Scena: uno scorpione, una rana, un fiume
Scorpione: rana, mi accompagneresti al di là del fiume?
Rana: no, tu mi pungeresti e io morirei
Scorpione: sarei sciocco, se tu muori nel fiume muoio anch'io
La rana pensò che fosse logico e accompagnò lo scorpione; giunti in mezzo al fiume lo scorpione punse la rana.
Rana: ma perché lo hai fatto? Non è logico, adesso morirai anche tu!
Scorpione: lo so, non è logico, ma che ci vuoi fare? È la mia natura.
Da quando per la prima volta ho sentito questa storiella, mi sono sempre chiesto se per lo scorpione sia possibile cambiare la sua natura.
Parlando di cani, un cane "aggressivo" può cambiare?
Tanti nella storia della filosofia e della psicologia hanno parlato dell'aggressività:
Platone vede l'aggressività come cosa non negativa, se messa al servizio della ragione.
Aristotele ne parla a proposito del coraggio: i coraggiosi agiscono dunque spinti dal bello, e l'impetuosità collabora con loro, le bestie invece agiscono sotto la spinta del dolore: infatti reagiscono per il fatto di essere ferite o di avere paura [...]. Non vi è pertanto coraggio per il fatto che, spinte dal dolore e dall'impetuosità, muovono contro il pericolo, senza prevedere nessuna delle conseguenze terribili.
San Tommaso d'Aquino parla di un tipo di aggressività dovuto a "tristizia", un'ipotesi sorprendentemente simile alla teoria di Dollard secondo cui all'aggressività corrisponde una frustrazione.
Per Hobbes lo scopo dell'uomo è sopravvivere, e per natura l'uomo è quindi aggressivo.
Per Cartesio l’aggressività corrisponde alla collera che si scatena quando qualcuno subisce del male provocato da un altro individuo.
Anche per Nietzsche l’aggressività è un qualcosa di connaturato all’uomo. L’individuo sovente la dirige verso se stesso, generando una forma di autoconflittualità. Solo il superuomo, secondo il filosofo tedesco, ha imparato a dirigerla fuori di sé, esplicitandola nelle azioni di guerra.
Secondo Sigmund Freud l'aggressività non è solo un'emozione o un comportamento, bensì è la manifestazione di una pulsione. La pulsione è l'espressione psichica di un bisogno che vive e si muove nell'inconscio condizionando le nostre scelte e i nostri comportamenti a causa della tensione generata dalla fonte somatica di questa eccitazione.
In un primo momento, l'aggressività è la reazione all'impossibilità di soddisfare una pulsione (tema come dicevamo approfondito da Dollard). Si tratta di una risposta primordiale che agisce sia a livello conscio, sia a livello inconscio.
E naturalmente non possiamo parlare di aggressività senza citare Lorenz, il padre dell'etologia:
Secondo Lorenz, l’aggressività nasce da un istinto endemico all’essere umano, ovvero una pulsione interiore che genera e dirige i suoi comportamenti aggressivi.
Tale forza interna è attivata da elementi ben precisi quali:
– la difesa di quello che si possiede a livello materiale, emotivo e affettivo;
– la lotta per il potere;
– il bisogno di rendere organizzato il proprio ambiente di vita.
Tutto questo si realizza con una finalità ben precisa che è quella di assicurare un futuro per sé e per coloro che condividono lo stesso patrimonio genetico.
Naturalmente ogni autore citato, e i tanti non citati, parlano dell'aggressività in base al loro periodo storico, sono pertanto da inquadrare nell'evoluzione dei modelli del pensiero occidentale.
Nel 1954 Abraham Maslow propose una gerarchia dei bisogni umani, la cosiddetta piramide di Maslow, molto usata nel marketing, intesa a superare il modello freudiano sviluppato da Lorenz:
- bisogni di sopravvivenza
- bisogni sociali
- bisogni di autorealizzazione
Questo schema si presta in modo sorprendente anche alla descrizione del comportamento del cane; evidentemente, le decine di migliaia di anni di collaborazione e convivenza dell'uomo e il cane hanno lasciato il segno ;)
Per approfondire: I bisogni del cane
Possiamo dire che l’aggressività si può sviluppare al fine di soddisfare un bisogno o per la frustrazione derivata dal mancato soddisfacimento di un bisogno.
A livello fenomenologico, indipendentemente dalle motivazioni o dalla eziologia del fenomeno, l'aggressività è un comportamento: in una certa circostanza, il soggetto attua un comportamento aggressivo, cioè mirato a fare del male fisicamente o psicologicamente o a minacciare di farne.
Se vogliamo riassumere in categorie i tipi di aggressività sopra descritti, troviamo due direzioni distinte e opposte:
Aggressività proattiva
Aggressività reattiva
L'Aggressività proattiva è finalizzata all'ottenimento di una risorsa o uno status.
È un comportamento generalmente razionale, mediato dalla ragione.
Ad. es. un leone uccide una gazzella per nutrirsene
Ad es. un branco di lupi aggredisce un altro branco per impadronirsi del territorio
Ad es. un cervo uccide o ferisce un rivale per il diritto all'accoppiamento
E può essere anche determinato da frustrazione:
Ad es. il cane dietro al cancello desidera un contatto sociale, il desiderio viene frustrato dalla presenza del cancello, il cane presenta un atteggiamento aggressivo nei confronti dei cani che vede passare attraverso le sbarre
Per approfondire: Perché il cane abbaia dietro al cancello?
L'Aggressività reattiva è finalizzata al liberarsi da una situazione temuta
È un comportamento generalmente irrazionale, derivante dalla paura e riferito ai bisogni di sopravvivenza.
Ad es. un'orsa ferisce un leone di montagna che si è avvicinato troppo ai suoi cuccioli
Ad es. un ippopotamo uccide un coccodrillo che entra nel suo territorio
Ad es. un gatto messo all'angolo da un cane, graffia il muso del cane
La situazione temuta può essere psicologica, percepita dal soggetto, e non necessariamente reale.
L'espressione del comportamento aggressivo non è quindi una proprietà legata all'individuo, ma è determinata dalla relazione fra il soggetto stesso e l'ambiente, o meglio la percezione che il soggetto ha dell'ambiente: il soggetto non "è aggressivo": in determinate circostanze e in relazione all'ambiente presenta un comportamento aggressivo.
La sconcertante moda di alcuni veterinari di prescrivere psicofarmaci SSRI in caso di episodi di aggressività del cane è paradossalmente un modo per aumentare l'aggressività stessa: i farmaci SSRI come la fluoxetina impediscono l'eliminazione della serotonina (l'ormone del buon umore) in caso di percezione di un pericolo (vero o presunto), ma non inibiscono la percezione del pericolo da parte del cervello il quale si trova nella condizione di sentirsi in pericolo, ma di non poter rispondere alla minaccia. Questo porta il cervello ad aumentare la produzione di cortisolo (l'ormone dello stress) e quindi ad un aumento dell'aggressività.
Per approfondire: Psicofarmaci per cani: tante bugie, poca utilità, grandi rischi
Aggressività proattiva e reattiva non sono per definizione presenti nello stesso momento nello stesso individuo: sono di fatto l'uno il contrario dell'altro.
Possiamo disegnare un grafico in cui le direzioni dell'aggressività proattiva e reattiva vadano in direzioni opposte.
Questo grafico non si limita a a descrivere una situazione di aggressività, ma è di fatto la chiave per attenuare, gestire o eliminare il verificarsi del comportamento aggressivo.
Ad es. se un cane ha paura, possiamo aumentare la sua autostima stimolando la sua predatorietà, un predatore non ha infatti paura della preda
Ad es. Se un cane presenta un eccesso di predatorietà, possiamo reindirizzarla verso un’attività o uno sport come Utilità e Difesa, Disc Dog o altro. Come diceva Platone, l’aggressività non è necessariamente negativa, se messa al servizio della ragione ;)
Tornando alla domanda posta qui sopra: se pensiamo che il cane “sia” aggressivo (come lo scorpione della storiella), non possiamo cambiarlo; se pensiamo che il cane presenti un comportamento aggressivo (in base a determinate circostanze reali o percepite) possiamo lavorare per mutare la percezione delle condizioni ambientali del cane e quindi modificarne il comportamento.
La domanda per il comportamentista non è quindi "il cane può essere recuperato?", ma diventa: "sono in grado di recuperare il cane?"
Lo scorpione può allora cambiare (comportamento) e insieme alla rana attraversare il fiume.
Con fiducia, rispetto e collaborazione
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venerdì 9 ottobre 2015
L'aggressività del cane: può un cane aggressivo cambiare? Sicuramente non con psicofarmaci!
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venerdì 11 settembre 2015
Educazione e addestramento del cane: il cane deve aver paura di noi?
“La paura è un'emozione dominata dall'istinto (cioè dall'impulso) che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo; irrompe ogni qualvolta si presenti un possibile cimento per la propria incolumità, e di solito accompagna ed è accompagnata da un'accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche difensive.” (Wikipedia)
La paura è un fenomeno interessante; condiziona pesantemente il nostro modo di pensare e il nostro comportamento.
Secondo la psicologia evolutiva, la paura è una risposta adattiva all'ambiente: chi non ha paura corre più rischi, ma è anche vero che troppa paura porta alla paralisi e all’estinzione.
Si è teorizzato recentemente che la paura faccia parte del nostro codice genetico e che gli individui nascono, non diventano, più o meno paurosi. La tendenza ad aver più o meno paura porta ad esempio ad essere conservatori o progressisti in politica, ad affrontare in modo diverso un lavoro o una relazione nuovi.
A questo proposito: I cani sono di sinistra o di destra?
La paura induce una risposta "combatti o fuggi". È interessante vedere come questi comportamenti si sviluppino in un'aula scolastica, nel posto di lavoro, nello sport e, naturalmente, quando abbiamo a che fare con un cane, la cui mente non è molto diversa da quella umana: chi ha paura tende a scappare, allontanarsi dalla situazione paurosa, o a combattere, avere quindi una reazione aggressiva.
