Scena: uno scorpione, una rana, un fiume
Scorpione: rana, mi accompagneresti al di là del fiume?
Rana: no, tu mi pungeresti e io morirei
Scorpione: sarei sciocco, se tu muori nel fiume muoio anch'io
La rana pensò che fosse logico e accompagnò lo scorpione; giunti in mezzo al fiume lo scorpione punse la rana.
Rana: ma perché lo hai fatto? Non è logico, adesso morirai anche tu!
Scorpione: lo so, non è logico, ma che ci vuoi fare? È la mia natura.
Da quando per la prima volta ho sentito questa storiella, mi sono sempre chiesto se per lo scorpione sia possibile cambiare la sua natura.
Parlando di cani, un cane "aggressivo" può cambiare?
Tanti nella storia della filosofia e della psicologia hanno parlato dell'aggressività:
Platone vede l'aggressività come cosa non negativa, se messa al servizio della ragione.
Aristotele ne parla a proposito del coraggio: i coraggiosi agiscono dunque spinti dal bello, e l'impetuosità collabora con loro, le bestie invece agiscono sotto la spinta del dolore: infatti reagiscono per il fatto di essere ferite o di avere paura [...]. Non vi è pertanto coraggio per il fatto che, spinte dal dolore e dall'impetuosità, muovono contro il pericolo, senza prevedere nessuna delle conseguenze terribili.
San Tommaso d'Aquino parla di un tipo di aggressività dovuto a "tristizia", un'ipotesi sorprendentemente simile alla teoria di Dollard secondo cui all'aggressività corrisponde una frustrazione.
Per Hobbes lo scopo dell'uomo è sopravvivere, e per natura l'uomo è quindi aggressivo.
Per Cartesio l’aggressività corrisponde alla collera che si scatena quando qualcuno subisce del male provocato da un altro individuo.
Anche per Nietzsche l’aggressività è un qualcosa di connaturato all’uomo. L’individuo sovente la dirige verso se stesso, generando una forma di autoconflittualità. Solo il superuomo, secondo il filosofo tedesco, ha imparato a dirigerla fuori di sé, esplicitandola nelle azioni di guerra.
Secondo Sigmund Freud l'aggressività non è solo un'emozione o un comportamento, bensì è la manifestazione di una pulsione. La pulsione è l'espressione psichica di un bisogno che vive e si muove nell'inconscio condizionando le nostre scelte e i nostri comportamenti a causa della tensione generata dalla fonte somatica di questa eccitazione.
In un primo momento, l'aggressività è la reazione all'impossibilità di soddisfare una pulsione (tema come dicevamo approfondito da Dollard). Si tratta di una risposta primordiale che agisce sia a livello conscio, sia a livello inconscio.
E naturalmente non possiamo parlare di aggressività senza citare Lorenz, il padre dell'etologia:
Secondo Lorenz, l’aggressività nasce da un istinto endemico all’essere umano, ovvero una pulsione interiore che genera e dirige i suoi comportamenti aggressivi.
Tale forza interna è attivata da elementi ben precisi quali:
– la difesa di quello che si possiede a livello materiale, emotivo e affettivo;
– la lotta per il potere;
– il bisogno di rendere organizzato il proprio ambiente di vita.
Tutto questo si realizza con una finalità ben precisa che è quella di assicurare un futuro per sé e per coloro che condividono lo stesso patrimonio genetico.
Naturalmente ogni autore citato, e i tanti non citati, parlano dell'aggressività in base al loro periodo storico, sono pertanto da inquadrare nell'evoluzione dei modelli del pensiero occidentale.
Nel 1954 Abraham Maslow propose una gerarchia dei bisogni umani, la cosiddetta piramide di Maslow, molto usata nel marketing, intesa a superare il modello freudiano sviluppato da Lorenz:
- bisogni di sopravvivenza
- bisogni sociali
- bisogni di autorealizzazione
Questo schema si presta in modo sorprendente anche alla descrizione del comportamento del cane; evidentemente, le decine di migliaia di anni di collaborazione e convivenza dell'uomo e il cane hanno lasciato il segno ;)
Per approfondire: I bisogni del cane
Possiamo dire che l’aggressività si può sviluppare al fine di soddisfare un bisogno o per la frustrazione derivata dal mancato soddisfacimento di un bisogno.
A livello fenomenologico, indipendentemente dalle motivazioni o dalla eziologia del fenomeno, l'aggressività è un comportamento: in una certa circostanza, il soggetto attua un comportamento aggressivo, cioè mirato a fare del male fisicamente o psicologicamente o a minacciare di farne.
Se vogliamo riassumere in categorie i tipi di aggressività sopra descritti, troviamo due direzioni distinte e opposte:
Aggressività proattiva
Aggressività reattiva
L'Aggressività proattiva è finalizzata all'ottenimento di una risorsa o uno status.
È un comportamento generalmente razionale, mediato dalla ragione.
Ad. es. un leone uccide una gazzella per nutrirsene
Ad es. un branco di lupi aggredisce un altro branco per impadronirsi del territorio
Ad es. un cervo uccide o ferisce un rivale per il diritto all'accoppiamento
E può essere anche determinato da frustrazione:
Ad es. il cane dietro al cancello desidera un contatto sociale, il desiderio viene frustrato dalla presenza del cancello, il cane presenta un atteggiamento aggressivo nei confronti dei cani che vede passare attraverso le sbarre
Per approfondire: Perché il cane abbaia dietro al cancello?
L'Aggressività reattiva è finalizzata al liberarsi da una situazione temuta
È un comportamento generalmente irrazionale, derivante dalla paura e riferito ai bisogni di sopravvivenza.
Ad es. un'orsa ferisce un leone di montagna che si è avvicinato troppo ai suoi cuccioli
Ad es. un ippopotamo uccide un coccodrillo che entra nel suo territorio
Ad es. un gatto messo all'angolo da un cane, graffia il muso del cane
La situazione temuta può essere psicologica, percepita dal soggetto, e non necessariamente reale.
L'espressione del comportamento aggressivo non è quindi una proprietà legata all'individuo, ma è determinata dalla relazione fra il soggetto stesso e l'ambiente, o meglio la percezione che il soggetto ha dell'ambiente: il soggetto non "è aggressivo": in determinate circostanze e in relazione all'ambiente presenta un comportamento aggressivo.
