Vuol dire creare dei legami".

Con fiducia, rispetto e, naturalmente, collaborazione. :)

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giovedì 14 febbraio 2013

Che cosa fare con un cane iperattivo

Il cane è irrequieto, agitato, salta addosso alle persone, alla prima occasione corre all'impazzata, si agita in presenza di altri cani o nuove persone.

Ogni situazione va vista nel suo contesto, ma probabilmente il nostro cane è iperattivo.


La moderna psicologia definisce l'iperattività negli umani come: "ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), acronimo di "sindrome da deficit di attenzione e iperattività".

Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale"

(da Wikipedia: Sindrome da deficit di attenzione e iperattività)

Quindi la difficoltà maggiore, quando si ha a che fare con un cane iperattivo è la sua mancanza di attenzione.

Senza attenzione non è possibile utilizzare schemi educativi basati su rinforzo (condizionamento operante) poiché il cane semplicemente non riconosce come importanti i rinforzo stessi, sia che si parli di bocconcini, coccole, strappetti del guinzaglio o addirittura punizioni.

I rinforzi positivi vengono solitamente ignorati, le punizioni possono infastidire il cane, che le percepisce come "gratuite", slegate dalle sua azioni.

La mancanza di attenzione è un grosso ostacolo alla relazione col proprio cane, poiché la comunicazione risulta molto difficile se non quasi impossibile.

Vale la pena però di precisare che l'iperattività non è necessariamente un problema legato al cane, né legato al padrone, bensì è il sintomo di una relazione fra i due non funzionante.

Se infatti un cane iperattivo si trova in una famiglia con sufficiente energia e tempo libero da dedicare per passeggiate, corse o attività sportive con il cane, se il cane stesso non viene lasciato solo in casa o in giardino per molto tempo, l'iperattività non è un problema: è una grandissima risorsa che può rendere felice la famiglia stessa!

Purtroppo, quando si sceglie un cane, specialmente se cucciolo, si dà spesso più peso a considerazione estetiche che caratteriali.
La scelta di adottare un cane dev'essere guidata dalla domanda: cosa voglio fare col mio cane?

Es.1: coccolarlo davanti alla tv
Es.2: correre una maratona

Da questi due esempi un po' estremi dovrebbe risultare chiaro che non tutti i cani vanno bene per tutti.

Ma quando "la frittata è fatta", e ci si ritrova con una famiglia da divano e un cane da Iditarod, ci possono essere delle soluzioni?

Certo! anche se naturalmente ci vuole un po' di buona volontà per applicare alcune semplici accorgimenti.

Poiché il cane iperattivo non riesce a concentrarsi e sostanzialmente a stare fermo, si deve cercare un approccio fisico / cinestesico, basato su attività e movimento.

Il percorso si compone di 3 fasi, ed è finalizzato a costruire la relazione col cane e "catturare" la sua attenzione.
Per fare questo, dapprima assecondiamo l'iperattività del cane, entriamo in sintonia con lui, e poi lo guidiamo verso uno stato più calmo e di attenzione.

1 - il cane iperattivo deve in qualche modo sfogare la sua energia; la corsa leggera e continuativa è il modo migliore per tranquillizzare il cane. Correre con un cane iperattivo è più facile che fare una passeggiata, la sua mente rimane concentrata sull'attività fisica, sul ritmo e la respirazione, ed è meno propenso a distrazioni.
La corsa di resistenza col cane è una reminiscenza degli inizi storici della relazione cane-uomo, quando cacciavano insieme nella savana 15.000 anni fa; la corsa stimola nel cane, come nell'uomo, la produzione di endorfine, che provocano uno stato di benessere che tranquillizza il cane.

Sconsigliatissimi in questa fase i giochi con palle, freesbee e treccini, che anziché calmare il cane, stimolano l'istinto predatorio e la produzione di adrenalina e cortisolo, rischiando di agitare di più il cane.
Questi giochi, o un vero e proprio addestramento, possono essere molto utili in seguito, quando si è riusciti a creare una relazione positiva.

Se in famiglia nessuno corre, è possibile ricorrere a un amico, un parente, un vicino. In alternativa una passeggiata veloce può andare bene, ma la corsa, per quanto leggera, è preferibile.
Il tapis-roulant può essere un valido aiuto se non si ha la possibilità di correre all'esterno. E' ottimo anche nei giorni di pioggia o quando gli impegni rendono difficile trovare un ora per uscire a correre, basta solo assecondare i ritmi del cane, inserire delle pause, e non esagerare!