Quando noi abbiamo a che fare con un cane con cui dobbiamo lavorare, ci sono due cose che vogliamo evitare: una reazione aggressiva nei nostri confronti o che voglia scappare, allontanarsi da noi.
Se il cane ha paura di noi e tende ad allontanarsi, non potremo creare un rapporto, non ci può essere comunicazione e in ultima analisi non potremo collaborare con lui.
Non bisogna naturalmente confondere l'aggressività da difesa con quella da predatorietà. La seconda è una dote caratteriale importante nella caccia, nell'utilità e difesa, nella ricerca, negli sport cinofili. L'aggressività da predatorietà è funzionale, razionale, controllabile.
L'aggressività da paura è invece incontrollabile, irrazionale, imprevedibile; è la difesa ultima dell'individuo.
È interessante la relazione che vi è fra questi due tipi di aggressività: più un cane, in una determinata situazione, si sente predatore, meno ha paura. I due tipi di aggressività sono in effetti direttamente proporzionali.
A questo proposito: La matrice comportamentale del cane
Come abbiamo detto, la predatorietà ci è utile per la caccia o altre attività, ma ci è utile anche per contrastare la paura. Un cane con alta autostima, che si sente predatore, è un cane che non ha paura, quindi razionale, controllabile.
Nell'educazione del cane, dobbiamo fare molta attenzione alla differenza fra paura e rispetto; se la paura allontana il cane da noi, il rispetto lo avvicina e lo rende controllabile.
La differenza fra paura e rispetto è data dalla fiducia. Il cane si deve fidare di noi, ovvero deve sapere che non gli faremo del male.
A questo proposito: Il Rapport nella PNL
È anche chiaro che senza il rispetto da parte del cane, non ci seguirà.
La paura va quindi evitata, il rispetto è fondamentale in una relazione.
Fiducia e rispetto devono essere reciproci, ma lo diamo per scontato, no? O pensiamo che un cane si possa fidare di noi se noi non ci fidiamo di lui? ;)
Fiducia, rispetto e infine collaborazione, una ricetta che in questi ultimi 40.000 anni circa ha portato l'uomo e il cane a condividere tanto, e ci può ancora regalare tante emozioni.
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
La paura è un fenomeno interessante; condiziona pesantemente il nostro modo di pensare e il nostro comportamento.
Secondo la psicologia evolutiva, la paura è una risposta adattiva all'ambiente: chi non ha paura corre più rischi, ma è anche vero che troppa paura porta alla paralisi e all’estinzione.
A questo proposito: I cani sono di sinistra o di destra?
La paura induce una risposta "combatti o fuggi". È interessante vedere come questi comportamenti si sviluppino in un'aula scolastica, nel posto di lavoro, nello sport e, naturalmente, quando abbiamo a che fare con un cane, la cui mente non è molto diversa da quella umana: chi ha paura tende a scappare, allontanarsi dalla situazione paurosa, o a combattere, avere quindi una reazione aggressiva.
Quando noi abbiamo a che fare con un cane con cui dobbiamo lavorare, ci sono due cose che vogliamo evitare: una reazione aggressiva nei nostri confronti o che voglia scappare, allontanarsi da noi.
Se il cane ha paura di noi e tende ad allontanarsi, non potremo creare un rapporto, non ci può essere comunicazione e in ultima analisi non potremo collaborare con lui.
Non bisogna naturalmente confondere l'aggressività da difesa con quella da predatorietà. La seconda è una dote caratteriale importante nella caccia, nell'utilità e difesa, nella ricerca, negli sport cinofili. L'aggressività da predatorietà è funzionale, razionale, controllabile.
L'aggressività da paura è invece incontrollabile, irrazionale, imprevedibile; è la difesa ultima dell'individuo.
È interessante la relazione che vi è fra questi due tipi di aggressività: più un cane, in una determinata situazione, si sente predatore, meno ha paura. I due tipi di aggressività sono in effetti direttamente proporzionali.
A questo proposito: La matrice comportamentale del cane
Come abbiamo detto, la predatorietà ci è utile per la caccia o altre attività, ma ci è utile anche per contrastare la paura. Un cane con alta autostima, che si sente predatore, è un cane che non ha paura, quindi razionale, controllabile.
Nell'educazione del cane, dobbiamo fare molta attenzione alla differenza fra paura e rispetto; se la paura allontana il cane da noi, il rispetto lo avvicina e lo rende controllabile.
La differenza fra paura e rispetto è data dalla fiducia. Il cane si deve fidare di noi, ovvero deve sapere che non gli faremo del male.
A questo proposito: Il Rapport nella PNL
È anche chiaro che senza il rispetto da parte del cane, non ci seguirà.
La paura va quindi evitata, il rispetto è fondamentale in una relazione.
Fiducia e rispetto devono essere reciproci, ma lo diamo per scontato, no? O pensiamo che un cane si possa fidare di noi se noi non ci fidiamo di lui? ;)
Fiducia, rispetto e infine collaborazione, una ricetta che in questi ultimi 40.000 anni circa ha portato l'uomo e il cane a condividere tanto, e ci può ancora regalare tante emozioni.
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giovedì 28 maggio 2015
Il cane è un predatore, uno spazzino o un opportunista?
Per rispondere a questa domanda occorre innanzi tutto definire i termini:
Predatore: Animale che caccia altri animali
Opportunista: Animale che si nutre in modo non specializzato
Spazzino: Animale che si nutre degli scarti di altri animali
Voglio precisare che la definizione esatta e univoca dei termini è molto importante; se consideriamo ad esempio il termine “opportunista” nel senso comune, potremmo dire che il gatto è un opportunista, mentre in realtà, etologicamente, è un predatore.
Va anche detto che in natura i confini non sono poi così chiari: il leone, che tutti noi vediamo come predatore per eccellenza, se ne ha la possibilità ruba le prede di altri predatori come iene e sciacalli o, se ha fame, mangia resti di animali morti.
Opportunista ha un preciso significato in etologia, e descrive animali predatori che possono mangiare anche altro cibo che non sia la loro preda, tipicamente frutta, bacche o resti di altri animali incluso l’uomo. Tipici esempi di animali opportunisti sono l’orso e il ratto.
Vorrei anche distinguere la natura dell’animale dalla sua esperienza: il leone è un predatore, ma lo è anche un leone nato e cresciuto da solo in uno zoo? La risposta potrebbe essere sì, ma quel leone non è capace di cacciare e si troverebbe in serie difficoltà nella savana. Se tuttavia in qualche modo riuscisse ad inserirsi in un branco e facesse dei figli, i suoi cuccioli imparerebbero a cacciare dagli altri leoni, quindi potenzialmente, la natura di quel leone è essere un predatore, anche se non ha imparato il "mestiere".
Torniamo al cane: è un predatore? Se guardiamo la dentatura adatta ad afferrare la preda, la potente struttura muscolare del collo tipica dei predatori che afferrano la preda e la scuotono, è sicuramente un predatore. Basta andare in campagna e osservare il comportamento di un cane normale quando vede fagiani, lepri o conigli per capire che il nostro "fido" ha un istinto predatorio e in effetti la caccia è sempre stata un’attività che l’uomo e il cane hanno condiviso.
Anche per il cane, e soprattutto per il cane, vale il discorso del leone: se un cane vive in un salotto per anni e poi viene lasciato in un bosco, non avrà la vita facile, nonostante la sua predatorietà. Il cane è un cacciatore da branco, e la caccia in branco necessita struttura, gerarchia, strategia e esperienza, tutto questo non si può inventare in poco tempo.
La cronaca ci racconta che cane può essere un predatore pericoloso anche per l'uomo: ci sono casi di cani rinselvatichiti di 3/4 generazioni capaci di cacciare in branchi organizzati, e questo sta diventando un problema serio in alcune regioni, con aggressioni mortali all’uomo.
Il cane è un opportunista? Il cane può mangiare mele, banane e pizza, ma non può vivere solo di quello, e il suo metabolismo non gli permette di assimilare bene quegli alimenti, al massimo può ingrassare! Il cane è essenzialmente un carnivoro che col tempo, da quando vive con l’uomo, ha modificato/allargato leggermente la sua alimentazione, ma la carne rimane sempre l’alimento privilegiato. La risposta è comunque sì, e il cane può anche essere definito, con qualche riserva, opportunista.
Il cane è uno spazzino? Questo lato della natura del cane è l’altro elemento che ci permette di capire il legame che abbiamo con questo animale. Fin dalla preistoria, il cane è vissuto nei villaggi nutrendosi degli scarti dell’uomo; i cani di Napoli ne sono un tipico esempio e va anche notato che i casi di aggressione da parte di questi cani sono rarissimi.
Anche essere spazzino è dunque parte della natura del cane.
Quindi il cane è predatore, spazzino e opportunista. E’ stato capace di adattarsi al sole dei deserti africani e al gelo della Groenlandia, può percorrere lunghe distanze correndo, può nuotare, può all’occorrenza nutrirsi di quello che capita…
C’è solo un altro animale che è stato capace di fare questo: l’uomo. E probabilmente questo è il motivo della nostra lunga amicizia con questo stupendo animale.
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Predatore: Animale che caccia altri animali
Opportunista: Animale che si nutre in modo non specializzato
Spazzino: Animale che si nutre degli scarti di altri animali
Voglio precisare che la definizione esatta e univoca dei termini è molto importante; se consideriamo ad esempio il termine “opportunista” nel senso comune, potremmo dire che il gatto è un opportunista, mentre in realtà, etologicamente, è un predatore.
Va anche detto che in natura i confini non sono poi così chiari: il leone, che tutti noi vediamo come predatore per eccellenza, se ne ha la possibilità ruba le prede di altri predatori come iene e sciacalli o, se ha fame, mangia resti di animali morti.
