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martedì 4 giugno 2013

Educazione cane: meglio capibranco, nonni o genitori?

"Non bisogna trattare i cani come figli".

Non bisogna tenerli sempre in braccio, non si deve dargliele tutte vinte, bisogna dar loro delle regole...

Certo, c'ė differenza fra un bambino e un cane. I miei figli ad esempio perdono meno pelo del mio cane.
Ci sono anche molte similitudini, come ad esempio la tendenza a non obbedire.

Ma mi chiedo: come tratta la gente i propri figli?

Veramente un genitore si comporta così con il propri figli? Gliele dà tutte vinte, li tiene sempre in braccio e li fa vivere senza regole?


Negli anni '40 del secolo scorso, il dottor Benjamin Spock, con il suo libro "Common Sense Book of Baby and Child Care" proponeva una teoria pedagogica rivoluzionaria per l'epoca: i bambini non dovevano essere mai sgridati ma solo lodati quando facevano qualcosa di buono.

Da Wikipedia:

Principale tesi di Spock, largamente criticata, fu la necessità di un forte permissivismo da parte dei genitori verso i propri bambini. La verifica degli effetti devastanti del permissivismo a oltranza nello sviluppo dei bambini, indusse Spock a rivedere drasticamente la propria tesi. Le accuse di permissivismo, in realtà, sorpresero molto Spock, che non aveva mai negato la necessità, per i genitori, di essere responsabili e presenti, pur sostenendo tesi anti-autoritarie, che non rinnegò mai.

Oggi nessun psicologo dell'infanzia propone di seguire i consigli del dottor Spock, a cui va comunque riconosciuto il merito di aver messo in discussione metodi troppo inclini alla punizione.

Torniamo ai cani. Perché, se da tempo è chiaro che non bisogna viziare i bambini, perché mai dovremmo farlo con i cani?  Da dove proviene questo tipo di comportamento?

Dai nonni.

Eh sì, generalmente sono i nonni che viziano i bambini, non i genitori! ;)

Quando viziamo i nostri amici pelosi, non ci comportiamo come se fossero i nostri figli, ma i nostri nipotini!

Un genitore deve essere una guida per i propri figli, il rapporto con i figli deve basarsi su fiducia e rispetto. È importante per i genitori essere presenti nella vita dei figli, e i figli devono essere parte integrante della famiglia.

A parte le fin troppo evidenti differenze fra figli e amici a quattro zampe, il ruolo del genitore non è diverso da quello del "capobranco", e in effetti in gran parte dei branchi di lupi, queste due figure coincidono. I Papà e le mamme sono paragonabili alle "coppie riproduttive" dei branchi di lupi: responsabilità, lavoro, protezione...

Comportarsi come genitori con i nostri amici a quattro zampe non è sbagliato, a patto naturalmente, come diceva il dottor Spock, di essere genitori  responsabili e presenti ;)

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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email: info@ilguinzaglioinvisibile.it

Il libro "Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile" è disponibile su Amazon.it

martedì 16 aprile 2013

Perché il cane abbaia dietro al cancello?

A tutti è capitato di passare davanti a un cancello di un giardino insieme con il nostro amico a quattro zampe e spaventarsi perché improvvisamente un cane salta fuori abbaiando furiosamente.


E a tutti è capitato che, mentre si passeggia tranquillamente un cane dall'altra parte della strada inizia a tirare disperatamente il guinzaglio per venire da noi abbaiando e ringhiando.

Perché?

Andiamo con ordine. La spiegazione più tradizionale per il primo caso è la territorialità.

I cani, o almeno alcuni cani e razze, sono territoriali; questo comporta che il cane tende a difendere il suo territorio, come fa ad esempio il lupo, suo stretto parente.

E qui mi viene il primo dubbio.

Perché di documentari sui lupi ne ho visti tanti, di libri e articoli sui lupi altrettanti, e non ho mai visto i lupi comportarsi così.

Mi viene poi un altro dubbio: se il cane si comportasse in questo modo per difendere il territorio, una volta attraversato il cancello ed entrati nel giardino, dovremmo essere attaccati.
In realtà questo solitamente non succede. Anzi: nella maggior parte dei casi il cane si avvicina festosamente per farsi fare le coccole e conoscere il nostro amico peloso.

Veniamo al secondo caso: il cane che incrociamo per la strada vede il nostro Fido e cerca di tirare il padrone per avvicinarsi, quindi scartiamo subito la paura perché in questo caso cercherebbe di allontanarsi da noi.

Tipicamente questo comportamento viene descritto come "lotta gerarchica", cioè i cani devono, sempre, decidere chi sta "sopra" e chi sta "sotto", come i lupi che lottano per stabilire chi è il maschio alfa.

Noi tuttavia sappiamo dai recenti studi sui lupi che le lotte per la leadership non sono poi così comuni, e mi chiedo perché il piinscher che ho incontrato l'altro giorno voleva ingaggiare una lotta per la leadership con la mia golden retriever...

Le rare lotte per la leadership nei branchi di lupi sono ancora più rare nei cani di diverso sesso, e soprattutto i nostri due cuccioloni non fanno parte dello stesso branco, volendo considerare le nostre famiglie come branchi.

Allora perché i cani abbaiano e ringhiano quando sono al di là del cancello o si incontrano per strada?

La scala di Maslow ci dice che i bisogni si dividono in tre categorie:

  • Di sopravvivenza
  • Sociali
  • Di auto-realizzazione

Come abbiamo visto, possiamo scartare i bisogni di sopravvivenza: i cani tendono ad avvicinarsi e non ad allontanarsi, quindi non è paura. Non è neppure difesa territoriale, i cani e i lupi in natura tendono semplicemente a stare lontani o attaccare come ultima risorsa senza abbaiare e ringhiare.