2 - il cane iperattivo tipicamente usa pochissimo l'olfatto. Se il bocconcino è praticamente inutile come rinforzo, può invece essere usato per coinvolgere il cane in varie attività "casalinghe", che vanno dal semplice "seduto" a una piccola caccia al tesoro fra poltrone e divani.
Questa fase non sostituisce la prima, naturalmente, il cane deve uscire e fare esperienze fuori casa.

3 - la passeggiata. Alle corse e varie attività casalinghe, è opportuno affiancare delle passeggiate, che devono essere di due tipi:

- Passeggiata libera, lenta, preferibilmente in campagna, dove il cane può sperimentare sensazioni e odori. L'ideale sarebbe lasciare il cane libero, ma una lunghina o una corda di 7 / 10 metri può dare un po' più di sicurezza.
Durante la passeggiata libera si può lavorare gradualmente sul richiamo e sulle forze di attrazione che portano il cane verso il padrone. Ricordo a questo proposito che dare un bocconcino al cane non è proibito, basta ricordarsi che serve per lavorare sul naso del cane, non per farlo ingrassare ;)
Questo tipo d passeggiata unisce la fase 1 (attività cinestetica) alla fase 2 ((Stimolazione olfatto)

- Passeggiata strutturata, veloce, senza fermate, guinzaglio corto. E' bene inserire cambi di direzione e richiami, lo scopo non è tirare con forza il cane se si distrae o si vuole fermare per annusare qualcosa, ma è farci seguire da lui, coinvolgerlo con la nostra decisione.

Solitamente, già dopo qualche giorno di queste attività si dovrebbero vedere i primi risultati ;)

Se si cerca su Internet "Iperattività" e "disturbo dell'attenzione", spesso si trovano suggerimenti di carattere farmacologico.
A parte gli evidenti effetti collaterali, fra cui il possibile aumento dell'aggressività, è bene ricordare che l'iperattività non è una malattia, ma è solo un sintomo di un disagio del cane, che ci sta dicendo che i suoi bisogni non vengono soddisfatti.

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giovedì 7 febbraio 2013

Yes we cane! L'avvento dei cani in politica.



In questi giorni Sivio Berlusconi e Mario Monti hanno adottato un cane.

Un politico che adotta un cane è, a mio avviso, un bel segnale, perfettamente compatibile con la politica stessa.


Perché adottare un cane significa assumersi delle responsabilità, e anche entrare in politica e amministrare la cosa pubblica, prendere delle decisioni che possono fare del bene o del male alla gente, è prendersi delle responsabilità.

Le responsabilità nell'adottare un cane comportano tante cose:

dargli da mangiare
portarlo dal veterinario per vaccinazioni ed eventuali cure
portarlo a fare i bisogni (anche di notte, se è il caso)
togliere i peli dal divano di casa
portarlo fuori a fare una passeggiata almeno un'ora al giorno
scegliere le vacanze in base a alberghi e spiagge dove accettano i cani
educarlo, socializzarlo
farlo giocare con altri cani
…

Credo che la maggiore responsabilità di un politico sia essere coerente e onesto con sé stesso e i propri elettori, quindi se Silvio e Mario hanno adottato un cane, dovremmo vederli, nei limiti del tempo a sua disposizione, in passeggiata con i propri cani, muniti di sacchettino, e dovremmo vederli raccogliere i bisognini.

Ehi, vi ho visto! Perché ridete? Obama lo fa, nei limiti di tempo a sua disposizione, naturalmente, e lui è il presidente degli Stati Uniti d'America.

Sono molto contento di queste adozioni, e quindi sarei molto deluso se dovessi vedere questi due simpatici cagnolini affidati a un portaborse o a qualche ragazzina nipote di qualcuno.

Adottare un cane significa anche assumersi delle responsabilità nei confronti  di tutti i cani e degli animali in genere.