Opportunista ha un preciso significato in etologia, e descrive animali predatori che possono mangiare anche altro cibo che non sia la loro preda, tipicamente frutta, bacche o resti di altri animali incluso l’uomo. Tipici esempi di animali opportunisti sono l’orso e il ratto.
Vorrei anche distinguere la natura dell’animale dalla sua esperienza: il leone è un predatore, ma lo è anche un leone nato e cresciuto da solo in uno zoo? La risposta potrebbe essere sì, ma quel leone non è capace di cacciare e si troverebbe in serie difficoltà nella savana. Se tuttavia in qualche modo riuscisse ad inserirsi in un branco e facesse dei figli, i suoi cuccioli imparerebbero a cacciare dagli altri leoni, quindi potenzialmente, la natura di quel leone è essere un predatore, anche se non ha imparato il "mestiere".
Torniamo al cane: è un predatore? Se guardiamo la dentatura adatta ad afferrare la preda, la potente struttura muscolare del collo tipica dei predatori che afferrano la preda e la scuotono, è sicuramente un predatore. Basta andare in campagna e osservare il comportamento di un cane normale quando vede fagiani, lepri o conigli per capire che il nostro "fido" ha un istinto predatorio e in effetti la caccia è sempre stata un’attività che l’uomo e il cane hanno condiviso.
Anche per il cane, e soprattutto per il cane, vale il discorso del leone: se un cane vive in un salotto per anni e poi viene lasciato in un bosco, non avrà la vita facile, nonostante la sua predatorietà. Il cane è un cacciatore da branco, e la caccia in branco necessita struttura, gerarchia, strategia e esperienza, tutto questo non si può inventare in poco tempo.
La cronaca ci racconta che cane può essere un predatore pericoloso anche per l'uomo: ci sono casi di cani rinselvatichiti di 3/4 generazioni capaci di cacciare in branchi organizzati, e questo sta diventando un problema serio in alcune regioni, con aggressioni mortali all’uomo.
Il cane è un opportunista? Il cane può mangiare mele, banane e pizza, ma non può vivere solo di quello, e il suo metabolismo non gli permette di assimilare bene quegli alimenti, al massimo può ingrassare! Il cane è essenzialmente un carnivoro che col tempo, da quando vive con l’uomo, ha modificato/allargato leggermente la sua alimentazione, ma la carne rimane sempre l’alimento privilegiato. La risposta è comunque sì, e il cane può anche essere definito, con qualche riserva, opportunista.
Il cane è uno spazzino? Questo lato della natura del cane è l’altro elemento che ci permette di capire il legame che abbiamo con questo animale. Fin dalla preistoria, il cane è vissuto nei villaggi nutrendosi degli scarti dell’uomo; i cani di Napoli ne sono un tipico esempio e va anche notato che i casi di aggressione da parte di questi cani sono rarissimi.
Anche essere spazzino è dunque parte della natura del cane.
Quindi il cane è predatore, spazzino e opportunista. E’ stato capace di adattarsi al sole dei deserti africani e al gelo della Groenlandia, può percorrere lunghe distanze correndo, può nuotare, può all’occorrenza nutrirsi di quello che capita…
C’è solo un altro animale che è stato capace di fare questo: l’uomo. E probabilmente questo è il motivo della nostra lunga amicizia con questo stupendo animale.
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giovedì 9 aprile 2015
Cani morsicatori - perché il cane morde e come evitarlo
Da tempo si parla molto di razze di cani pericolose e cani morsicatori e spesso si tende a confondere le due cose.
Un cane che è morde è tanto pericoloso quanto potente è il suo morso, quindi un Pit Bull o un Pastore Tedesco sono più pericolosi di un barboncino, ma non è detto che siano loro i più mordaci. Jack Russell e Golden Retriever, per quanto abbiano l’aspetto da peluches, non uccidono ma mordono con altrettanta determinazione.
Perché il cane morde?
Noi usiamo le mani per afferrare oggetti, per salutare, per abbracciare, per allontanare o, in certi casi, dare pugni e schiaffi.
I cani non hanno le mani e usano la bocca per fare tutto quello che facciamo noi con le mani: noi siamo un pugno, loro mordono.
Se osservate dei cuccioli che giocano, noterete che l’uso della bocca è una componente fondamentale del gioco, i cani si saltano al collo ringhiando furiosamente… senza farsi assolutamente nulla! Quando qualcuno esagera, la “vittima” glielo fa notare emettendo guaiti che fermano l’ “aggressione”.
E’ in questo modo che i cuccioli imparano il limite oltre il quale non si può andare.
Se avete o avete avuto dei figli all’asilo, è possibile che qualche volta siano arrivati a casa con morsi, lividi e bernoccoli; i cuccioli, anche se di razza diversa, sono cuccioli e i giochi non sono poi così differenti.
Una volta cresciuti gli umani ricorrono a un altro tipo di comunicazione, è infatti raro essere morsi da un collega in ufficio ;)
Solitamente, anche per i cani è così: una volta imparato il limite, ricorrono al morso solo in alcuni precisi casi:
Per aggressività rediretta
Per predazione
Per difesa del “branco”
Per paura
Con aggressività rediretta si intende quando il cane non riesce a colpire l’oggetto della sua aggressività e quindi colpisce chi gli è vicino.
Più frequente di quanto si possa pensare, l’aggressività rediretta si può verificare durante il semplice gioco con il treccino (tira e molla) o quando in passeggiata al guinzaglio il cane vuole andare da un altro cane, non necessariamente per aggredirlo.
L’aggressività rediretta è spesso associata alla frustrazione: secondo John Dollard alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo).
http://it.wikipedia.org/wiki/Frustrazione_%28psicologia%29
Il gioco col treccino (tira e molla) può essere molto utile per gestire l’attitudine morsicatrice del cane, specialmente nel periodo dai 5 mesi all’anno e mezzo, ma non può essere preso alla leggera e consiglio vivamente di chiedere informazioni a un addestratore esperto. Se usato correttamente, il gioco del treccino è fondamentale per insegnare al cane il comando “lascia”, comando molto utile nel caso in cui in bocca al cane ci sia il braccio del figlio dei vicini ;)
Il morso per predazione è più raro, è veramente molto difficile che un cane consideri un essere umano una preda. Può accadere se la vittima sta correndo nel parco, o sia in bicicletta, ma ho personalmente sperimentato che in questi casi basta fermarsi e urlare al cane (e al padrone).
Abbastanza rari sono anche i morsi da “difesa del branco”, ad esempio quando il bambino della famiglia riceve uno spinto da un amico nel parco giochi e il cane morde l’aggressore. Si presuppone comunque che il cane sia sotto controllo di un adulto che possa gestire la cosa e evitare il peggio.
Il caso più frequente e assolutamente più imprevedibile e pericoloso è il morso per paura. La paura provoca una risposta comportamentale “fight or flight”, combatti o fuggi
http://en.wikipedia.org/wiki/Fight-or-flight_response
Il morso per paura è difficilmente prevedibile e controllabile. Suggerimento: state molto attenti a un cane che ha paura.
Cosa fare quindi se il proprio cane è mordace?
In primo luogo, la cosa migliore è rivolgersi a un bravo addestratore e farsi consigliare.
Per scegliere quello giusto, consiglio di vedere il suo approccio al vostro cane: se si tiene lontano da lui, fa “diagnosi” affrettate o vi consiglia tranquillanti e psicofarmaci, lasciate perdere: è evidente che non ha confidenza con quel genere di problematiche e non vi può aiutare.
Attenzione in particolare all’uso di psicofarmaci: è come quando uno “”beve per dimenticare”, finito l’effetto i problemi tornano. Oltretutto è noto che
Fluoxetina e similari possono provocare a loro volta disturbi neuropsichiatrici e… aggressività!
http://it.wikipedia.org/wiki/Fluoxetina
In base a quanto detto prima, bisogna capire in quali circostanze il cane morde e cercare di evitare e/o gestire con l’aiuto di un esperto le situazioni in cui il cane ritiene di mordere.
Evitate assolutamente di chiudere il cane in casa per paura che morda qualcuno! Il cane deve imparare a non mordere e con il giusto aiuto si possono ottenere grandi risultati in tempi relativamente brevi. Dipende dai casi, ma se vi dicono che ci vogliono anni per ottenere risultati, cambiate addestratore!
Se non vi sentite a vostro agio ad andare in giro con un cane mordace, usate una museruola. La museruola non inibisce il comportamento del cane: se vuole mordere ci proverà comunque, ma voi sarete più tranquilli, e se voi siete tranquilli, il cane sarà più tranquillo ;)
Se non volete proprio che il vostro cucciolone appaia come “Hannibal the cannibal”, potete optare per una museruola più… divertente ;)
Evitate l’uso di pettorine (nate per il traino, non per il controllo del cane), guinzagli flexi o lunghi: la legge italiana prevede, giustamente, un guinzaglio di max 1,5 metri.
Il collare permette un controllo maggiore del cane e quindi una maggiore sicurezza. Per il tipo di collare consultate il vostro addestratore che saprà consigliarvi per il meglio anche in base alle normative locali: a Verona, ad esempio, il collare a scorrimento è consentito solo nei campi di addestramento o per cani di grande dimensione.
Per situazioni in cui il cane ha un peso notevole rispetto a quello del conduttore, l’uso della cavezza può dare maggiore sicurezza, ma attenzione: se usata impropriamente può provocare seri problemi alle vertebre cervicali del cane, consultare sempre prima il vostro addestratore di fiducia.