La sconcertante moda di alcuni veterinari di prescrivere psicofarmaci SSRI in caso di episodi di aggressività del cane è paradossalmente un modo per aumentare l'aggressività stessa: i farmaci SSRI come la fluoxetina impediscono l'eliminazione della serotonina (l'ormone del buon umore) in caso di percezione di un pericolo (vero o presunto), ma non inibiscono la percezione del pericolo da parte del cervello il quale si trova nella condizione di sentirsi in pericolo, ma di non poter rispondere alla minaccia. Questo porta il cervello ad aumentare la produzione di cortisolo (l'ormone dello stress) e quindi ad un aumento dell'aggressività.
Per approfondire: Psicofarmaci per cani: tante bugie, poca utilità, grandi rischi
Aggressività proattiva e reattiva non sono per definizione presenti nello stesso momento nello stesso individuo: sono di fatto l'uno il contrario dell'altro.
Possiamo disegnare un grafico in cui le direzioni dell'aggressività proattiva e reattiva vadano in direzioni opposte.
Questo grafico non si limita a a descrivere una situazione di aggressività, ma è di fatto la chiave per attenuare, gestire o eliminare il verificarsi del comportamento aggressivo.
Ad es. se un cane ha paura, possiamo aumentare la sua autostima stimolando la sua predatorietà, un predatore non ha infatti paura della preda
Ad es. Se un cane presenta un eccesso di predatorietà, possiamo reindirizzarla verso un’attività o uno sport come Utilità e Difesa, Disc Dog o altro. Come diceva Platone, l’aggressività non è necessariamente negativa, se messa al servizio della ragione ;)
Tornando alla domanda posta qui sopra: se pensiamo che il cane “sia” aggressivo (come lo scorpione della storiella), non possiamo cambiarlo; se pensiamo che il cane presenti un comportamento aggressivo (in base a determinate circostanze reali o percepite) possiamo lavorare per mutare la percezione delle condizioni ambientali del cane e quindi modificarne il comportamento.
La domanda per il comportamentista non è quindi "il cane può essere recuperato?", ma diventa: "sono in grado di recuperare il cane?"
Lo scorpione può allora cambiare (comportamento) e insieme alla rana attraversare il fiume.
Con fiducia, rispetto e collaborazione
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venerdì 9 ottobre 2015
L'aggressività del cane: può un cane aggressivo cambiare? Sicuramente non con psicofarmaci!
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martedì 16 aprile 2013
Perché il cane abbaia dietro al cancello?
A tutti è capitato di passare davanti a un cancello di un giardino insieme con il nostro amico a quattro zampe e spaventarsi perché improvvisamente un cane salta fuori abbaiando furiosamente.
E a tutti è capitato che, mentre si passeggia tranquillamente un cane dall'altra parte della strada inizia a tirare disperatamente il guinzaglio per venire da noi abbaiando e ringhiando.
Perché?
Andiamo con ordine. La spiegazione più tradizionale per il primo caso è la territorialità.
I cani, o almeno alcuni cani e razze, sono territoriali; questo comporta che il cane tende a difendere il suo territorio, come fa ad esempio il lupo, suo stretto parente.
E qui mi viene il primo dubbio.
Perché di documentari sui lupi ne ho visti tanti, di libri e articoli sui lupi altrettanti, e non ho mai visto i lupi comportarsi così.
Mi viene poi un altro dubbio: se il cane si comportasse in questo modo per difendere il territorio, una volta attraversato il cancello ed entrati nel giardino, dovremmo essere attaccati.
In realtà questo solitamente non succede. Anzi: nella maggior parte dei casi il cane si avvicina festosamente per farsi fare le coccole e conoscere il nostro amico peloso.
Veniamo al secondo caso: il cane che incrociamo per la strada vede il nostro Fido e cerca di tirare il padrone per avvicinarsi, quindi scartiamo subito la paura perché in questo caso cercherebbe di allontanarsi da noi.
Tipicamente questo comportamento viene descritto come "lotta gerarchica", cioè i cani devono, sempre, decidere chi sta "sopra" e chi sta "sotto", come i lupi che lottano per stabilire chi è il maschio alfa.
Noi tuttavia sappiamo dai recenti studi sui lupi che le lotte per la leadership non sono poi così comuni, e mi chiedo perché il piinscher che ho incontrato l'altro giorno voleva ingaggiare una lotta per la leadership con la mia golden retriever...
Le rare lotte per la leadership nei branchi di lupi sono ancora più rare nei cani di diverso sesso, e soprattutto i nostri due cuccioloni non fanno parte dello stesso branco, volendo considerare le nostre famiglie come branchi.
Allora perché i cani abbaiano e ringhiano quando sono al di là del cancello o si incontrano per strada?
La scala di Maslow ci dice che i bisogni si dividono in tre categorie:
Come abbiamo visto, possiamo scartare i bisogni di sopravvivenza: i cani tendono ad avvicinarsi e non ad allontanarsi, quindi non è paura. Non è neppure difesa territoriale, i cani e i lupi in natura tendono semplicemente a stare lontani o attaccare come ultima risorsa senza abbaiare e ringhiare.
Non vedo come abbaiare furiosamente possa portare auto-realizzazione, così rimane il bisogno di socializzazione.
Quindi sembrerebbe che il cane che abbaia dietro al cancello o dall'altra parte della strada vuole solo fare amicizia.
In effetti questo spiega perché la maggior parte dei cani trattenuti al guinzaglio abbaiano furiosamente, se lasciati liberi si avvicinano, si annusano ed, eventualmente, giocano allegramente; spiega anche perché se si apre il cancello e noi entriamo, il cane ci viene incontro festoso.
Purtroppo le cose non sono così semplici: i bisogni non soddisfatti portano frustrazione, che a lungo andare a sula volta può portare aggressività. E' possibile infatti che il cane possa associare la presenza di un suo simile al non-soddisfacimento dei suoi bisogni e quindi frustrazione.
Una condizione normale (il cane vuole fare amicizia) diventa quindi una condizione patologica (il cane diventa aggressivo).
La socializzazione è l'esperienza fondamentale per il cane, sia quando è cucciolo, sia nella vita adulta; alcuni tipi di aggressività non spiegabili altrimenti, potrebbero essere semplicemente sintomi di mancanza di socializzazione.
Per saperne di più:
I bisogni del cane
Il cane e la frustrazione
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Perché?
Andiamo con ordine. La spiegazione più tradizionale per il primo caso è la territorialità.
