venerdì 25 settembre 2015

Educazione del cane e leadership: dal bocconcino alla collaborazione in armonia

Nel mondo dell’educazione e dell’addestramento cinofilo si discute spesso di leadership: dobbiamo essere capibranco, padri di famiglia, amici…

Un vero leader si riconosce subito ;)

Scegliere un tipo di leadership influenza anche la metodologia usata nell’educazione e nell’addestramento del cane.

Due metodologie che possono essere usate sono:

  • Leadership transazionale
  • Leadership trasformazionale

La leadership transazionale è basata su premi e punizioni, la vecchia “carota o bastone” dei modi di dire; per quanto vecchia, è ancora largamente utilizzata.

Il tipo di meccanismo è di tipo comportamentale e si rifà alle teorie di Skinner del secolo scorso (behaviorismo) . Ultimamente in psicologia la “Terapia cognitivo comportamentale” ne ha rivalutato alcuni aspetti adattandola alle nuove scoperte in ambito cognitivo; l’essere vivente non è una macchina ;)

Ci sono due modi di elargire ricompense e premi, e i due modi producono due tipi di risultati diversi; è importante non confonderli e usarli in modo appropriato.


La ricompensa non contingente

Il premio viene dato indipendentemente dal raggiungimento di certi obbiettivi.
Nella terapia cognitivo comportamentale viene usata tipicamente per evitare problemi comportamentali.

Ad esempio il cane si morde la coda in modo compulsivo, esprimendo un disagio di qualche tipo; la somministrazione di attenzioni e bocconcini indipendentemente dal verificarsi del comportamento “distrae” e mette più a suo agio il soggetto e rende più raro il verificarsi del comportamento.

La ricompensa contingente

Il premio viene dato al raggiungimento di un obbiettivo, di una performance o al verificarsi di un certo comportamento
E’ il metodo più efficace per migliorare la performance o raggiungere un certo obbiettivo o comportamento; migliora inoltre la soddisfazione e l’autostima del soggetto.

Ad esempio: se diamo un bocconcino al cane quando dà la zampa, il cane viene gratificato e tenderà a dare la zampa in modo più preciso e veloce. Attenzione che il cane tenderà a ripetere ed eventualmente perfezionare il comportamento perché il successo lo gratifica, non perché ha fame ;)

Per essere efficace occorre che la ricompensa dev’essere riconosciuta come tale.

ad esempio, se do al cane un bocconcino, ma il cane non ha fame, non gli piace quel bocconcino, non funziona. Il cane, come noi, si stufa se non viene stimolato in modo creativo.

ancora un esempio, se il cane è impegnato in un’attività (esperienza) per lui soddisfacente sarà difficile distrarlo con la prospettiva di una ricompensa; il cane da caccia che rincorre una lepre non smetterà di cacciare per la promessa di un bocconcino, per quanto prelibato.

Punizione contingente

Viene data una punizione al verificarsi di un certo comportamento o al mancato raggiungimento di un obbiettivo.

La punizione, per quanto meritata e/o accettata, suscita rancore, invidia, apatia e mancanza di collaborazione; questo è tipico negli ambienti di lavoro, e si può vedere anche lavorando con i cani. La punizione può portare a frustrazione che a sua volta apre la strada all'aggressività.

La punizione allontana il soggetto dalla situazione che diventa indesiderabile. La punizione può allontanare da noi il cane.

E’ anche difficile, più che per la ricompensa, associare nella mente del soggetto la punizione al giusto comportamento.

Ad esempio: il cane scappa e quando torna lo sgridiamo. Il cane associa la sensazione spiacevole al ritorno e tenderà a non tornare.

Ad esempio: il cane abbaia a un altro cane, lo strattoniamo e lo sgridiamo, il cane può associare la sensazione spiacevole agli altri cani e tenderà ad abbaiare con più convinzione quando ne vedrà uno.

In generale la punizione è molto difficile da utilizzare, e come abbiamo visto, anche la ricompensa ha dei limiti e non può sempre essere usata. Attenzione che la mancanza di premiazione è di fatto una punizione (negativa), e genera quindi gli stessi problemi.

Sicuramente il più grande limite del metodo della ricompensa contingente è che funziona se viene associata a un obbiettivo o un comportamento preciso. Se vogliamo motivare il cane a non essere un semplice esecutore di ordini, non possiamo considerare il cane una macchinetta a bocconcini.
Per coltivare una sana relazione con il cane, il bocconcino non è sufficiente.

La leadesrship trasformazionale pensa al leader come chi “ha il compito di identificare il cambiamento necessario, di creare una visione per guidare il cambiamento attraverso l'ispirazione, ed eseguendo il cambiamento insieme con i membri del team” (da Wikipedia).