Non vedo come abbaiare furiosamente possa portare auto-realizzazione, così rimane il bisogno di socializzazione.

Quindi sembrerebbe che il cane che abbaia dietro al cancello o dall'altra parte della strada vuole solo fare amicizia.

In effetti questo spiega perché la maggior parte dei cani trattenuti al guinzaglio abbaiano furiosamente, se lasciati liberi si avvicinano, si annusano ed, eventualmente, giocano allegramente; spiega anche perché se si apre il cancello e noi entriamo, il cane ci viene incontro festoso.

Purtroppo le cose non sono così semplici: i bisogni non soddisfatti portano frustrazione, che a lungo andare a sula volta può portare aggressività. E' possibile infatti che il cane possa associare la presenza di un suo simile al non-soddisfacimento dei suoi bisogni e quindi frustrazione.

Una condizione normale (il cane vuole fare amicizia) diventa quindi una condizione patologica (il cane diventa aggressivo).

La socializzazione è l'esperienza fondamentale per il cane, sia quando è cucciolo, sia nella vita adulta; alcuni tipi di aggressività non spiegabili altrimenti, potrebbero essere semplicemente sintomi di mancanza di socializzazione.


Per saperne di più:

I bisogni del cane
Il cane e la frustrazione

Con fiducia, rispetto e, collaborazione. :)

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venerdì 25 gennaio 2013

Dominanza, gerarchia, leadership nei branchi di cani? Sì, ma con flessibilità!

Parliamoci chiaro, a noi cinofili piace discutere, e ci piace lanciarci in interminabili diatribe sui diversi modi di intendere "il cane".

Fra i temi più dibattuti, dopo naturalmente l'epico "collare o pettorina", spiccano la "dominanza" e la "gerarchia", spesso confuse fra di loro, e naturalmente "capobranco".


La dominanza in etologia è lotta ritualizzata per il possesso di una specifica risorsa in un determinato momento, che può essere la ciotola del cibo, una pallina, una femmina o altro. La dominanza è una forma rituale, non implica aggressività, anzi: la dominanza serve proprio per evitare l'aggressività all'interno di un contesto sociale; serve a non farsi male.

Da notare che un individuo del branco può essere dominante nei confronti di un altro riguardo ad esempio al cibo, ed essergli sottomesso per una pallina.

Dominanza e sottomissione non sono fissi, sono flessibili e vengono adattate secondo le necessità.

La gerarchia è il modo di organizzarsi di una società. Gli umani preistorici avevano il clan, gruppo sociale monofamiliare gestito dall'anziano della famiglia, e la tribù, plurifamiliare, dove il capo veniva eletto tipicamente da un consiglio di anziani.

La cosa sorprendente è che gli studi di Mech e Bonanni rilevano lo stesso modo di organizzarsi in clan e tribù nei branchi di lupi e di cani randagi!

Il branco naturale di lupi studiato da Mech è un branco unifamiliare, la leadership è della coppia di genitori o nonni. Nei branchi più grandi, ibridi o artificiali, cioè creati dall'uomo, la leadership viene gestita da una o più coppie o individui che letteralmente si danno il cambio e si aiutano nella gestione a seconda della necessità.

In pratica il leader o i diversi leader, vengono "eletti" dal branco, perché riconosciuti migliori a gestire  determinate attività.

Una curiosità: nei branchi di cani selvaggi africani la leadership dura in media due o tre anni. Se il leader è stato bravo, alla fine del mandato va letteralmente "in pensione" all'ultimo posto nella scala gerarchica; se è stato troppo tiranno, viene ucciso... ammettiamolo, forse ci piacerebbe fare così anche con i nostri politici? ;)

L'ordine interno dei branchi di lupi e cani è gestito tramite gerarchia, i ruoli sono chiari e, come riportano Bonanni e Mech, difficilmente sono occasione di scontri cruenti; il meccanismo dominanza - sottomissione permette di gestire le piccole diatribe fra elementi del branco senza particolari problemi né incidenti.

Se consideriamo il branco costituito dalla famiglia umana e uno o più cani o altri animali, possiamo considerarlo come i branchi artificiali dei lupi di Mech, o quelli dei cani randagi di Bonanni, dove uno o più individui vengono riconosciuti leader e gestiscono l'attività della famiglia.

Non vi piace la parola "capobranco"? Ok, possiamo chiamarli... "mamma e papà"! ;)

Per quanto mi riguarda, il mio cane può anche rivolgersi a me con "bella zio!", l'importante è che la nostra relazione sia basata sulla fiducia e sul rispetto.

Non capisco come sia possibile, alla luce dei più recenti studi, e spesso citandoli in maniera incorretta, negare la stessa esistenza della dominanza, della gerarchia e della leadership all'interno dei branchi di lupi e di cani… per non parlare di chi nega l'esistenza stessa dei branchi di cani!

Personalmente ritengo che le migliori chiavi di lettura siano rappresentate dalla flessibilità e dall'adattabilità che contraddistinguono sia i cani sia gli uomini, che hanno reso possibile l'evoluzione delle nostre specie. 

L'evoluzione nasce infatti dalla continua risposta agli stimoli dell'ambiente e all'adattamento alle nuove scoperte e idee.

Al contrario la rigidità e l'ottusità sono un grande freno al sapere e, in termini evoluzionistici, alla vita stessa.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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