I cani, o almeno alcuni cani e razze, sono territoriali; questo comporta che il cane tende a difendere il suo territorio, come fa ad esempio il lupo, suo stretto parente.
E qui mi viene il primo dubbio.
Perché di documentari sui lupi ne ho visti tanti, di libri e articoli sui lupi altrettanti, e non ho mai visto i lupi comportarsi così.
Mi viene poi un altro dubbio: se il cane si comportasse in questo modo per difendere il territorio, una volta attraversato il cancello ed entrati nel giardino, dovremmo essere attaccati.
In realtà questo solitamente non succede. Anzi: nella maggior parte dei casi il cane si avvicina festosamente per farsi fare le coccole e conoscere il nostro amico peloso.
Veniamo al secondo caso: il cane che incrociamo per la strada vede il nostro Fido e cerca di tirare il padrone per avvicinarsi, quindi scartiamo subito la paura perché in questo caso cercherebbe di allontanarsi da noi.
Tipicamente questo comportamento viene descritto come "lotta gerarchica", cioè i cani devono, sempre, decidere chi sta "sopra" e chi sta "sotto", come i lupi che lottano per stabilire chi è il maschio alfa.
Noi tuttavia sappiamo dai recenti studi sui lupi che le lotte per la leadership non sono poi così comuni, e mi chiedo perché il piinscher che ho incontrato l'altro giorno voleva ingaggiare una lotta per la leadership con la mia golden retriever...
Le rare lotte per la leadership nei branchi di lupi sono ancora più rare nei cani di diverso sesso, e soprattutto i nostri due cuccioloni non fanno parte dello stesso branco, volendo considerare le nostre famiglie come branchi.
Allora perché i cani abbaiano e ringhiano quando sono al di là del cancello o si incontrano per strada?
La scala di Maslow ci dice che i bisogni si dividono in tre categorie:
- Di sopravvivenza
- Sociali
- Di auto-realizzazione
Come abbiamo visto, possiamo scartare i bisogni di sopravvivenza: i cani tendono ad avvicinarsi e non ad allontanarsi, quindi non è paura. Non è neppure difesa territoriale, i cani e i lupi in natura tendono semplicemente a stare lontani o attaccare come ultima risorsa senza abbaiare e ringhiare.
Non vedo come abbaiare furiosamente possa portare auto-realizzazione, così rimane il bisogno di socializzazione.
Quindi sembrerebbe che il cane che abbaia dietro al cancello o dall'altra parte della strada vuole solo fare amicizia.
In effetti questo spiega perché la maggior parte dei cani trattenuti al guinzaglio abbaiano furiosamente, se lasciati liberi si avvicinano, si annusano ed, eventualmente, giocano allegramente; spiega anche perché se si apre il cancello e noi entriamo, il cane ci viene incontro festoso.
Purtroppo le cose non sono così semplici: i bisogni non soddisfatti portano frustrazione, che a lungo andare a sula volta può portare aggressività. E' possibile infatti che il cane possa associare la presenza di un suo simile al non-soddisfacimento dei suoi bisogni e quindi frustrazione.
Una condizione normale (il cane vuole fare amicizia) diventa quindi una condizione patologica (il cane diventa aggressivo).
La socializzazione è l'esperienza fondamentale per il cane, sia quando è cucciolo, sia nella vita adulta; alcuni tipi di aggressività non spiegabili altrimenti, potrebbero essere semplicemente sintomi di mancanza di socializzazione.
Per saperne di più:
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lunedì 4 febbraio 2013
Uffa! Perché col mio cane il bocconcino non funziona!
Nel libro Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile ho spesso criticato l'uso sconsiderato del "condizionamento operante" di Skinner.
Il condizionamento operante si basa sul presupposto che se noi riceviamo un premio, detto "rinforzo", per una determinata azione, siamo più propensi a attuare l'azione stessa e, se riceviamo una punizione, tendiamo a non ripeterla più.
Es. il bambino regala un fiore alla mamma (azione) => la mamma dà una caramella al bambino (rinforzo positivo)
Ovviamente può essere visto anche dal punto di vista della mamma:
Es. la mamma dà al bambino una caramella (azione) quando lui le porta un fiore (rinforzo positivo)
Secondo Skinner il bambino tenderà a dare altri fiori per ottenere altre caramelle, cosa naturalmente possibile, ma la mamma darà sempre una caramella in cambio dei fiori?
Probabilmente no, perché il rinforzo (il fiore) è gradito solo quando inaspettato, perché provoca un emozione. Se il bambino porta fiori in continuazione, la mamma si può sentire addirittura presa in giro e può arrivare a sgridare il bambino.
Veniamo ora al rinforzo negativo, la punizione.
Es. il bambino ruba la marmellata (azione) => la mamma lo sgrida (rinforzo negativo)
Il bambino smetterà di rubare la marmellata?
Dipende dagli scenari:
Es. 1 - il bambino è annoiato perché la mamma è distratta da altre faccende, quindi compie azioni casuali, finche non ruba la marmellata (azione), la mamma lo sgrida e il bambino ha quindi l'interazione desiderata con lei (rinforzo positivo), quindi il bambino tenderà a rubare ancora la marmellata.
Es. 2 - il bambino adora mangiare la marmellata e ruba il vasetto (azione), la mamma se ne accorge e lo sgrida (rinforzo negativo). Poiché il bambino ha paura della sgridata della mamma, non ruberà più la marmellata… quando la mamma è presente! Lo farà quando lei non c'è (azione) e quindi non lo può sgridare (rinforzo positivo).
Es. 3 - il bambino sta scoprendo e studiando il mondo circostante, le reazioni delle persone, e vuole capire in che modo può ottenere ciò che desidera. In particolare, vuole vedere fino a che punto può rubare la marmellata (azione) senza che la mamma se ne accorga e lo sgridi (rinforzo positivo)
Credo che la maggior parte di noi si ricordi ancora di quando era bambino e rubava la marmellata, faceva i capricci per un giocattolo, tornava a casa tardi la sera, o magari qualcuno fumava le prime sigarette… ci sono andato vicino? ;)
Ora facciamo una sostituzione: al posto della mamma ci siete voi, invece del bambino ci mettiamo Fido.
Da qualche decennio, si è diffusa l'idea che il cane possa fare qualsiasi cosa se in cambio gli si dà un bocconcino; la sola alternativa è usare metodi coercitivi e violenti.