Mi aspetto che quindi ne possano venire fuori proposte di legge che molti amanti dei cani stanno aspettando:

Promozione della cultura cinofila
Lotta al randagismo (*)
Patentino del "buon cittadino a 6 zampe", a spese dello Stato, non del cittadino
Leggi severe contro il maltrattamento degli animali
Apertura dei luoghi pubblici ai cani (**)
Obbligatorietà di spazi aperti ai cani nei luoghi di villeggiatura (**)
No alla vivisezione, per cominciare togliamola per scopi non di ricerca medica
No ai canili lager
Lotta al commercio illegale e contrabbando di cuccioli
…

 (*) tramite cultura e prevenzione, non sterminio!
 (**) per cittadini a 6 zampe dotati di patentino e educazione, naturalmente ;)

Anche qui l'elenco sarebbe lungo, ma "un grande cammino inizia con un piccolo passo".

Sono contento che Silvio Berlusconi e Mario Monti abbiano adottato un cane, mi aspetto che questo gesto contagi anche altri politici e si prendano tutti le proprie responsabilità.

Ci conto, e osserverò gli sviluppi.

Con fiducia, rispetto e collaborazione :)

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Educhiamo noi i cani, o sono loro che imparano da noi?

Molti libri sui cani si soffermano su come e che cosa insegnare a Fido.

Il punto è però: come imparano i cani?

Le associazioni

Seymour Papier, matematico, informatico e uno dei più illuminati pedagogisti viventi, riporta un bellissimo esempio sull'apprendimento dei bambini.

E' una giornata ventosa, il bambino vede degli alberi ondeggiare, e deduce che gli alberi, muovendosi, provocano il vento.

Nella nostra presupponenza di adulto siamo portati a sorridere di questa ingenuità, e non ci rendiamo conto di quanto questa deduzione sia invece brillante e il bambino sia intelligente.

Il bambino ha infatti collegato un'azione (gli alberi che si muovono) ad altre azioni immagazzinate nella sua memoria, ad esempio un ventaglio o una mano che agitata muove l'aria, e ne ha dedotto che il vento è provocato da alberi che, essendo più grossi, muovono più aria.

Crescendo, il bambino accumulerà altre esperienze, noterà la presenza di vento anche in assenza di alberi e che altri oggetti, come carte o foglie, si muovono col vento e elaborerà un modello più preciso.

L'elaborazione di questi fenomeni si chiama associazione causa-effetto.

La fisica classica è basata essenzialmente sul concetto di associazione causa-effetto: io colpisco una palla e questa rotola; nella mente, umana e canina, le cose sono un po' più complicate.

Provate a pensare al vento e scrivete su un foglio le associazioni che rivengono in mente:

Vento
Mani screpolate
Freddo
Le nuvole che si muovono nel cielo
Un aquilone che scappa dalla mano di un bambino
Un cane rincorre le foglie
Autunno
Bambini con la cartella vanno a scuola
La cartella è pesante
I grembuilini
La merenda nella cartella è buona
…

Lo scrittore James Joyce chiamava questa tecnica "stream of consciousness", flusso di coscienza, i surrealisti ne avevano fatto un gioco di società, i psicologi la usano per indagare nella psiche dei loro pazienti.

E' importante separare i fatti (vento, mani screpolate, il cane che rincorre le foglie) dalle sensazioni e emozioni che gli associamo: (freddo, la cartella è pesante, la merenda è buona).

La Programmazione Neuro linguistica dà molta importanza alle associazioni evento => stato mentale, che definisce "Ancore". Nella PNL le ancore vengono create o distrutte a scopi terapeutici.

Possiamo prendere un foglio di carta e scrivere al centro la parola "vento", e intorno, gli scriviamo o disegnamo quello che gli associamo collegandoli con delle frecce. A loro volta le associazioni creano altre associazioni che crescono come i rami di un albero.

Tony Burzan afferma che le "mappe mentali" che noi creiamo in questo modo rappresentano di fatto come funziona la nostra mente, rappresentano quindi le relazioni all'interno della rete neurale del cervello.
Alla luce degli ultimi studi sulla psicologia canina risultano molte similitudini fra la nostra mente e quella di Fido. possiamo quindi pensare alla mente del nostro amico peloso come ad un'insieme di associazioni e relazioni fra associazioni..

Le associazioni sono una delle più importanti metodologie di apprendimento, di fatto il cane impara più con l'osservazione (dei nostri comportamenti, dell'ambiente familiare ed esterno) che con i nostri sforzi per educarlo o addestrarlo.