Con la leadesrship trasformazionale viene data autonomia al soggetto per permettere la sua crescita personale, chi non raggiunge gli obbiettivi viene motivato a fare meglio piuttosto che punito o non ricompensato. La ricompensa è il raggiungimento stesso degli obbiettivi.

Traducendolo in termini cinofili, il cane si deve divertire, deve appassionarsi all’attività, e dev’essere legato al conduttore in una relazione che va oltre la distribuzione di bocconcini.
Dobbiamo partire da che cos'è il cane, e dalla storia del nostro cane  in particolare, la sua linea evolutiva, il suo carattere, e da lì dobbiamo iniziare a collaborare per costruire un percorso. Il cane ci segue perché ha fiducia in noi e ci rispetta come leader, e si aspetta che quello che faremo insieme sarà soddisfacente per entrambi.

Ad esempio, i cani che per centinaia di km trascinano una slitta nell'inverno artico per l'Iditarod, non lo fanno certamente perché poi hanno un bocconcino ;)

Ad esempio, gli springer spaniel non stanano le beccacce in mezzo a cespugli e rovi perché poi hanno un premio, lo fanno perché si divertono tantissimo a farlo


Ad esempio, i retriever riportano anatre cadute in mezzo al lago perché a loro piace tantissimo

Quindi come possiamo relazionarci col cane nel modo migliore?

In realtà quanto esposto qui sopra sono dei modelli, degli strumenti che possiamo utilizzare per migliorare la vita col nostro cane o per raggiungere risultati di tipo comportamentale, agonistico o per risolvere qualche problema.

Molto dipende dagli obbiettivi che ci proponiamo: per i problemi comportamentali la “ricompensa non contingente” può aiutare, magari coadiuvata dall’attività con il conduttore, molti problemi di Fido sono dettati più dalla noia che dalla voglia di ribellione.
La “ricompensa contingente” è un buon sistema se vogliamo ottenere un certo comportamento o performance: se vogliamo insegnare al cane a dare la zampa, la “ricompensa contingente” funziona.

In generale, dobbiamo ricordarci che il cane vede in noi un esempio, una guida, la cosa migliore è farlo partecipe della nostra vita, o possiamo entrare noi nella sua in qualche attività cinofila più o meno sportiva specifica.

Dobbiamo solo ricordarci che questi  modelli sono solo strumenti e come tali funzionano solo se si usano con conoscenza e intelligenza.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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mercoledì 23 settembre 2015

La passeggiata con il cane: guinzaglio flessibile sì o no?

Il guinzaglio flessibile, comunemente detto “Flexi” dal nome dell’azienda che lo ha inventato, è uno strumento molto dibattuto al punto, come vedremo, di spingere il legislatore a regolamentarne l’uso.

E’ inutile però parlare di uno strumento senza prima chiarire in quale situazione può essere utilizzato. 


Non esiste una “passeggiata col cane” generica, ce ne sono di due tipi:

Attività “umane” col cane al seguito
  • quando si è in giro a fare la spesa, shopping o commissioni varie
  • quando si fa esercizio fisico, sport, col cane
  • quando si fa turismo col cane

Attività “per il cane” con umano al seguito
  • quando si porta il cane a fare la “sua” passeggiata

Un’ulteriore importante differenza si ha riguardo al luogo dove si passeggia con il cane:

Ambiente urbano o aperto al pubblico
Campagna, montagna, prati...

La legislazione in proposito è chiara: in ambienti urbani o aperti al pubblico il cane dev’essere tenuto al guinzaglio, il guinzaglio dev’essere di 1,5 metri massimo e non è consentito l’uso di guinzagli flessibili. 
Ed è anche ovvio il perché: un cane con un guinzaglio di più di 1,5 metri può tranquillamente andare in mezzo a una strada, essere investito e provocare incidenti. 

Quindi, se si è in giro a fare shopping o commissioni varie, stiamo visitando una città, e vogliamo giustamente farlo in compagnia di Fido, un guinzaglio di 1,5 metri è la cosa migliore, nonché quella consentita dalla legge ;)

E’ importante che il cane si abitui a questo tipo di “passeggiata”, dove non sempre è possibile fermarsi per annusare, fare amicizia con quella graziosa cagnolina al di là della strada o assaggiare quel meraviglioso gelato caduto in terra. Questa non è la “passeggiata per il cane”, è un’attività della famiglia (branco) a cui il cane si deve adeguare, e dev’essere pertanto educato a questa attività.