Il cane viene praticamente visto come una macchina che "va a bocconcini": azione => bocconcino, ovvero causa => effetto. Questa concezione risale al filosofo Cartesio, vissuto nel XII secolo!
A parte l'ironia del considerare questi metodi "scientifici" e "moderni", lo stesso condizionamento operante di Skinner ha compiuto 100 anni, sono evidentemente fuorvianti e lacunosi, spesso inefficaci.
I cani che non rispondono a questo tipo di condizionamento vengono spesso classificati come "problematici", "iperattivi", "ansiosi", "irrecuperabili" e destinati a cure farmacologiche o all'eutanasia.
Probabilmente invece, questi cani sono semplicemente intelligenti.
Il condizionamento operante di Skinner è stata una delle più grandi intuizioni della storia della psicologia, insieme alla teoria elle pulsioni di Freud, evolutasi nei più accettabili "bisogni" di Maslow; ma oggi sappiamo che la mente degli uomini e degli animali non è una macchina, o almeno non è una macchina così semplice come queste teorie ormai datate possono fare pensare.
Il condizionamento operante non può quindi essere usato?
In realtà il condizionamento operante è una delle basi di alcune teorie psicologiche moderne, come la "Relational Frame Theory", da cui derivano la "Terapia di accettazione e di impegno nell’azione" e "La terapia cognitivo comportamentale", e la Programmazione Neuro Linguistica"; viene quindi tutt'ora ampiamente usato, anche se con un approccio decisamente più moderno e coerente.
Ecco quindi le tre magiche regole sul migliore uso del condizionamento operante:
Contesto - Il problema va risolto nel contesto dell'ambiente, delle persone e di eventuali altri animali presenti. E' inutile che il cane esegua perfettamente esercizi al campo scuola se poi a casa abbaia, ruba dalla tavola e morde.
E'anche inutile che il cane risponda ai comandi dell'istruttore e non del padrone.
Valore - Il rinforzo positivo dev'essere visto e accettato come reale gratifica per il cane. Ho visto cani accettare di malavoglia bocconcini per "fare un piacere" al conduttore. Non c'è solo il cibo, c'è anche l'affetto e soprattutto il gioco. Con gioco, ovviamente, non si intende "un giocattolo", ma un coinvolgimento fisico ed emotivo cane-conduttore.
Relazione - Qualsiasi tipo di rinforzo non può prescindere da una relazione positiva cane-conduttore. Un premio o una sgridata hanno valore solo e soltanto se il cane ha fiducia e rispetto del conduttore e viceversa.
Avete letto fino a qui? (azione)
Bravi! (rinforzo positivo)
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Il condizionamento operante si basa sul presupposto che se noi riceviamo un premio, detto "rinforzo", per una determinata azione, siamo più propensi a attuare l'azione stessa e, se riceviamo una punizione, tendiamo a non ripeterla più.
Es. il bambino regala un fiore alla mamma (azione) => la mamma dà una caramella al bambino (rinforzo positivo)
Ovviamente può essere visto anche dal punto di vista della mamma:
Es. la mamma dà al bambino una caramella (azione) quando lui le porta un fiore (rinforzo positivo)
Secondo Skinner il bambino tenderà a dare altri fiori per ottenere altre caramelle, cosa naturalmente possibile, ma la mamma darà sempre una caramella in cambio dei fiori?
Probabilmente no, perché il rinforzo (il fiore) è gradito solo quando inaspettato, perché provoca un emozione. Se il bambino porta fiori in continuazione, la mamma si può sentire addirittura presa in giro e può arrivare a sgridare il bambino.
Veniamo ora al rinforzo negativo, la punizione.
Es. il bambino ruba la marmellata (azione) => la mamma lo sgrida (rinforzo negativo)
Il bambino smetterà di rubare la marmellata?
Dipende dagli scenari:
Es. 1 - il bambino è annoiato perché la mamma è distratta da altre faccende, quindi compie azioni casuali, finche non ruba la marmellata (azione), la mamma lo sgrida e il bambino ha quindi l'interazione desiderata con lei (rinforzo positivo), quindi il bambino tenderà a rubare ancora la marmellata.
Es. 2 - il bambino adora mangiare la marmellata e ruba il vasetto (azione), la mamma se ne accorge e lo sgrida (rinforzo negativo). Poiché il bambino ha paura della sgridata della mamma, non ruberà più la marmellata… quando la mamma è presente! Lo farà quando lei non c'è (azione) e quindi non lo può sgridare (rinforzo positivo).
Es. 3 - il bambino sta scoprendo e studiando il mondo circostante, le reazioni delle persone, e vuole capire in che modo può ottenere ciò che desidera. In particolare, vuole vedere fino a che punto può rubare la marmellata (azione) senza che la mamma se ne accorga e lo sgridi (rinforzo positivo)
Credo che la maggior parte di noi si ricordi ancora di quando era bambino e rubava la marmellata, faceva i capricci per un giocattolo, tornava a casa tardi la sera, o magari qualcuno fumava le prime sigarette… ci sono andato vicino? ;)
Ora facciamo una sostituzione: al posto della mamma ci siete voi, invece del bambino ci mettiamo Fido.
Da qualche decennio, si è diffusa l'idea che il cane possa fare qualsiasi cosa se in cambio gli si dà un bocconcino; la sola alternativa è usare metodi coercitivi e violenti.
Il cane viene praticamente visto come una macchina che "va a bocconcini": azione => bocconcino, ovvero causa => effetto. Questa concezione risale al filosofo Cartesio, vissuto nel XII secolo!
A parte l'ironia del considerare questi metodi "scientifici" e "moderni", lo stesso condizionamento operante di Skinner ha compiuto 100 anni, sono evidentemente fuorvianti e lacunosi, spesso inefficaci.
I cani che non rispondono a questo tipo di condizionamento vengono spesso classificati come "problematici", "iperattivi", "ansiosi", "irrecuperabili" e destinati a cure farmacologiche o all'eutanasia.
Probabilmente invece, questi cani sono semplicemente intelligenti.
Il condizionamento operante di Skinner è stata una delle più grandi intuizioni della storia della psicologia, insieme alla teoria elle pulsioni di Freud, evolutasi nei più accettabili "bisogni" di Maslow; ma oggi sappiamo che la mente degli uomini e degli animali non è una macchina, o almeno non è una macchina così semplice come queste teorie ormai datate possono fare pensare.