"Trial and errors": Sbaglia e impara

Provare, sbagliare, riprovare, è uno dei metodi più semplici di apprendimento nel "problem solving".
Seymour Papert dà molta importanza tuttavia alla gestione dell'errore, è importante infatti che l'errore venga riconosciuto come tale, altrimenti il processo non produce risultati.

Papert assegna all'educatore il ruolo fondamentale di supervisore e guida: traducendo in termini cinofili, spetta a noi correggere il cane, fargli riconoscere l'errore e riportarlo sulla strada giusta, che tuttavia deve percorrere autonomamente.

Questo ci porta al terzo modo di apprendimento:

Il "Social Learning", l'apprendimento sociale.

Secondo Albert Bandura l'apprendimento avviene anche per imitazione di un modello comportamentale: i bambini imitano i genitori, gli insegnanti e imparano.

Ma chi, umani e cani, prendono o a modello?

Un piccolo esempio può chiarire molte cose: abbiamo un problema con la nostra email, non riusciamo a scaricare la posta e aspettiamo una comunicazione urgente. Un ragazzino di 10 anni ci vede in difficoltà e si offre di aiutarci, come reagiamo? Riusciamo ad accettare lezioni da un ragazzino di 10 anni?

Probabilmente sarebbe la cosa più saggia da fare, ma facciamo fatica ad imparare da qualcuno che non riteniamo in qualche modo "superiore" a noi. Personalmente credo che sia il più grande problema della scuola di oggi.

E per i nostri amici pelosi?

Un interessante esperimento ci mostra come per i cani sia esattamente la stessa cosa, non accettano lezioni da cani in qualche modo sottomessi a loro!


Un appetitoso bocconcino è stato posto dietro una barriera posta a "V", il cane può vedere e annusarlo, ma per raggiungerlo deve fare il giro della barriera; la cosa non è né facile né intuitiva perché il cane deve allontanarsi dal bocconcino per poterlo poi raggiungere.

I cani dell'esperimento hanno generalmente raggiunto il bocconcino in una serie più o meno lunga di tentativi (trials and errors), ovviamente questo metodo è piuttosto lungo e dispendioso di energie.

Ad altri cani è stato invece mostrato un altro cane con cui precedentemente avevano interagito mostrando segni di dominanza o sottomissione. Il cane sapeva già che cosa fare per raggiungere il bocconcino e non ha avuto problemi a girare intorno alla barriera ed è quindi stato di esempio per gli altri cani.

La cosa interessante è che se il cane di esempio era considerato "superiore", i cani seguivano l'esempio,  imparavano e raggiungevano il bocconcino in breve tempo; se il cane invece era in qualche modo sottomesso, i cani non imparavano e non raggiungevano il bocconcino.

In pratica, se il cane di esempio viene ritenuto "inferiore" non viene ritenuto un modello da seguire, esattamente come noi adulti non accettiamo lezioni da un ragazzino di 10 anni. Da notare che questo comportamento, alla luce dei fatti, è piuttosto stupido ;)

Per educare Fido dobbiamo rappresentare per lui un modello di riferimento, la relazione deve quindi essere basata su fiducia e rispetto.

Ma ora veniamo a quello che probabilmente è uno dei più colossali "Epic fail" della storia della pedagogia: l'apprendimento "passo a passo".

"Step by step learning", l'apprendimento passo a passo.

Seymour Papert è stato uno dei primi a dirlo: nessuno impara niente "passo a passo".

In realtà, l'apprendimento è rappresentato da una serie di connessioni neurali. Per imparare qualcosa occorre prendere atto di una serie di eventi (libri, esercizi, esperienze…) finché la nostra mente crea la giusta associazione fra tutti gli eventi, si forma quindi un modello mentale basato su reti neurali, che possiamo eventualmente disegnare come una mappa mentale di Burzan. A quel punto abbiamo imparato.

Questo schema vale per imparare la matematica, l'uncinetto, a cucinare o sciare. Ad un certo punto ci si accorge di sapere risolvere un'equazione di secondo grado, di poter fare un maglione o scendere da una pista nera senza pensare a dove mettere gli sci.

E questo ci porta al

"insight learning", l'apprendimento per "illuminazione".