Ricordatevi infine che nessuno strumento o farmaco può fare miracoli. E’ il rapporto di fiducia e rispetto che si crea fra cane e conduttore che permette ad entrambi di vivere una vita felici insieme :)
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
Un cane che è morde è tanto pericoloso quanto potente è il suo morso, quindi un Pit Bull o un Pastore Tedesco sono più pericolosi di un barboncino, ma non è detto che siano loro i più mordaci. Jack Russell e Golden Retriever, per quanto abbiano l’aspetto da peluches, non uccidono ma mordono con altrettanta determinazione.
Noi usiamo le mani per afferrare oggetti, per salutare, per abbracciare, per allontanare o, in certi casi, dare pugni e schiaffi.
I cani non hanno le mani e usano la bocca per fare tutto quello che facciamo noi con le mani: noi siamo un pugno, loro mordono.
Se osservate dei cuccioli che giocano, noterete che l’uso della bocca è una componente fondamentale del gioco, i cani si saltano al collo ringhiando furiosamente… senza farsi assolutamente nulla! Quando qualcuno esagera, la “vittima” glielo fa notare emettendo guaiti che fermano l’ “aggressione”.
E’ in questo modo che i cuccioli imparano il limite oltre il quale non si può andare.
Se avete o avete avuto dei figli all’asilo, è possibile che qualche volta siano arrivati a casa con morsi, lividi e bernoccoli; i cuccioli, anche se di razza diversa, sono cuccioli e i giochi non sono poi così differenti.
Una volta cresciuti gli umani ricorrono a un altro tipo di comunicazione, è infatti raro essere morsi da un collega in ufficio ;)
Solitamente, anche per i cani è così: una volta imparato il limite, ricorrono al morso solo in alcuni precisi casi:
Per aggressività rediretta
Per predazione
Per difesa del “branco”
Per paura
Con aggressività rediretta si intende quando il cane non riesce a colpire l’oggetto della sua aggressività e quindi colpisce chi gli è vicino.
Più frequente di quanto si possa pensare, l’aggressività rediretta si può verificare durante il semplice gioco con il treccino (tira e molla) o quando in passeggiata al guinzaglio il cane vuole andare da un altro cane, non necessariamente per aggredirlo.
L’aggressività rediretta è spesso associata alla frustrazione: secondo John Dollard alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo).
http://it.wikipedia.org/wiki/Frustrazione_%28psicologia%29
Il gioco col treccino (tira e molla) può essere molto utile per gestire l’attitudine morsicatrice del cane, specialmente nel periodo dai 5 mesi all’anno e mezzo, ma non può essere preso alla leggera e consiglio vivamente di chiedere informazioni a un addestratore esperto. Se usato correttamente, il gioco del treccino è fondamentale per insegnare al cane il comando “lascia”, comando molto utile nel caso in cui in bocca al cane ci sia il braccio del figlio dei vicini ;)
Il morso per predazione è più raro, è veramente molto difficile che un cane consideri un essere umano una preda. Può accadere se la vittima sta correndo nel parco, o sia in bicicletta, ma ho personalmente sperimentato che in questi casi basta fermarsi e urlare al cane (e al padrone).
Abbastanza rari sono anche i morsi da “difesa del branco”, ad esempio quando il bambino della famiglia riceve uno spinto da un amico nel parco giochi e il cane morde l’aggressore. Si presuppone comunque che il cane sia sotto controllo di un adulto che possa gestire la cosa e evitare il peggio.
Il caso più frequente e assolutamente più imprevedibile e pericoloso è il morso per paura. La paura provoca una risposta comportamentale “fight or flight”, combatti o fuggi
http://en.wikipedia.org/wiki/Fight-or-flight_response
Il morso per paura è difficilmente prevedibile e controllabile. Suggerimento: state molto attenti a un cane che ha paura.
Cosa fare quindi se il proprio cane è mordace?
In primo luogo, la cosa migliore è rivolgersi a un bravo addestratore e farsi consigliare.
Per scegliere quello giusto, consiglio di vedere il suo approccio al vostro cane: se si tiene lontano da lui, fa “diagnosi” affrettate o vi consiglia tranquillanti e psicofarmaci, lasciate perdere: è evidente che non ha confidenza con quel genere di problematiche e non vi può aiutare.
Attenzione in particolare all’uso di psicofarmaci: è come quando uno “”beve per dimenticare”, finito l’effetto i problemi tornano. Oltretutto è noto che
Fluoxetina e similari possono provocare a loro volta disturbi neuropsichiatrici e… aggressività!
http://it.wikipedia.org/wiki/Fluoxetina
In base a quanto detto prima, bisogna capire in quali circostanze il cane morde e cercare di evitare e/o gestire con l’aiuto di un esperto le situazioni in cui il cane ritiene di mordere.
Evitate assolutamente di chiudere il cane in casa per paura che morda qualcuno! Il cane deve imparare a non mordere e con il giusto aiuto si possono ottenere grandi risultati in tempi relativamente brevi. Dipende dai casi, ma se vi dicono che ci vogliono anni per ottenere risultati, cambiate addestratore!
Se non vi sentite a vostro agio ad andare in giro con un cane mordace, usate una museruola. La museruola non inibisce il comportamento del cane: se vuole mordere ci proverà comunque, ma voi sarete più tranquilli, e se voi siete tranquilli, il cane sarà più tranquillo ;)
Se non volete proprio che il vostro cucciolone appaia come “Hannibal the cannibal”, potete optare per una museruola più… divertente ;)
Evitate l’uso di pettorine (nate per il traino, non per il controllo del cane), guinzagli flexi o lunghi: la legge italiana prevede, giustamente, un guinzaglio di max 1,5 metri.
Il collare permette un controllo maggiore del cane e quindi una maggiore sicurezza. Per il tipo di collare consultate il vostro addestratore che saprà consigliarvi per il meglio anche in base alle normative locali: a Verona, ad esempio, il collare a scorrimento è consentito solo nei campi di addestramento o per cani di grande dimensione.
Per situazioni in cui il cane ha un peso notevole rispetto a quello del conduttore, l’uso della cavezza può dare maggiore sicurezza, ma attenzione: se usata impropriamente può provocare seri problemi alle vertebre cervicali del cane, consultare sempre prima il vostro addestratore di fiducia.
Ricordatevi infine che nessuno strumento o farmaco può fare miracoli. E’ il rapporto di fiducia e rispetto che si crea fra cane e conduttore che permette ad entrambi di vivere una vita felici insieme :)
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
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sabato 6 settembre 2014
Collare a strangolo, bocconcini, pettorina ad H o psicofarmaci?
Etica cinofila: il cane lo strozzo o lo drogo?
L’essere umano ha, ciclicamente, bisogno di guerre sante.
Sante, perché rispondono ad un “bene superiore” che trascende il gretto tornaconto personale per difendere un’ideale di nobiltà.
Guerre, si capisce, perché hanno come scopo l’annientamento della controparte con l’obiettivo del benessere e della pacificazione sociale.
L’ambiente cinofilo non si fa mancare di certo niente in tal senso e negli ultimi anni tanti sono stati gli argomenti (“cattivisti”/gentilisti, punizione/rinforzo, bocconcino come esca/bocconcino come ricompensa….) che hanno scatenato integralismi di varia intensità tutti finalizzati al “benessere animale”.
Fino a pochi anni (mesi??? giorni???) fa la diatriba che più ha scaldato i cuori degli appassionati di questa materia è stato lo scontro titanico tra collare a strangolo o a strozzo o a scorrimento o a ghigliottina e pettorina ad X o scapolare, ad H o svedese, ad Y o easywalk/easyplay.
Fiumi di parole e di “pellicola” su Youtube sono stati spesi per avvalorare le testi dell’una o dell’altra fazione e studi clinici, spesso elaborati da emeriti “ignoti”, sono stati riesumati per allarmare sui danni da soffocamento piuttosto che su quelli spinali.
Beh, posso dirvi una cosa???? La “vecchia” battaglia, seppur mai sopita, tra strangolo e pettorina mi manca, e mi manca perché adesso è stata sostituita da una DISPUTA MOLTO PIU’ SUBDOLA tra il collare a strangolo e quelli che, sottilmente vengono definiti, “altri strumenti” che possono aiutare ad instaurare e migliorare la relazione con il proprio cane.
Ho scoperto, mio malgrado, che:
(cit.) “quando ci troviamo davanti ad un cane con uno stato mentale patologico … sta soffrendo! E abbiamo il dovere professionale e morale di curarli e di evitare loro, quando possibile, sofferenze. E’ vero che non è semplice fare una diagnosi di stato patologico mentale e scegliere la molecola adatta, ed è ancora meno semplice capire quando non c’è bisogno e non utilizzarla, ma questo fa parte del lavoro dei MV Comportamentalisti!”
(cit.) “quando ci troviamo davanti ad un cane con uno stato mentale patologico … sta soffrendo! E abbiamo il dovere professionale e morale di curarli e di evitare loro, quando possibile, sofferenze. E’ vero che non è semplice fare una diagnosi di stato patologico mentale e scegliere la molecola adatta, ed è ancora meno semplice capire quando non c’è bisogno e non utilizzarla, ma questo fa parte del lavoro dei MV Comportamentalisti!”
E qui arriviamo al dunque, alla fatidica molecola, a quel “detto e non detto” che cade nella categoria “altri strumenti” e che fa rimpiangere bocconcini e pettorine.
Adoro l’inglese.
Poche parole ben spese e, in questa lingua che indulge poco alla creazione di vocaboli allusivi e fantasiosi i medicinali che somministriamo a fin di bene sempre più spesso ai cani si chiamano drugs e gli psicofarmaci si chiamano psychoactive drugs : ossia DROGHE PSICOATTIVE!