Il condizionamento operante non può quindi essere usato?
In realtà il condizionamento operante è una delle basi di alcune teorie psicologiche moderne, come la "Relational Frame Theory", da cui derivano la "Terapia di accettazione e di impegno nell’azione" e "La terapia cognitivo comportamentale", e la Programmazione Neuro Linguistica"; viene quindi tutt'ora ampiamente usato, anche se con un approccio decisamente più moderno e coerente.
Ecco quindi le tre magiche regole sul migliore uso del condizionamento operante:
Contesto - Il problema va risolto nel contesto dell'ambiente, delle persone e di eventuali altri animali presenti. E' inutile che il cane esegua perfettamente esercizi al campo scuola se poi a casa abbaia, ruba dalla tavola e morde.
E'anche inutile che il cane risponda ai comandi dell'istruttore e non del padrone.
Valore - Il rinforzo positivo dev'essere visto e accettato come reale gratifica per il cane. Ho visto cani accettare di malavoglia bocconcini per "fare un piacere" al conduttore. Non c'è solo il cibo, c'è anche l'affetto e soprattutto il gioco. Con gioco, ovviamente, non si intende "un giocattolo", ma un coinvolgimento fisico ed emotivo cane-conduttore.
Relazione - Qualsiasi tipo di rinforzo non può prescindere da una relazione positiva cane-conduttore. Un premio o una sgridata hanno valore solo e soltanto se il cane ha fiducia e rispetto del conduttore e viceversa.
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lunedì 26 novembre 2012
L'incredibile relazione fra il modo con cui mangiano i cani e la Nutella
Elsa, golden retriever, prende il cibo molto seriamente.
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Veder mangiare un cane è come assistere a una puntata del programma televisivo "Man Vs Food", dove il protagonista viene sfidato a consumare enormi quantità di cibo in poco tempo.
Eppure Elsa, in questi 2 anni e mezzo, ha sempre mangiato regolarmente due volte al giorno (più vari biscottini durante la giornata) e in casa non ci sono predatori che le possono rubare il cibo.
Dobbiamo tornare indietro di 10, 15 mila anni per trovare la ragione di questo comportamento, nelle foreste e nelle savane, quando il cibo non arrivava in scatola o sotto forma di crocchette.
A quei tempi mangiare veloce significava "mangiare prima che arrivassero altri predatori", e rappresentava la via per la sopravvivenza.
Anche se sono passate migliaia e migliaia di anni, dal punto di vista evolutivo, la mente del cane è in qualche modo rimasta alla preistoria; molti suoi comportamenti fra cui la tendenza a formare un branco, l'aggressività e l'istinto predatorio possono essere capiti se immaginiamo il nostro Fido in quella savana a competere con i suoi simili e altri predatori.
In effetti questo non succede solo ai cani.
Sempre più ogni anno le organizzazioni sanitarie lanciano l'allarme obesità. Sempre più, fin da bambini, esageriamo con cibi grassi, dolci e salati.
Non abbiamo bisogno di tutto quel cibo, anzi: ci fa proprio male! Eppure per la nostra mente è irresistibile, vediamo il perché.
I suoi alimenti erano quindi:
- bacche
- frutti
- radici
- carne
Bacche e frutta contengono zucchero, e il glucosio è l'alimento per il nostro cervello. Senza glucosio il cervello non può funzionare e muoviamo. Una parte limitata di zuccheri serve per alimentare i muscoli per gli sforzi intensi di breve durata.
Le proteine della carne servono a costituire i muscoli. I grassi sono l'energia per i muscoli per sforzi di lunga durata e bassa intensità, come la caccia di persistenza.
La caccia di persistenza viene considerata una vera propria spinta evolutiva ed è probabilmenteuna delle ragioni per cui il cammino di uomini e cani si è unito.
Correre nella savana implica una forte sudorazione, perdita di liquidi e sale. Il cloruro di sodio, considerato un killer da molti dietologi, deve essere presente nel nostro corpo nelle giuste quantità in rapporto all'acqua. Una mancanza di cloruro di sodio porta all'iponatriemia e alla morte.
Anche per noi 15000 anni, dal punto di vista evolutivo, sono pochi, e la nostra mente è ancora rimasta nella savana insieme ai nostri amici cani.
Quindi, se il nostro cane mangia come se fosse l'ultima cena, se adoriamo la Nutella, gli hamburger, le patatine fritte e la Coca-Cola, ora sappiamo il perché.
Non esageriamo, però! :))
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mercoledì 14 novembre 2012
Cani problematici - problemi e soluzioni :)
Chi si interessa di cani sente spesso parlare di "cani problematici".
In realtà, i "cani problematici" sono cani che in determinate situazioni presentano un comportamento indesiderato; possiamo pertanto dire che è il comportamento del cane ad essere un problema, e come ogni problema può presumibilmente essere risolto.
A scuola ci hanno insegnato che per risolvere un problema dobbiamo definire le variabili e la metodologia di risoluzione.
Nel nostro caso dobbiamo considerare le "variabili comportamentali" del cane che, data una situazione X, sono:
- lo stato mentale del cane - spinte motivazionali, emozioni, esperienza…
- l'ambiente
- persone, altri cani o animali con cui il cane si relaziona all'interno della situazione
Detto in parole povere, il cane si comporta in modo differente in relazione a dove si trova e alle persone, altri cani o animali con cui viene a contatto.
Ad es. il cane non è "dominante"; può avere un comportamento dominante (lotta ritualizzata per una risorsa) in un determinato momento, luogo e con determinati cani, persone, animali.
"Fido ha sbranato un cane al parco, eppure con i bambini è un angelo"
"Pluto ha morso un nostro ospite a casa, eppure con noi si è sempre comportato benissimo"
Quante volte abbiamo sentito frasi simili, o le abbiamo lette sui giornali?
Sempre più famiglie accolgono un cucciolo, troppo spesso però non ci si rende conto che per vivere bene con un cane, dobbiamo imparare a comunicare comunicare con lui.
Se è vero che ogni cane è da considerarsi a sé stante, è anche vero che questo non deve significare che il comportamento del cane non possa essere in qualche modo interpretato e, almeno in parte, compreso.
Grazie al lavoro di etologi e di studiosi del cane, fra cui Turid Ruugas, nota per il suo studio dei segnali calmanti del cane, abbiamo una serie di linee guida per interpretare il comportamento del cane: quello che viene definito il suo "etogramma".