Tranquilli, non sto parlando di esperienze esoteriche o religiose, l'apprendimento per "illuminazione" è u concetto basato sulle osservazioni di Wolfgang Kohler, mentre studiava del comportamento degli scimpanzé.

 L'apprendimento insight è un tipo di problem solving che si verifica all'improvviso attraverso la comprensione delle relazioni varie parti di un problema piuttosto che attraverso tentativi ed errori.

E' celebre l'esclamazione di Archimede: "Eureka!", dal verbo greco Eurisco, che significa "Ho trovato!"; in quel momento le connessioni fra vari eventi nella mente di Archimede si sono intrecciate dando la soluzione al suo problema,

Da notare che la scuola tradizionale è assolutamente basata sul metodo "step by step", dove in ogni ciclo scolastico si ripetono le stesse cose sempre più approfondite; si preferisce infatti remunerare la fatica di studiare piuttosto che stimolare attivamente l'intelligenza e la curiosità degli studenti.

Ok, questo vale per noi umani, ma gli animali?

In un celebre esperimento, uno scimpanzé è stato messo in una gabbia, in alto era appesa una banana, una serie di oggetti è stata disposta sul pavimento, uno di essi era un lungo bastone. Invece di eseguire lunghi e infruttuosi tentativi ed errori, lo scimpanzé all'improvviso ha preso il bastone e raggiunto la banana.

Studi recenti hanno portato molte evidenze che la mente degli animali presenta un funzionamento molto simile a quella umana, e che l'idea dell'apprendimento per "illuminazione" può essere applicata anche ai nostri amici a quattro zampe.

Dovremmo finire la nostra panoramica sui metodi di apprendimento del cane con un grande classico:

il condizionamento operante

Secondo il condizionamento operante di Skinner, i cani (e non solo loro) imparano in base ai rinforzi positivi e negativi (ricompense o punizioni), che conseguono alle proprie azioni, ma…

…dopo tutto quello che abbiamo visto sui meccanismi della mente di Fido, siamo veramente ancora convinti che il nostro amico a quattro zampe impara qualcosa perché gli diamo un bocconcino? ;)

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lunedì 4 febbraio 2013

I cani e il libero arbitrio, la fisiologia e la morale di Fido

A volte, che fatica si fa a controllarsi?

L'autocontrollo è una risposta dell'evoluzione agli istinti primari di sopravvivenza, che nella società moderna potrebbero metterci seriamente nei guai.
Pensiamo ad esempio come agiremmo senza autocontrollo se qualcuno ci rubasse il parcheggio davanti al naso ;)

Secondo il modello di "esaurimento dell'Ego" dello psicologo evoluzionista Roy Baumeister, l'autocontrollo è un atto faticoso che consuma combustibile psico-fisiologico sotto forma di glucosio.

Le scorte glucosio nel nostro corpo non sono infinite, l'autocontrollo non può quindi durare in eterno e, evidentemente, ognuno di noi ha una soglia oltre la quale… esplode!

Poiché la fisiologia dei cani è molto simile alla nostra, Miller e altri scienziati (Psychological Science, Miller e altri, 2008) hanno creato un esperimento per testare il modello di Roy Baumeister sui nostri amici a quattro zampe.

Clicca qui per leggere l'articolo "Self regulating dog" su Psychology Today.

In primo luogo hanno fatto giocare i cani con un giocattolo da cui si poteva estrarre un gustoso bocconcino.

Poi erano stati fatti stare in posizione di "seduto" per 10 minuti… che non è poco! Dopodiché erano stati liberati e gli era stato dato prima un bocconcino, poi lo stesso giocattolo di prima, solo che questa volta era chiuso, non era possibile estrarre il bocconcino.

L'esperimento è stato ripetuto con un secondo gruppo a cui però era stato dato del glucosio prima di iniziare il "seduto".

Il primo gruppo, vedendo che non era possibile estrarre il bocconcino dal giocattolo, ben presto l'hanno lasciato perdere, mentre il secondo ha continuato a persistere molto più a lungo.

Ooops! Ho perso l'autocontrollo!
Da questo esperimento possiamo trarre qualche considerazione:

Un cane costretto a continuo autocontrollo può esaurire letteralmente le sue forze mentali e i suoi istinti di sopravvivenza possono prendere il sopravvento, il che vuol dire che un cane troppo controllato può andare più facilmente in aggressività.