E ormai li droghiamo per tutto. Una breve (ma brevissima) ricerca su Internet evidenzia che il loro utilizzo è giustificato da:
Problemi comportamentali
(CL......- CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine)
- Inappropriate eliminazioni (defecazione, urinazione)
- Paure, fobie
- Ansia
- Vocalizzazioni eccessive (abbai, ululati, etc)
- Iperattività
- Comportamenti stereotipati ed ossessivi
Aggressività
(di nuovo CL...- CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine
- Paure - temporali, rumori, visite dal veterinario-: (XANAX e basta la parola);
- Obesità (!!!!!!!!!!!!!!!!): (SL...- CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:
- Gestione del sovrappeso e dell'obesita' - PRINCIPI ATTIVI: Dirlotapine inibitore che blocca l’accumulo ed il rilascio delle lipoproteine attraverso il sistema linfatico e seda il senso di fame);
- Vecchiaia (!!!!!!!!!!!!!!!): (AN......inibitore del crollo della dopamina) gestisce i sintomi legati all’avanzamento dell’età che riguardano gli stati della memoria, dell’attenzione e del tono psicofisico;
(DENOMINAZIONE: KI..... - CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: L'Acepromazina, derivato fenotiazinico, viene impiegata come agente tranquillante-sedativo, preanestetico ed antiemetico-antichinetosico.
Agisce tramite il blocco della dopamina, catecolamina neurotrasmettitrice a livello encefalico, con effetto depressivo del sistema nervoso centrale che determina nell'animale uno stato di tranquillita' associatoa rilassamento muscolare e riduzione dell'attivita' spontanea - PRINCIPI ATTIVI: Acepromazina maleato)...
Solo pensare alla somministrazione di uno psicofarmaco per la condotta del cane da esposizione mi fa rabbrividire e immaginare una cura psicotropa per l'obesità' mi schifo ma lo scoop deve ancora venire!
L'ultima frontiera dello psicofarmaco e' il .... canile! Il suo utilizzo e' finalizzato all’adattamento a nuovi contesti sociali presso canili e rifugi in genere soprattutto nei confronti di cani randagi o semirandagi raccolti nelle regioni del Sud Italia e portati in "strutture protette" del Nord con finalità di adozione o nei confronti di cani con evidente difficoltà alla manipolazione.
Siamo arrivati, e forse purtroppo siamo solo all’inizio, di un processo di antropomorfizzazione del cane che, come in una specie di abominevole transfert, adatta al cane tutte le patologie odierne del genere umano : la depressione, l'iperattività, l'isolamento dal contesto sociale, l'incapacità' di stare da soli e tutte le tipologie del "male di vivere" che affliggono l'epoca contemporanea.
Il 5 settembre del 1379 tre maiali francesi, infastiditi e agitati dagli strilli di un porcellino cucciolo, si scagliarono contro il figlio del loro padrone ferendolo a morte.
Come riporta E.P. Evans nella sua monografia "Azione penale e pena capitale negli animali" i tre assassini, dopo un regolare processo, vennero condannati a morte insieme a molti altri maiali che "assistettero alla scena e che, con le loro urla ed il loro comportamento aggressivo dimostrarono di approvare il gesto".
Avvolgendo velocemente la pellicola e portandola ai giorni nostri (dicembre 2007) assistiamo alla scena di Mitzi-Bitzi, un cagnolino al quale la proprietaria, in occasione dell'inaugurazione dello Chateau Poochie, un hotel/SPA per cani, ha fatto adattare a collare un braccialetto del valore di 118.000 dollari giustificandosi dicendo "lei è' così' speciale"!
Come riporta E.P. Evans nella sua monografia "Azione penale e pena capitale negli animali" i tre assassini, dopo un regolare processo, vennero condannati a morte insieme a molti altri maiali che "assistettero alla scena e che, con le loro urla ed il loro comportamento aggressivo dimostrarono di approvare il gesto".
Avvolgendo velocemente la pellicola e portandola ai giorni nostri (dicembre 2007) assistiamo alla scena di Mitzi-Bitzi, un cagnolino al quale la proprietaria, in occasione dell'inaugurazione dello Chateau Poochie, un hotel/SPA per cani, ha fatto adattare a collare un braccialetto del valore di 118.000 dollari giustificandosi dicendo "lei è' così' speciale"!
Nel medioevo come oggi, noi ci comportiamo con i cani come se questi avessero pensieri, sentimenti e desideri uguali ai nostri.
E adesso appioppiamo loro le nostre stesse malattie, facendo salivare le case farmaceutiche allo stesso modo in cui sbavavano i cani di Pavlov.
Per cui, quando mi sento chiedere dal "guru" di turno qual è la mia etica cinofila, orgogliosamente rispondo che il mio cane lo strozzo col collare "a scorrimento" ogni santo giorno e quando mi sento chiedere perché, rispondo "perché' è un cane, e lo amo per quello che è".
Nota: I nomi dei farmaci citati in questo scritto sono volutamente omessi.
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
Diana Donatoni
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giovedì 13 marzo 2014
Le razze pericolose dei cani e i loro padroni
Si fa un gran parlare di razze pericolose di cani.
Tiuttavia, poiché i cani, tutti i cani, non sono né buoni, né cattivi, né tantomeno pericolosi, e il loro comportamento dipende da come vengono gestiti, eccovi un elenco di razze pericolose… di padroni di cani:
- quelli che adorano i cani, basta lavarsi le mani dopo averli toccati
- quelli che comprano il cane perché è uscito il film
- quelli che desidererebbero tanto un cane ma non hanno lo spazio
- quelli che il loro cane ha tanto spazio e quindi non stanno mai con lui
- quelli che non vogliono il cane perché fa i bisogni sul tappeto
- quelli che il cane abbaia, ed è un problema
- quelli che sterilizzano il cane, così diventa meno aggressivo. Anche se è una femmina.
- quelli che non sterilizzano il cane perché è una crudeltà, e poi abbandonano i cuccioli in autostrada
- quelli che i Pitbull dovrebbero essere proibiti
- quelli che hanno un Pitbull perché è cattivo e fa figo
- quelli che drogano i cani perché hanno dei problemi psicologici (i padroni, intendo)
- quelli che si drogano e vanno in giro con i cani
- quelli che non portano il cane dal veterinario
- quelli che il collare no, la pettorina! E poi non portano mai il cane a fare una passeggiata
- quello che il loro cane senza bocconcini non fa niente
- quelli che tengono a digiuno il cane perché altrimenti i bocconcini non li vuole
- quelli che danno al cane le proteine del latte perché è stressato
- quelli che stressano il cane
- quelli che non danno comandi al cane, ma “suggerimenti di comportamento”
- quelli che urlano sempre al cane, perché così capisce
- quelli che il loro cane fa solo quello che vuole lui
- quelli che il loro cane è viziato
- quelli al cane danno caffellatte e biscottini al cioccolato
- quelli che non viziano il loro cane, o almeno così dicono
- quelli che sanno come educare un cane perché lo hanno visto in TV
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno letto un libro
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno dei figli
- quelli che il cane è come mio figlio
- quelli che fanno infatti dormire il figlio nella cuccia
- quelli che “can che abbaia non morde”, e si ritrovano al pronto soccorso con 10 punti e l’antitetanica
- quelli che tolgono la ciotola al cane tutte le sere mentre mangia, così impara chi è il padrone
- quelli che il cane è il padrone di casa
- quelli che i segnali calmanti
- quelli che i segnali calmanti assolutamente no!
- quelli che i segnali calmanti: “Uh?”
- quelli che su Facebook scrivono che sono Educatori Cinofili perché hanno seguito un corso
- quelli che non hanno mai seguito un corso
- quelli che farebbero meglio a seguire un corso
- quelli che non hanno mai avuto un cane ma ti danno dei consigli
- quelli che i consigli non li accettano perché conoscono il loro cane
…
I nostri amici animali sono veramente molto pazienti con noi, ma forse non dovremmo approfittarne così tanto ;)
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
Tiuttavia, poiché i cani, tutti i cani, non sono né buoni, né cattivi, né tantomeno pericolosi, e il loro comportamento dipende da come vengono gestiti, eccovi un elenco di razze pericolose… di padroni di cani:
- quelli che adorano i cani, basta lavarsi le mani dopo averli toccati
- quelli che comprano il cane perché è uscito il film
- quelli che desidererebbero tanto un cane ma non hanno lo spazio
- quelli che il loro cane ha tanto spazio e quindi non stanno mai con lui
- quelli che non vogliono il cane perché fa i bisogni sul tappeto
- quelli che il cane abbaia, ed è un problema
- quelli che sterilizzano il cane, così diventa meno aggressivo. Anche se è una femmina.
- quelli che non sterilizzano il cane perché è una crudeltà, e poi abbandonano i cuccioli in autostrada
- quelli che i Pitbull dovrebbero essere proibiti
- quelli che hanno un Pitbull perché è cattivo e fa figo
- quelli che drogano i cani perché hanno dei problemi psicologici (i padroni, intendo)
- quelli che si drogano e vanno in giro con i cani
- quelli che non portano il cane dal veterinario
- quelli che il collare no, la pettorina! E poi non portano mai il cane a fare una passeggiata
- quello che il loro cane senza bocconcini non fa niente
- quelli che tengono a digiuno il cane perché altrimenti i bocconcini non li vuole
- quelli che danno al cane le proteine del latte perché è stressato
- quelli che stressano il cane
- quelli che non danno comandi al cane, ma “suggerimenti di comportamento”
- quelli che urlano sempre al cane, perché così capisce
- quelli che il loro cane fa solo quello che vuole lui
- quelli che il loro cane è viziato
- quelli al cane danno caffellatte e biscottini al cioccolato
- quelli che non viziano il loro cane, o almeno così dicono
- quelli che sanno come educare un cane perché lo hanno visto in TV
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno letto un libro
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno dei figli
- quelli che il cane è come mio figlio
- quelli che fanno infatti dormire il figlio nella cuccia
- quelli che “can che abbaia non morde”, e si ritrovano al pronto soccorso con 10 punti e l’antitetanica
- quelli che tolgono la ciotola al cane tutte le sere mentre mangia, così impara chi è il padrone
- quelli che il cane è il padrone di casa
- quelli che i segnali calmanti
- quelli che i segnali calmanti assolutamente no!