Ogni comportamento è il risultato di spinte motivazionali, nate dai bisogni del cane, che possono spingere il cane verso la situazione o possono allontanarlo da essa.
Dal punto di vista psicologico l'istinto predatorio e la dominanza (espressioni di alta autostima) spingono il cane "verso" la situazione, la sottomissione e la paura (espressioni di bassa autostima) spingono il cane "lontano" dalla situazione.
Questo è rappresentato graficamente dalla matrice comportale del cane:
Per risolvere il problema, occorre in primo luogo determinare la direzione della spinta al comportamento di Fido, cioè se si avvicina o si allontana dalla situazione.
Quando si presenta una sfida il cane, in un ambiente idealmente naturale e aperto, può adottare una strategia "Fight or Flight", combatti o scappa, molto facile da interpretare.
Spesso però il nostro cane è al guinzaglio, si trova in un ambiente ristretto e la fuga o l'allontanamento non è possibile o poco vantaggioso; il cane può scegliere quindi di combattere, mostrare un atteggiamento "aggressivo", oppure può optare per la negoziazione, cercando di dirottare l'aggressività dell'antagonista e calmarlo; in pratica il cane può mostrare segnali calmanti, di sottomissione, qualcosa di equivalente alla nostra "bandiera bianca".
Attenzione a non confondere l'avvicinamento o l'allontanamento psicologico con quello fisico: un cane può essere aggressivo e attaccare avvicinandosi fisicamente, per "allontanarsi" psicologicamente dalla situazione!
il seguente etogramma ci può dare qualche indicazione su alcuni segnali visivi che il cane può esprimere in una situazione che presenti una sfida:
Con un po' di spirito di osservazione ed esperienza, si può quindi determinare lo stato mentale del cane in una determinata situazione.
Il contesto ambientale, e il comportamento dell'antagonista ci possono dare altre indicazioni:
- due cani litigano per una ciotola di cibo (dominanza - sottomissione)
- due cani si incrociano per strada al guinzaglio e mostrano aggressività (territorialità)
- due cani liberi entrano in contatto e mostrano aggressività (prossemica)
- il cane rincorre un gatto che scappa (istinto predatorio, del cane - paura, del gatto)
- il cane abbaia dal giardino alla gente che passa (territorialità)
- il cane rincorre le biciclette (istinto predatorio)
- a tavola, il cane abbaia e pretende qualche bocconcino (dominanza)
La territorialità può essere vista come una forma di dominanza, possesso del territorio; le situazioni legate alla difesa dello spazio personale, prossemica (vedi "Il cane e il suo territorio"), sono dettate invece dalla paura.
Una volta determinate le variabili, per risolvere un problema comportamentale possiamo adottare due strategie:
- compensare la spinta motivazionale del cane con il suo contrario, in base alla matrice comportamentale
- sostituire l'oggetto della spinta motivazionale (programmazione neuro-linguistica)
ad es. il cane è possessivo nei confronti della ciotola del cibo (dominanza) => dare il cibo solo quando è calmo - spingere cioè il cane verso l'accettazione delle regole, la sottomissione, che è il contrario della dominanza
ad es. il cane è aggressivo con altri cani - territorialità del branco => voltarsi, andarsene, mostrare al cane che il "branco" non è con lui - senza branco non c'è territorialità, viene quindi meno l'oggetto della dominanza stessa
ad es. il cane è aggressivo - paura, aggressività da difesa, prossemica => aumentare l'autostima del cane, stimolare nel cane l'istinto predatorio che è il contrario della paura (un predatore non è preda): giochi come tiro alla fune e rincorrere la pallina sono l'ideale perché permettono di sviluppare il controllo (vedi "Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile, capitolo "A che gioco giochiamo?")
ad es. il cane rincorre le biciclette (istinto predatorio) => farlo giocare a rincorrere una pallina a comando - stesso istinto predatorio, sostituzione dell'oggetto e controllo dell'istinto stesso da parte del conduttore
Vale la pena notare che compensare l'istinto predatorio con la paura, il suo contrario, potrebbe non essere una buona strategia:
ad es. il cane insegue un runner nel parco (istinto predatorio) => arrabbiati sgridiamo il cane (induciamo paura al cane) => il cane associa la sgridata (la paura) ai runner => il cane aumenta l'aggressività con i runner
Vorrei anche sottolineare che per compensare la dominanza dobbiamo agire sulla sottomissione, che vuol dire "rispetto delle regole", offrendo un'alternativa vantaggiosa: se sei calmo, siamo tutti felici e festeggiamo con un buon pasto :)
Agire tramite la paura della punizione (la strada indicata ad esempio da Freud), significa che il cane non impara, il comportamento resta dominante e l'istinto predatorio diventa paura, cioè avremo un cane aggressivo, pauroso e con bassa autostima. Probabilmente, quando noi non ci saremo (la fonte della paura non è presente), ripeterà il comportamento indesiderato.
Oltretutto, se percorriamo la strada della minaccia della punizione, dobbiamo essere disposti a attuarla, altrimenti il cane non ci prenderà sul serio!
Siamo veramente disposti a punire in modo significativo il cane? ;)
Ma soprattutto: vogliamo veramente avere un cane pauroso?
Non dimentichiamoci che la paura, a differenza dell'istinto predatorio, agisce su leve determinate da bisogni di difesa e sopravvivenza, su cui difficilmente abbiamo il controllo.
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domenica 28 ottobre 2012
La matrice comportamentale del cane
Quando si parla di parla di aggressività del cane, dominanza, sottomissione, paura e istinto predatorio, leadership e territorialità, spesso c'è un po' di confusione.
In realtà tutti questi comportamenti derivano dai bisogni.
Paura e istinto predatorio sono espressioni dei bisogni primari legati alla sopravvivenza, alla difesa personale e al procacciamento dl cibo. Paura e istinto predatorio possono coesistere, ma sono inversamente proporzionali, più si è predatori meno si è prede.
Dominanza e sottomissione sono il modo degli elementi di un branco per organizzarsi e risolvere liti senza ricorrere all'aggressività e derivano quindi dai bisogni sociali. E' abbastanza evidente che dominanza e sottomissione siano anch'essi inversamente proporzionali.