D'altra parte, un cane con autocontrollo "esaurito" si comporta in modo evoluzionisticamente più intelligente, cioè lascia perdere subito un compito impossibile, come estrarre un bocconcino da un giocattolo chiuso.

La predisposizione all'autocontrollo di un cane non è solo frutto del condizionamento ma è anche fisica, determinata dalla quantità di glucosio a disposizione. Questo fattore va considerato quando si educa o addestra un cane, ognuno può avere una soglia diversa e un bisogno diverso di "fare una pausa".

Poiché gli stessi risultati si sono ottenuti con persone, umani e cani condividono lo stesso meccanismo psicofisico dell'autocontrollo, cioè di decidere di fare non fare qualcosa in nome di una ragione non immediatamente "pratica", che possiamo chiamare "morale".

In passato questa capacità è stata chiamata "libero arbitrio" ;)

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mercoledì 14 novembre 2012

Cani problematici - problemi e soluzioni :)


Chi si interessa di cani sente spesso parlare di "cani problematici".

In realtà, i "cani problematici" sono cani che in determinate situazioni presentano un comportamento indesiderato; possiamo pertanto dire che è il comportamento del cane ad essere un problema, e come ogni problema può presumibilmente essere risolto.

A scuola ci hanno insegnato che per risolvere un problema dobbiamo definire le variabili e la metodologia di risoluzione.

Nel nostro caso dobbiamo considerare le  "variabili comportamentali" del cane che, data una situazione X,  sono:
  • lo stato mentale del cane - spinte motivazionali, emozioni, esperienza…
  • l'ambiente
  • persone, altri cani o animali con cui il cane si relaziona all'interno della situazione
Detto in parole povere, il cane si comporta in modo differente in relazione a dove si trova e alle persone, altri cani o animali con cui viene a contatto.

Ad es. il cane non è "dominante"; può avere un comportamento dominante (lotta ritualizzata per una risorsa) in un determinato momento, luogo e con determinati cani, persone, animali.

"Fido ha sbranato un cane al parco, eppure con i bambini è un angelo"

"Pluto ha morso un nostro ospite a casa, eppure con noi si è sempre comportato benissimo"

Quante volte abbiamo sentito frasi simili, o le abbiamo lette sui giornali?

Sempre più famiglie accolgono un cucciolo, troppo spesso però non ci si rende conto che per vivere bene con un cane, dobbiamo imparare a comunicare comunicare con lui.

Se è vero che ogni cane è da considerarsi a sé stante, è anche vero che questo non deve significare che il comportamento del cane non possa essere in qualche modo interpretato e, almeno in parte, compreso.

Grazie al lavoro di etologi e di studiosi del cane, fra cui Turid Ruugas, nota per il suo studio dei segnali calmanti del cane, abbiamo una serie di linee guida per interpretare il comportamento del cane: quello che viene definito il suo "etogramma".

Ogni comportamento è il risultato di spinte motivazionali, nate dai bisogni del cane, che possono spingere il cane verso la situazione o possono allontanarlo da essa. 

Dal punto di vista psicologico l'istinto predatorio e la dominanza (espressioni di alta autostima) spingono il cane "verso" la situazione, la sottomissione e la paura (espressioni di bassa autostima) spingono il cane "lontano" dalla situazione.

Questo è rappresentato graficamente dalla matrice comportale del cane:


Per risolvere il problema, occorre in primo luogo determinare la direzione della spinta al comportamento di Fido, cioè se si avvicina o si allontana dalla situazione. 

Quando si presenta una sfida il cane, in un ambiente idealmente naturale  e aperto, può adottare una strategia "Fight or Flight", combatti o scappa, molto facile da interpretare.

Spesso però il nostro cane è al guinzaglio, si trova in un ambiente ristretto e la fuga o l'allontanamento non è possibile o poco vantaggioso; il cane può scegliere quindi di combattere, mostrare un atteggiamento "aggressivo", oppure può optare per la negoziazione, cercando di dirottare l'aggressività dell'antagonista e calmarlo; in pratica il cane può mostrare segnali calmanti, di sottomissione, qualcosa di equivalente alla nostra "bandiera bianca".