- quelli che i segnali calmanti: “Uh?”
- quelli che su Facebook scrivono che sono Educatori Cinofili perché hanno seguito un corso
- quelli che non hanno mai seguito un corso
- quelli che farebbero meglio a seguire un corso
- quelli che non hanno mai avuto un cane ma ti danno dei consigli
- quelli che i consigli non li accettano perché conoscono il loro cane
…
I nostri amici animali sono veramente molto pazienti con noi, ma forse non dovremmo approfittarne così tanto ;)
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
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martedì 16 aprile 2013
Perché il cane abbaia dietro al cancello?
A tutti è capitato di passare davanti a un cancello di un giardino insieme con il nostro amico a quattro zampe e spaventarsi perché improvvisamente un cane salta fuori abbaiando furiosamente.
E a tutti è capitato che, mentre si passeggia tranquillamente un cane dall'altra parte della strada inizia a tirare disperatamente il guinzaglio per venire da noi abbaiando e ringhiando.
Perché?
Andiamo con ordine. La spiegazione più tradizionale per il primo caso è la territorialità.
I cani, o almeno alcuni cani e razze, sono territoriali; questo comporta che il cane tende a difendere il suo territorio, come fa ad esempio il lupo, suo stretto parente.
E qui mi viene il primo dubbio.
Perché di documentari sui lupi ne ho visti tanti, di libri e articoli sui lupi altrettanti, e non ho mai visto i lupi comportarsi così.
Mi viene poi un altro dubbio: se il cane si comportasse in questo modo per difendere il territorio, una volta attraversato il cancello ed entrati nel giardino, dovremmo essere attaccati.
In realtà questo solitamente non succede. Anzi: nella maggior parte dei casi il cane si avvicina festosamente per farsi fare le coccole e conoscere il nostro amico peloso.
Veniamo al secondo caso: il cane che incrociamo per la strada vede il nostro Fido e cerca di tirare il padrone per avvicinarsi, quindi scartiamo subito la paura perché in questo caso cercherebbe di allontanarsi da noi.
Tipicamente questo comportamento viene descritto come "lotta gerarchica", cioè i cani devono, sempre, decidere chi sta "sopra" e chi sta "sotto", come i lupi che lottano per stabilire chi è il maschio alfa.
Noi tuttavia sappiamo dai recenti studi sui lupi che le lotte per la leadership non sono poi così comuni, e mi chiedo perché il piinscher che ho incontrato l'altro giorno voleva ingaggiare una lotta per la leadership con la mia golden retriever...
Le rare lotte per la leadership nei branchi di lupi sono ancora più rare nei cani di diverso sesso, e soprattutto i nostri due cuccioloni non fanno parte dello stesso branco, volendo considerare le nostre famiglie come branchi.
Allora perché i cani abbaiano e ringhiano quando sono al di là del cancello o si incontrano per strada?
La scala di Maslow ci dice che i bisogni si dividono in tre categorie:
Come abbiamo visto, possiamo scartare i bisogni di sopravvivenza: i cani tendono ad avvicinarsi e non ad allontanarsi, quindi non è paura. Non è neppure difesa territoriale, i cani e i lupi in natura tendono semplicemente a stare lontani o attaccare come ultima risorsa senza abbaiare e ringhiare.
Non vedo come abbaiare furiosamente possa portare auto-realizzazione, così rimane il bisogno di socializzazione.
Quindi sembrerebbe che il cane che abbaia dietro al cancello o dall'altra parte della strada vuole solo fare amicizia.
In effetti questo spiega perché la maggior parte dei cani trattenuti al guinzaglio abbaiano furiosamente, se lasciati liberi si avvicinano, si annusano ed, eventualmente, giocano allegramente; spiega anche perché se si apre il cancello e noi entriamo, il cane ci viene incontro festoso.
Purtroppo le cose non sono così semplici: i bisogni non soddisfatti portano frustrazione, che a lungo andare a sula volta può portare aggressività. E' possibile infatti che il cane possa associare la presenza di un suo simile al non-soddisfacimento dei suoi bisogni e quindi frustrazione.
Una condizione normale (il cane vuole fare amicizia) diventa quindi una condizione patologica (il cane diventa aggressivo).
La socializzazione è l'esperienza fondamentale per il cane, sia quando è cucciolo, sia nella vita adulta; alcuni tipi di aggressività non spiegabili altrimenti, potrebbero essere semplicemente sintomi di mancanza di socializzazione.
Per saperne di più:
I bisogni del cane
Il cane e la frustrazione
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Perché?
Andiamo con ordine. La spiegazione più tradizionale per il primo caso è la territorialità.
I cani, o almeno alcuni cani e razze, sono territoriali; questo comporta che il cane tende a difendere il suo territorio, come fa ad esempio il lupo, suo stretto parente.
E qui mi viene il primo dubbio.
Perché di documentari sui lupi ne ho visti tanti, di libri e articoli sui lupi altrettanti, e non ho mai visto i lupi comportarsi così.
Mi viene poi un altro dubbio: se il cane si comportasse in questo modo per difendere il territorio, una volta attraversato il cancello ed entrati nel giardino, dovremmo essere attaccati.
In realtà questo solitamente non succede. Anzi: nella maggior parte dei casi il cane si avvicina festosamente per farsi fare le coccole e conoscere il nostro amico peloso.
Veniamo al secondo caso: il cane che incrociamo per la strada vede il nostro Fido e cerca di tirare il padrone per avvicinarsi, quindi scartiamo subito la paura perché in questo caso cercherebbe di allontanarsi da noi.
Tipicamente questo comportamento viene descritto come "lotta gerarchica", cioè i cani devono, sempre, decidere chi sta "sopra" e chi sta "sotto", come i lupi che lottano per stabilire chi è il maschio alfa.
Noi tuttavia sappiamo dai recenti studi sui lupi che le lotte per la leadership non sono poi così comuni, e mi chiedo perché il piinscher che ho incontrato l'altro giorno voleva ingaggiare una lotta per la leadership con la mia golden retriever...
Le rare lotte per la leadership nei branchi di lupi sono ancora più rare nei cani di diverso sesso, e soprattutto i nostri due cuccioloni non fanno parte dello stesso branco, volendo considerare le nostre famiglie come branchi.
Allora perché i cani abbaiano e ringhiano quando sono al di là del cancello o si incontrano per strada?
La scala di Maslow ci dice che i bisogni si dividono in tre categorie:
- Di sopravvivenza
- Sociali
- Di auto-realizzazione
Come abbiamo visto, possiamo scartare i bisogni di sopravvivenza: i cani tendono ad avvicinarsi e non ad allontanarsi, quindi non è paura. Non è neppure difesa territoriale, i cani e i lupi in natura tendono semplicemente a stare lontani o attaccare come ultima risorsa senza abbaiare e ringhiare.
Non vedo come abbaiare furiosamente possa portare auto-realizzazione, così rimane il bisogno di socializzazione.
Quindi sembrerebbe che il cane che abbaia dietro al cancello o dall'altra parte della strada vuole solo fare amicizia.
In effetti questo spiega perché la maggior parte dei cani trattenuti al guinzaglio abbaiano furiosamente, se lasciati liberi si avvicinano, si annusano ed, eventualmente, giocano allegramente; spiega anche perché se si apre il cancello e noi entriamo, il cane ci viene incontro festoso.
Purtroppo le cose non sono così semplici: i bisogni non soddisfatti portano frustrazione, che a lungo andare a sula volta può portare aggressività. E' possibile infatti che il cane possa associare la presenza di un suo simile al non-soddisfacimento dei suoi bisogni e quindi frustrazione.
Una condizione normale (il cane vuole fare amicizia) diventa quindi una condizione patologica (il cane diventa aggressivo).
La socializzazione è l'esperienza fondamentale per il cane, sia quando è cucciolo, sia nella vita adulta; alcuni tipi di aggressività non spiegabili altrimenti, potrebbero essere semplicemente sintomi di mancanza di socializzazione.
Per saperne di più:
I bisogni del cane
Il cane e la frustrazione
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lunedì 8 aprile 2013
Il cane è aggressivo o semplicemente frustrato?
I "cani aggressivi" sembrano essere di moda; ho conosciuto cani allegri e spensierati, desiderosi di giocare festosamente essere definiti "aggressivi".
Ho visto cuccioli di 3/5 mesi gioiosamente iperattivi definiti "aggressivi" e "irrecuperabili" per la loro tendenza a mordicchiare.
Ho ricevuto testimonianze di cani perfettamente sani e tranquilli, portati a scopo di test da "esperti comportamentali", definiti "fobici" e "ansiosi".
Ho visto "esperti comportamentali" aver paura di cani che saltavano su e giù per fare le feste e giocare.
Ho anche visto cani mordere seriamente esseri umani e attaccare altri cani o altri animali.
Prima di parlare del perché un cane è "aggressivo", vorrei definire meglio cosa si intende per aggressività e mettere qualche "puntino sulle i".
1 - non esistono "cani aggressivi".
Esistono cani che in determinate circostanze, in determinati ambienti, mostrano un "comportamento aggressivo".
2 - l'aggressività, nel cane come nell'uomo, è un comportamento anomalo e asociale.
3 - la dominanza non è un tipo di aggressività:
La Dominanza è un comportamento quantitativo e quantificabile visualizzata da un individuo con la funzione di ottenere o mantenere l'accesso temporaneo a una particolare risorsa in una particolare occasione, contro un avversario particolare, senza incorrere in lesioni alle parti. Se una delle parti provoca ferimenti, il comportamento è aggressivo e non dominante. (Roger Abrantes)
4 - L'istinto predatorio non è una forma di aggressività.