La leadership è una funzione sociale, non rientra nella sfera dei bisogni dell'individuo ma in quelli del branco: è il branco che seleziona un leader, non il leader che conquista il branco con l'aggressività.
Anche la territorialità è una funzione sociale, quando si parla di territorio riferendosi al singolo individuo, si intende la prossemica, lo studio dei comportamento, lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione. La prossemica fa riferimento ai bisogni di sopravvivenza e sicurezza ed è legata alla paura.
Se consideriamo i comportamenti legati ai bisogni individuali abbiamo quindi:
Istinto predatorio - Paura
Dominanza - Sottomissione
Per una più chiara rappresentazione, possiamo rappresentare graficamente queste direttive; abbiamo pertanto creato la:
Matrice comportamentale del cane
Segnare sulla matrice un eventuale comportamento indesiderato di Fido può essere di per sé stesso una prima indicazione della possibile soluzione del comportamento stesso.
Ad esempio, se abbiamo un cane che presenta dominanza (ad esempio sulla ciotola del cibo, il letto), punirlo o fargli paura non risolve la dominanza: otterremmo un pericoloso cocktail di dominanza e paura. La dominanza si risolve con regole, non con punizioni.
Ad esempio, se il comportamento sgradito è derivato da un forte istinto predatorio (corre dietro biciclette o gatti), è possibile sfruttare le punizioni o la paura, ma vogliamo veramente un cane pauroso? Probabilmente è preferibile sostituire l'oggetto della predatorietà con un gioco, come il tiro alla fune, o il riporto della pallina, che possono (e devono) essere controllati dal proprietario.
Ad esempio, se il cane è insicuro, sottomesso e pauroso, la cosa migliore è stimolare in lui l'istinto predatorio, ad esempio col tiro alla fune (lasciandolo vincere) e aumentare quindi in lui l'autostima. La sottomissione può essere lasciata ma dev'essere affiancata da una presenza del proprietario calma e sicura, a cui il cane può affidarsi.
Non dimentichiamoci però che la maggior parte dei comportamenti del cane sono indotti da noi stessi, e vanno analizzati considerando tutte le variabili: cane, proprietario, altri cani, persone, ambiente, situazioni…
Ricordiamoci che schemi e mappe mentali possono essere utilizzate per comprendere ed eventualmente re-indirizzare il comportamento di Fido; come si dice nella programmazione neuro-linguistica: la mappa non è il territorio, ovvero schemi e mappe non sono... "Fido" ;)
Con Fiducia, Rispetto e Collaborazione :)
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Il libro "Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile" è disponibile su Amazon.it
In realtà tutti questi comportamenti derivano dai bisogni.
Paura e istinto predatorio sono espressioni dei bisogni primari legati alla sopravvivenza, alla difesa personale e al procacciamento dl cibo. Paura e istinto predatorio possono coesistere, ma sono inversamente proporzionali, più si è predatori meno si è prede.
<< = istinto predatorio -- paura = >>
Dominanza e sottomissione sono il modo degli elementi di un branco per organizzarsi e risolvere liti senza ricorrere all'aggressività e derivano quindi dai bisogni sociali. E' abbastanza evidente che dominanza e sottomissione siano anch'essi inversamente proporzionali.
<< = dominanza -- sottomissione = >>
La leadership è una funzione sociale, non rientra nella sfera dei bisogni dell'individuo ma in quelli del branco: è il branco che seleziona un leader, non il leader che conquista il branco con l'aggressività.
Anche la territorialità è una funzione sociale, quando si parla di territorio riferendosi al singolo individuo, si intende la prossemica, lo studio dei comportamento, lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione. La prossemica fa riferimento ai bisogni di sopravvivenza e sicurezza ed è legata alla paura.
Se consideriamo i comportamenti legati ai bisogni individuali abbiamo quindi:
Istinto predatorio - Paura
Dominanza - Sottomissione
Per una più chiara rappresentazione, possiamo rappresentare graficamente queste direttive; abbiamo pertanto creato la:
Matrice comportamentale del cane
Segnare sulla matrice un eventuale comportamento indesiderato di Fido può essere di per sé stesso una prima indicazione della possibile soluzione del comportamento stesso.
Ad esempio, se abbiamo un cane che presenta dominanza (ad esempio sulla ciotola del cibo, il letto), punirlo o fargli paura non risolve la dominanza: otterremmo un pericoloso cocktail di dominanza e paura. La dominanza si risolve con regole, non con punizioni.
Ad esempio, se il comportamento sgradito è derivato da un forte istinto predatorio (corre dietro biciclette o gatti), è possibile sfruttare le punizioni o la paura, ma vogliamo veramente un cane pauroso? Probabilmente è preferibile sostituire l'oggetto della predatorietà con un gioco, come il tiro alla fune, o il riporto della pallina, che possono (e devono) essere controllati dal proprietario.
Ad esempio, se il cane è insicuro, sottomesso e pauroso, la cosa migliore è stimolare in lui l'istinto predatorio, ad esempio col tiro alla fune (lasciandolo vincere) e aumentare quindi in lui l'autostima. La sottomissione può essere lasciata ma dev'essere affiancata da una presenza del proprietario calma e sicura, a cui il cane può affidarsi.
Non dimentichiamoci però che la maggior parte dei comportamenti del cane sono indotti da noi stessi, e vanno analizzati considerando tutte le variabili: cane, proprietario, altri cani, persone, ambiente, situazioni…
Ricordiamoci che schemi e mappe mentali possono essere utilizzate per comprendere ed eventualmente re-indirizzare il comportamento di Fido; come si dice nella programmazione neuro-linguistica: la mappa non è il territorio, ovvero schemi e mappe non sono... "Fido" ;)
Con Fiducia, Rispetto e Collaborazione :)
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I bisogni del cane
Di cosa ha bisogno il nostro cane?
I bisogni del cane, come quelli dell'uomo, possono essere messi in relazione con il suo passato.
Quando la vita del cane non era rinchiusa in un giardino o in un bilocale in città, non trovava ogni giorno la ciotola piena di crocchette, ma doveva procurarsi il cibo come "spazzino" o cacciatore.
In ogni caso la vita del cane era una continua sfida, altri predatori o spazzini, i suoi stessi simili o le prede stesse, rappresentavano una continua minaccia.
Il cammino dell'uomo col cane è iniziato circa 15000 anni fa, in una savana, quando il cane si cibava dei resti degli accampamenti umani, aiutava gli uomini a fare la guardia di notte e li accompagnava nella caccia.