Attenzione a non confondere l'avvicinamento o l'allontanamento psicologico con quello fisico: un cane può essere aggressivo e attaccare avvicinandosi fisicamente, per "allontanarsi" psicologicamente dalla situazione!

il seguente etogramma ci può dare qualche indicazione su alcuni segnali visivi che il cane può esprimere in una situazione che presenti una sfida:


Con un po' di spirito di osservazione ed esperienza, si può quindi determinare lo stato mentale del cane in una determinata situazione.

Il contesto ambientale, e il comportamento dell'antagonista ci possono dare altre indicazioni:
  • due cani litigano per una ciotola di cibo (dominanza - sottomissione)
  • due cani si incrociano per strada al guinzaglio e mostrano aggressività (territorialità)
  • due cani liberi entrano in contatto e mostrano aggressività (prossemica)
  • il cane rincorre un gatto che scappa (istinto predatorio, del cane - paura, del gatto)
  • il cane abbaia dal giardino alla gente che passa (territorialità)
  • il cane rincorre le biciclette (istinto predatorio)
  • a tavola, il cane abbaia e pretende qualche bocconcino (dominanza)
La territorialità può essere vista come una forma di dominanza, possesso del territorio; le situazioni legate alla difesa dello spazio personale, prossemica (vedi "Il cane e il suo territorio"), sono dettate invece dalla paura.

Una volta determinate le variabili, per risolvere un problema comportamentale possiamo adottare due strategie:
  1. compensare la spinta motivazionale del cane con il suo contrario, in base alla matrice comportamentale
  2. sostituire l'oggetto della spinta motivazionale (programmazione neuro-linguistica)
ad es. il cane è possessivo nei confronti della ciotola del cibo (dominanza) => dare il cibo solo quando è calmo - spingere cioè il cane verso l'accettazione delle regole, la sottomissione, che è il contrario della dominanza

ad es. il cane è aggressivo con altri cani - territorialità del branco => voltarsi, andarsene, mostrare al cane che il "branco" non è con lui - senza branco non c'è territorialità, viene quindi meno l'oggetto della dominanza stessa

ad es. il cane è aggressivo  - paura, aggressività da difesa, prossemica => aumentare l'autostima del cane, stimolare nel cane l'istinto predatorio che è il contrario della paura (un predatore non è preda): giochi come tiro alla fune e rincorrere la pallina sono l'ideale perché permettono di sviluppare il controllo (vedi "Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile, capitolo "A che gioco giochiamo?")

ad es. il cane rincorre le biciclette (istinto predatorio) => farlo giocare a rincorrere una pallina a comando - stesso istinto predatorio, sostituzione dell'oggetto e controllo dell'istinto stesso da parte del conduttore

Vale la pena notare che compensare l'istinto predatorio con la paura, il suo contrario, potrebbe non essere una buona strategia:

ad es. il cane insegue un runner nel parco (istinto predatorio) =>  arrabbiati sgridiamo il cane (induciamo paura al cane) => il cane associa la sgridata (la paura) ai runner  => il cane aumenta l'aggressività con i runner 

Vorrei anche sottolineare che per compensare la dominanza dobbiamo agire sulla sottomissione, che vuol dire "rispetto delle regole", offrendo un'alternativa vantaggiosa: se sei calmo, siamo tutti felici e festeggiamo con un buon pasto :)

Agire tramite la paura della punizione (la strada indicata  ad esempio da Freud), significa che il cane non impara, il comportamento resta dominante e l'istinto predatorio diventa paura, cioè avremo un cane aggressivo, pauroso e con bassa autostima. Probabilmente, quando noi non ci saremo (la fonte della paura non è presente), ripeterà il comportamento indesiderato.

Oltretutto, se percorriamo la strada della minaccia della punizione, dobbiamo essere disposti a attuarla, altrimenti il cane non ci prenderà sul serio! 

Siamo veramente disposti a punire in modo significativo il cane? ;)

Ma soprattutto: vogliamo veramente avere un cane pauroso? 

Non dimentichiamoci che la paura, a differenza dell'istinto predatorio, agisce su leve determinate da bisogni di difesa e sopravvivenza, su cui difficilmente abbiamo il controllo.

Con Fiducia, Rispetto e Collaborazione :)

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