Da Wikipedia: "Istinto o comportamento innato è la tendenza intrinseca di un organismo vivente di eseguire un particolare comportamento."
La predatorietà è quindi una funzione adattiva comune a tutti i cani, non un comportamento anomalo e antisociale.
5 - la difesa del territorio e del branco non sono per definizione manifestazioni di aggressività.
Sono reazioni a uno stimolo. La difesa è una funzione sociale, col cessare dello stimolo, cessa la risposta comportamentale.
6 - La paura può provocare un comportamento aggressivo.
Quando si è minacciati, l'istinto di sopravvivenza prende il controllo comportamentale. Non è una condizione "normale", bensì una risposta a un evento straordinario.
Secondo la teoria di Maslow, la sopravvivenza è al primo posto, i bisogni sociali quindi non vengono considerati. L'asocialità e la non "normalità" del comportamento dettato dalla paura permette di descriverlo come "aggressività".
Veniamo quindi alla tematica proposta nel titolo:
7 - La frustrazione provoca aggressività.
Secondo Dollard "alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo)".
(Dollard J., Miller N.E., Doob L.W., Mowrer L.H., Sears R.R, (1967) Frustrazione e aggressività.)
Che cosa è esattamente la frustrazione?
Da Wikipedia: Con il termine frustrazione s'intende quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o a cause endogene ovvero lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.
Riprendiamo ancora una volta la teoria dei bisogni di Maslow:
- bisogni di sopravvivenza
- bisogni sociali
- bisogni di autorganizzazione
Abbiamo detto che la paura è determinata dal non soddisfacimento dei bisogni di sopravvivenza; un cane che ha paura è quindi frustrato e quindi aggressivo.
Ci sono casi dove la relazione fra aggressività e frustrazione è più sottile; quando due cani al guinzaglio si incrociano per strada si manifestano sovente comportamenti aggressivi.
Perché?
Una teoria abbastanza classica spiega questo fenomeno con la necessità dei cani di stabilire una gerarchia.
Non mi sento di escludere totalmente questa spiegazione, tuttavia ci sono delle difficoltà:
La gerarchia è una funzione naturale dei gruppi sociali, ad esempio il branco di cani.
Poiché i due cani che si incontrano per strada non fanno parte dello stesso branco, i casi di aggressività si verificano anche fra individui maschi e femmine, i conflitti fra potenziali individui "alfa", specialmente di diverso genere, sono piuttosto rari.
Gli animali, in natura, cercano il più possibile di evitare gli scontri, perché l'esito non è mai certo e difficilmente non comportano rischi per entrambe le parti.
Un'altra spiegazione viene dalla prossemica. Due cani che si incrociano per la via, difficilmente si avvicinano frontalmente, ma eseguono dei cerchi e si avvicinano lateralmente.
Forzando con il guinzaglio l'avvicinamento frontale possiamo effettivamente creare qualche problema di stress ai nostri amici pelosi.
Tuttavia, in questo caso, la reazione dei cani dovrebbe essere di allontanamento dalla causa di stress e non di avvicinamento: se non ci piace qualcosa o una situazione, cerchiamo di allontanarci, non di avvicinarci a essa.
I nostri amici a quattro zampe fanno di tutto invece per avvicinarsi, anche se talvolta ringhiando e abbaiando.
Perché?
Consideriamo i bisogni sociali di Maslow. I cani sono animali sociali, esattamente come noi, e hanno "bisogno" di stare insieme agli altri; ecco quindi che risulta spiegabile perché due cani che si incrociano per la strada vogliono avvicinarsi.
Probabilmente vogliono semplicemente conoscersi e fare amicizia!
Perché quindi possono scatenarsi manifestazioni di aggressività?
Se noi tratteniamo il cane e gli impediamo di avvicinarsi, di fatto inibiamo il suo bisogno di socialità.
Come abbiamo visto, la teoria di Dollard implica che i bisogni inibiti, repressi, portano a frustrazione, e la frustrazione porta ad aggressività.
Quindi, dobbiamo sempre lasciare avvicinare i cani per permettere loro di fare amicizia e soddisfare i bisogni sociali?
Purtroppo non è sempre possibile :(
Possiamo incontrare un cane che ha fatto poca socializzazione da cucciolo, o addirittura non l'abbia fatta per niente, che ha giocato poco con i suoi simili e che quindi non ha imparato come comportarsi "in società".
A lungo andare la frustrazione diventa da "fisiologica" a "patologica", uno stato permanente della mente del cane per cui il solo vedere un suo simile provoca frustrazione e quindi aggressività.
Cosa possiamo fare se incontriamo un cane che presenta un comportamento aggressivo?
Per qualcuno, è facile capire istintivamente le reali intenzioni dei cani, per molti può non essere così naturale. Gli etologi hanno cercato di catalogare i vari comportamenti creando gli "etogrammi"; Turid Ruugas ha dedicato la sua vita a studiare i segnali calmanti dei cani. Certo, nulla vale come la sensibilità e l'esperienza, ma iniziare da qui non fa male.
Cosa possiamo fare se il nostro cane presenta un comportamento aggressivo?
La socializzazione e il gioco per il cane è probabilmente la miglior cura: un cane socializzato che gioca con i suoi simili è più sicuro di sé, ha meno paura ed è meno frustrato, quindi meno aggressivo.
Per saperne di più:
I bisogni del cane
Analisi comportamentale e etogramma del cane
La Matrice Comportamentale del cane
Con fiducia, rispetto e, collaborazione. :)
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Sito web "il guinzaglio invisibile"
email: info@ilguinzaglioinvisibile.it
Il libro "Dog 3.0 - il guinzaglio invisibile" è disponibile su Amazon.it
Ho visto cuccioli di 3/5 mesi gioiosamente iperattivi definiti "aggressivi" e "irrecuperabili" per la loro tendenza a mordicchiare.
Ho ricevuto testimonianze di cani perfettamente sani e tranquilli, portati a scopo di test da "esperti comportamentali", definiti "fobici" e "ansiosi".
Ho visto "esperti comportamentali" aver paura di cani che saltavano su e giù per fare le feste e giocare.
Ho anche visto cani mordere seriamente esseri umani e attaccare altri cani o altri animali.
Prima di parlare del perché un cane è "aggressivo", vorrei definire meglio cosa si intende per aggressività e mettere qualche "puntino sulle i".
1 - non esistono "cani aggressivi".
Esistono cani che in determinate circostanze, in determinati ambienti, mostrano un "comportamento aggressivo".
2 - l'aggressività, nel cane come nell'uomo, è un comportamento anomalo e asociale.
3 - la dominanza non è un tipo di aggressività:
La Dominanza è un comportamento quantitativo e quantificabile visualizzata da un individuo con la funzione di ottenere o mantenere l'accesso temporaneo a una particolare risorsa in una particolare occasione, contro un avversario particolare, senza incorrere in lesioni alle parti. Se una delle parti provoca ferimenti, il comportamento è aggressivo e non dominante. (Roger Abrantes)
4 - L'istinto predatorio non è una forma di aggressività.
Da Wikipedia: "Istinto o comportamento innato è la tendenza intrinseca di un organismo vivente di eseguire un particolare comportamento."
La predatorietà è quindi una funzione adattiva comune a tutti i cani, non un comportamento anomalo e antisociale.
5 - la difesa del territorio e del branco non sono per definizione manifestazioni di aggressività.
Sono reazioni a uno stimolo. La difesa è una funzione sociale, col cessare dello stimolo, cessa la risposta comportamentale.
6 - La paura può provocare un comportamento aggressivo.
Quando si è minacciati, l'istinto di sopravvivenza prende il controllo comportamentale. Non è una condizione "normale", bensì una risposta a un evento straordinario.
Secondo la teoria di Maslow, la sopravvivenza è al primo posto, i bisogni sociali quindi non vengono considerati. L'asocialità e la non "normalità" del comportamento dettato dalla paura permette di descriverlo come "aggressività".
Veniamo quindi alla tematica proposta nel titolo:
7 - La frustrazione provoca aggressività.
Secondo Dollard "alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo)".
(Dollard J., Miller N.E., Doob L.W., Mowrer L.H., Sears R.R, (1967) Frustrazione e aggressività.)
Che cosa è esattamente la frustrazione?
Da Wikipedia: Con il termine frustrazione s'intende quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o a cause endogene ovvero lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.
Riprendiamo ancora una volta la teoria dei bisogni di Maslow:
- bisogni di sopravvivenza
- bisogni sociali
- bisogni di autorganizzazione
Abbiamo detto che la paura è determinata dal non soddisfacimento dei bisogni di sopravvivenza; un cane che ha paura è quindi frustrato e quindi aggressivo.
Ci sono casi dove la relazione fra aggressività e frustrazione è più sottile; quando due cani al guinzaglio si incrociano per strada si manifestano sovente comportamenti aggressivi.
Perché?
Una teoria abbastanza classica spiega questo fenomeno con la necessità dei cani di stabilire una gerarchia.
Non mi sento di escludere totalmente questa spiegazione, tuttavia ci sono delle difficoltà:
La gerarchia è una funzione naturale dei gruppi sociali, ad esempio il branco di cani.
Poiché i due cani che si incontrano per strada non fanno parte dello stesso branco, i casi di aggressività si verificano anche fra individui maschi e femmine, i conflitti fra potenziali individui "alfa", specialmente di diverso genere, sono piuttosto rari.
Gli animali, in natura, cercano il più possibile di evitare gli scontri, perché l'esito non è mai certo e difficilmente non comportano rischi per entrambe le parti.
Un'altra spiegazione viene dalla prossemica. Due cani che si incrociano per la via, difficilmente si avvicinano frontalmente, ma eseguono dei cerchi e si avvicinano lateralmente.
Forzando con il guinzaglio l'avvicinamento frontale possiamo effettivamente creare qualche problema di stress ai nostri amici pelosi.