In termini evoluzionistici, 15000 anni sono pochi; il nostro stesso cervello è in parte rimasto in quella savana: siamo golosi di cibi grassi e zuccheri, perché nella savana rappresentavano la sopravvivenza, e anche se adesso rappresentano diabete e problemi cardiaci, ne siamo incredibilmente attratti. Il nostro cane ha la ciotola sempre piena, ha spesso problemi di peso, ma se vede un potenziale pezzo di cibo, si avventa su di esso come se fosse a digiuno da giorni!
Nella savana, essere da soli rappresentava, per l'uomo e il cane, la morte: ancora oggi, anche se stiamo rintanati nelle nostre case, sentiamo il bisogno di riunirci in branco, di vedere i nostri simili; ne sentiamo talmente il bisogno, che il nostro cervello non percepisce una differenza fra le persone reali e quelle che vediamo in televisione o con cui parliamo su Facebook. Da quando facciamo meno figli, abbiamo accolto i nostri animali domestici nelle nostre famiglie.
Per fare felice il nostro cane, ed essere felici con lui, dobbiamo soddisfare i suoi bisogni.
Negli anni '40 del secolo scorso lo psicologo statunitense Abrahm Maslow definì i bisogni. che possono essere visti come desideri, e li suddivise in una scala che viene quindi chiamata "Scala dei bisogni di Maslow".
I bisogni sono divisi in vari livelli, ma generalmente se ne considerano 3:
1. sopravvivenza
2. socialità
3. autorealizzazione
I bisogni di sopravvivenza sono molto semplici: mangiare, bere, dormire in un posto sicuro, difendersi.
I bisogni sociali derivano dalla necessità di unirsi ai propri simili per aumentare le possibilità di difendersi e procurarsi il cibo.
I bisogni di autorealizzazione sono la nostra spinta evolutiva, come individui e come specie: cerchiamo sempre nuove possibilità e cerchiamo istintivamente di fare sempre meglio quello che facciamo.
Quando diciamo di soddisfare i bisogni del cane, non dobbiamo pensare a biscottini a forma di cuore o guinzagli con brillantini.
Non importa se Fido sia un fiero Rottweiler o un tenero volpino, la sua mente è rimasta in quella lontana savana.
Quando il cane abbaia di notte se sente un rumore, se insegue biciclette, se quando passeggia al guinzaglio ringhia e abbaia agli altri cani, sta solo facendo quello che nella savana salvava la sua vita e la nostra; il piccolo problema è che ora noi questi comportamenti li consideriamo un fastidio o un pericolo.
Per far sì che il nostro cane viva bene con noi nel nostro mondo dobbiamo soddisfare i suoi bisogni… in un modo utile, divertente e che venga accettato dalla nostra famiglia, i vicini di casa e quelli che ci stanno intorno.
Con Fiducia, Rispetto e Collaborazione :)
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I bisogni del cane, come quelli dell'uomo, possono essere messi in relazione con il suo passato.
Quando la vita del cane non era rinchiusa in un giardino o in un bilocale in città, non trovava ogni giorno la ciotola piena di crocchette, ma doveva procurarsi il cibo come "spazzino" o cacciatore.
In ogni caso la vita del cane era una continua sfida, altri predatori o spazzini, i suoi stessi simili o le prede stesse, rappresentavano una continua minaccia.
Il cammino dell'uomo col cane è iniziato circa 15000 anni fa, in una savana, quando il cane si cibava dei resti degli accampamenti umani, aiutava gli uomini a fare la guardia di notte e li accompagnava nella caccia.
In termini evoluzionistici, 15000 anni sono pochi; il nostro stesso cervello è in parte rimasto in quella savana: siamo golosi di cibi grassi e zuccheri, perché nella savana rappresentavano la sopravvivenza, e anche se adesso rappresentano diabete e problemi cardiaci, ne siamo incredibilmente attratti. Il nostro cane ha la ciotola sempre piena, ha spesso problemi di peso, ma se vede un potenziale pezzo di cibo, si avventa su di esso come se fosse a digiuno da giorni!
Nella savana, essere da soli rappresentava, per l'uomo e il cane, la morte: ancora oggi, anche se stiamo rintanati nelle nostre case, sentiamo il bisogno di riunirci in branco, di vedere i nostri simili; ne sentiamo talmente il bisogno, che il nostro cervello non percepisce una differenza fra le persone reali e quelle che vediamo in televisione o con cui parliamo su Facebook. Da quando facciamo meno figli, abbiamo accolto i nostri animali domestici nelle nostre famiglie.
Per fare felice il nostro cane, ed essere felici con lui, dobbiamo soddisfare i suoi bisogni.
Negli anni '40 del secolo scorso lo psicologo statunitense Abrahm Maslow definì i bisogni. che possono essere visti come desideri, e li suddivise in una scala che viene quindi chiamata "Scala dei bisogni di Maslow".
I bisogni sono divisi in vari livelli, ma generalmente se ne considerano 3:
1. sopravvivenza
2. socialità
3. autorealizzazione
I bisogni di sopravvivenza sono molto semplici: mangiare, bere, dormire in un posto sicuro, difendersi.
I bisogni sociali derivano dalla necessità di unirsi ai propri simili per aumentare le possibilità di difendersi e procurarsi il cibo.
I bisogni di autorealizzazione sono la nostra spinta evolutiva, come individui e come specie: cerchiamo sempre nuove possibilità e cerchiamo istintivamente di fare sempre meglio quello che facciamo.
Quando diciamo di soddisfare i bisogni del cane, non dobbiamo pensare a biscottini a forma di cuore o guinzagli con brillantini.
Non importa se Fido sia un fiero Rottweiler o un tenero volpino, la sua mente è rimasta in quella lontana savana.
Quando il cane abbaia di notte se sente un rumore, se insegue biciclette, se quando passeggia al guinzaglio ringhia e abbaia agli altri cani, sta solo facendo quello che nella savana salvava la sua vita e la nostra; il piccolo problema è che ora noi questi comportamenti li consideriamo un fastidio o un pericolo.
Per far sì che il nostro cane viva bene con noi nel nostro mondo dobbiamo soddisfare i suoi bisogni… in un modo utile, divertente e che venga accettato dalla nostra famiglia, i vicini di casa e quelli che ci stanno intorno.
Con Fiducia, Rispetto e Collaborazione :)
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