Tuttavia, in questo caso, la reazione dei cani dovrebbe essere di allontanamento dalla causa di stress e non di avvicinamento: se non ci piace qualcosa o una situazione, cerchiamo di allontanarci, non di avvicinarci a essa.
I nostri amici a quattro zampe fanno di tutto invece per avvicinarsi, anche se talvolta ringhiando e abbaiando.
Perché?
Consideriamo i bisogni sociali di Maslow. I cani sono animali sociali, esattamente come noi, e hanno "bisogno" di stare insieme agli altri; ecco quindi che risulta spiegabile perché due cani che si incrociano per la strada vogliono avvicinarsi.
Probabilmente vogliono semplicemente conoscersi e fare amicizia!
Perché quindi possono scatenarsi manifestazioni di aggressività?
Se noi tratteniamo il cane e gli impediamo di avvicinarsi, di fatto inibiamo il suo bisogno di socialità.
Come abbiamo visto, la teoria di Dollard implica che i bisogni inibiti, repressi, portano a frustrazione, e la frustrazione porta ad aggressività.
Quindi, dobbiamo sempre lasciare avvicinare i cani per permettere loro di fare amicizia e soddisfare i bisogni sociali?
Purtroppo non è sempre possibile :(
Possiamo incontrare un cane che ha fatto poca socializzazione da cucciolo, o addirittura non l'abbia fatta per niente, che ha giocato poco con i suoi simili e che quindi non ha imparato come comportarsi "in società".
A lungo andare la frustrazione diventa da "fisiologica" a "patologica", uno stato permanente della mente del cane per cui il solo vedere un suo simile provoca frustrazione e quindi aggressività.
Cosa possiamo fare se incontriamo un cane che presenta un comportamento aggressivo?
Per qualcuno, è facile capire istintivamente le reali intenzioni dei cani, per molti può non essere così naturale. Gli etologi hanno cercato di catalogare i vari comportamenti creando gli "etogrammi"; Turid Ruugas ha dedicato la sua vita a studiare i segnali calmanti dei cani. Certo, nulla vale come la sensibilità e l'esperienza, ma iniziare da qui non fa male.
Cosa possiamo fare se il nostro cane presenta un comportamento aggressivo?
La socializzazione e il gioco per il cane è probabilmente la miglior cura: un cane socializzato che gioca con i suoi simili è più sicuro di sé, ha meno paura ed è meno frustrato, quindi meno aggressivo.
Per saperne di più:
I bisogni del cane
Analisi comportamentale e etogramma del cane
La Matrice Comportamentale del cane
Con fiducia, rispetto e, collaborazione. :)
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lunedì 4 marzo 2013
Psicofarmaci per cani: tante bugie, poca utilità, grandi rischi
Qualcuno sembra credere che se si continua a ripetere una cosa, questa cosa diventa vera.
Ci sentiamo infatti ripetere con insistenza che, per risolvere problemi comportamentali del cane, sono necessari rimedi farmacologici, i cosiddetti psicofarmaci, "eventualmente" coadiuvati da una terapia comportamentale.
In realtà questo non solo non rappresenta l'unica strada, ma è una strada che, nel migliore dei casi, non va da nessuna parte; nel peggiore porta all'aumento dell'aggressività del cane e alla sua soppressione.
Innanzitutto dobbiamo capire cosa sono gli psicofarmaci, come funzionano e quale scopo si prefigge una "cura" a base di psicofarmaci.
Gli psicofarmaci più utilizzati sono detti "inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina", SSRI.
La serotonina è un neurotrasmettitore che porta alcuni segnali alle varie sinapsi della corteccia cerebrale.
Nei casi di stress, ansia (paura di qualcosa di imprecisato) e depressione (disturbo dell'umore) si evidenzia un calo della produzione di serotonina, che viene quindi da molti considerata la responsabile del "buon umore", anche se la serotonina regola anche il sonno, la temperatura corporea, la sessualità e l'appetito.
La serotonina prodotta non circola all'infinito, viene assorbita (ricaptazione) per evitare che si propaghi all'infinito.
Per capire meglio i meccanismi correlati alla serotonina dobbiamo partire dallo stress.
Lo stress è una risposta adattiva all'ambiente; immaginiamo gli avi del nostro amico a quattro zampe a caccia nella savana, con la preoccupazione di mangiare o essere mangiati.
Lo stress induce modificazioni fisiche e cognitive:
- sensi acuiti
- aumento delle pulsazioni cardiache
- maggiore afflusso di sangue ai muscoli
- aumento della percezione
- aumento dell'attenzione
I responsabili di queste modificazioni sono due ormoni: l'adrenalina e il cortisolo.
In particolare il cortisolo è l'ormone che si occupa di mantenere afflussi di energia elevati per il tempo della durata dello stimolo stressante (l'energia che serve a combattere o scappare).
Nel caso di stress cronico si può notare un aumento di cortisolo nell'organismo.
Come abbiamo detto, gli psicofarmaci SSRI, come ad esempio la fluoxetina, inibiscono l'assorbimento della serotonina, facendo sì che rimanga in circolo per la durata dell'effetto farmacologico, quindi:
Stress => calo di serotonina => SSRI (fluoxetina) => aumento della serotonina
Teoricamente dovremmo avere un miglioramento dell'umore.
Tuttavia, se il cervello diminuisce la produzione di serotonina, c'è un motivo: in caso di stress (minaccia, pericolo) generalmente vogliamo essere ben svegli e attenti, non è una buona idea buttarsi col paracadute ubriachi!
Se aumentiamo artificialmente il livello di serotonina, questa stimola l'ormone adrenocorticotropo (ACTH) che a sua volta produce cortisolo che, abbiamo detto, è l'ormone dello stress.
Quindi:
Stress => calo di serotonina => SSRI (fluoxetina) => aumento della serotonina => stimolazione ACTH => aumento cortisolo => Stress!!
Nel caso migliore non otteniamo nulla, non eliminiamo lo stress e l'ansia rimane. Da notare comunque che lo stress può portare all'aggressività.
A questo punto vanno fatte alcune considerazioni.
1 - i farmaci non "curano" lo stato d'ansia, lo inibiscono momentaneamente.
2 - solitamente viene suggerita una terapia comportamentale, ma poiché gli antidepressivi sostanzialmente sono sedativi, i livelli delle funzioni cognitive quali attenzione, problem solving, percezione e memoria, sono alterati (come si evince dal bugiardino dei farmaci stessi). E' veramente consigliabile fare esercizi educativi con un cane sedato? Mandereste a scuola i vostri figli ubriachi per imparare meglio?
3 - i farmaci SSRI hanno dei possibili effetti collaterali, di cui è troppo lungo parlare qui, ma ci torneremo in seguito; è doveroso comunque segnalare che la fluoxetina ha una probabilità di 10,9 volte maggiore di scatenare reazioni aggressive rispetto alla media dei farmaci. Basti ricordare che i responsabili delle maggiori stragi negli Stati Uniti, compreso quello della strage di Newtown dove sono morti decine di bambini, erano sotto effetto di farmaci SSRI.
4 - in ogni caso non servono a risolvere il problema e nemmeno aiutano a risolverlo se viene affiancata una terapia comportamentale.
Gli psicofarmaci non sono una novità: negli anni 50/60 si proponeva con entusiasmo un inibitore della serotonina prodotto dalla Sandez, oggi Novartis, nel trattamento di depressione, ansia e schizofrenia: era l'acido lisergico, conosciuto meglio come LSD, oggi considerata una pericolosa droga illegale per gli effetti devastanti per la mente, riconosciuti 20 anni dopo l'introduzione.
Altri farmaci e non che si basano sul controllo della serotonina, oltre agli SSRI come la fluoxetina, sono le anfetamine (che portano a minori casi di violenza rispetto agli SSRI), la morfina, l'eroina, la marihuana e l'exstasy. Come è noto alcune sono illegali perché considerate pericolose, viene da chiedersi come verranno considerati gli SSRI fra 20 anni.
Ci sono modi naturali per stimolare la produzione di serotonina?
Certamente!
Prendere il sole!
Correre!
Giocare!
Mangiare cibo sano!
Fare esercizio fisico!
Fare vita sociale!
Per i casi più difficili ci sono naturalmente delle terapie comportamentali che possono aiutare.
Nel "Guinzaglio invisibile" si usano metodologie ispirate alle più avanzate terapie comportamentali (CBT, ACT) e la Programmazione Neuro Linguistica (PNL); in pratica, poiché l'ansia e molte forme di depressione sono di fatto delle paure, si usa il gioco e l'istinto predatorio, antagonista della paura stessa, in modo da aumentare l'autostima del cane: un predatore non ha paura.
Naturalmente le metodologie basate sull'istinto predatorio non sono poi così diverse dalle tecniche che molti bravi addestratori praticano da migliaia di anni, senza paroloni accademici e con grande successo ;)
Non drogate il vostro cane!
Con fiducia, rispetto e collaborazione.
Riferimenti
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9192540
http://www.psychologytoday.com/blog/obsessively-yours/201212/newtown-shootings-caution-about-violence-and-ssris
http://www.psychologytoday.com/blog/obsessively-yours/201001/five-reasons-not-take-ssris
http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0015337
http://it.wikipedia.org/wiki/LSD
http://www.markpine.us/?tag=novartis
http://books.google.it/books?id=rFnDrG18FP0C&pg=PA340&lpg=PA340&dq=serotonina+e+acth&source=bl&ots=ahDjj40Vyh&sig=0wYZY_mOhOJQdHFG-Ts9QgxSc34&hl=it&sa=X&ei=wUcrUbPJOOHw4QS_wYDICA&ved=0CFkQ6AEwBQ#v=onepage&q=serotonina%20e%20acth&f=false
http://endo.endojournals.org/content/112/4/1217
http://www.dannyroddy.com/main/2011/12/12/serotonin-the-misery-hormone.html
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