Se facciamo esercizio fisico col cane (camminata, corsa, roller…) in città o in un parco, vale la legge sopra detta: guinzaglio di 1,5 metri. Comunque, se corriamo col cane, il guinzaglio flessibile è molto scomodo, pesante e pericoloso: il cane potrebbe attraversarci la strada con esiti disastrosi per lui e per noi stessi. Se si fa cani-cross, il discorso è diverso: ci sono speciali imbragature e guinzagli da legare in vita. Per info: Il progetto Cani-Cross

Se si ha la fortuna di abitare in campagna, il discorso potrebbe essere diverso. Dico potrebbe perché la dicitura “luoghi aperti al pubblico” lascia spazio a interpretazioni: un bosco, o una montagna, è un “luogo aperto al pubblico”?
Attenzione che molto spesso la legislazione locale si sovrappone a quella generale, e ci possono essere normative diverse e specifiche per luoghi o periodi dell’anno: stagione venatoria, turistica…

Diciamo che siamo fortunati, e ci capita di passeggiare in campagna, in un posto dove vige una certa tolleranza, e che quindi potete usare un guinzaglio flessibile o comunque più lungo di 1,5 metri.

Se siamo in giro per far fare la passeggiata al nostro cane, allora è giusto fermarsi e lasciarlo annusare, rincorrere le farfalle, fare amicizia con altri cani lungo il percorso e così via. In questo caso il guinzaglio flessibile può essere un ottimo strumento.

Sia chiaro: non è uno strumento per “pigri”, non dev’essere usato stando fermi con il cane che ci gira intorno; l’estensibilità del guinzaglio permette di avere una certa “latenza” fra lo scatto o il cambio direzione del cane e la nostra reazione. In questo modo possiamo seguire il cane in modo rilassato, senza strappi.

E' anche importante che il cane sia già educato ai comandi fondamentali quali "no", "fermo", "seduto", "Torna qui"; quando il cane è a 5 metri di distanza, e magari non possiamo raggiungerlo (fosso, cancello, siepe...), non è facile gestirlo.

Un’avvertenza: l’impugnatura del flexi non è il massimo della sicurezza, se il cane pesa più di 1/3 del peso del conduttore, potrebbe strappargli via dalle mani il guinzaglio se decide di correre ad inseguire un coniglio. Il guinzaglio fisso permette l’uso di entrambe le mani e, se usato bene, è molto più difficile che il cane possa strapparlo via e pertanto più sicuro.

Uno potrebbe chiedersi se in campagna, magari la mattina presto, non sia meglio addirittura lasciare libero il cane di correre dove vuole. In effetti sarebbe la cosa ideale, per noi e per il cane, se le condizioni normative lo permettono e se, e soltanto se, siamo sicuri che al vostro richiamo Fido tornerà da noi scodinzolando felice :)

Ricordiamoci sempre che il guinzaglio è sempre e soltanto un pezzo di corda, più o meno lungo, più o meno colorato. Quello che conta è il rapporto di fiducia e rispetto fra noi e il nostro cane.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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mercoledì 16 settembre 2015

Gli studi scientifici sul collare per il cane: il Sole ruota intorno alla Terra, quindi?

Sembra che la grande questione se sia meglio il collare o la pettorina per il cane sia, nel 2015, ancora aperta; i grandi detrattori del collare si sbizzarriscano a parlare di “studi scientifici” che provano danni al cane provocati da questo strumento.


Come varie volte ho umilmente fatto notare, di questi “studi scientifici”, sembra non esservi traccia; l’unico studio è forse quello di Anders Hallgren (su 400 cani, non proprio un grande studio), che conclude con “non c'era correlazione fra collare a strozzo e problemi di schiena”, ma eventualmente ci sono problemi con i cani tenuti alla catena, e direi che qui siamo tutti d’accordo, no?

Vedi a questo proposito: La grande menzogna sul collare a strozzo

Si può fare divulgazione scientifica in due modi:

Descrivendo uno studio che si è fatto in base a un metodo scientifico, un’analisi statistica dei dati, effettuando test in doppio cieco per evitare eventuali Bias,  e altri strumenti tipici della Scienza

Oppure:

Illustrando in modo più discorsivo i risultati di uno studio condotto da altri, in modo che anche chi non ha un background scientifico possa comunque capire di cosa si sta parlando.
Ci sono naturalmente delle persone che sanno fare entrambe le cose come Albert Einstein e Stephen Hawking, giusto per fare un paio di esempi noti.

Se si vuole usare il secondo metodo, e non si è Einsein o Hawking, è buona norma, per non prendere in giro il lettore, inserire i riferimenti dello studio di cui si parla in modo che sia possibile consultare i dati originali e verificare se nel processo di divulgazione vi è stata qualche deformazione dei dati stessi o se le conclusioni possono essere arbitrarie e in ultima analisi, sbagliate.

Quindi, tornando alla questione se il collare sia dannoso o meno per il cane, se si afferma che “studi scientifici” proverebbero danni al cane, il minimo che si può fare è citare gli studi suddetti in modo che tutti possano verificare la verità di quanto si dice.
Questo, almeno, se si è in buona fede, altrimenti potrebbe sembrare che ci approfitti di chi non ha gli strumenti per fare ricerche e verificare in altro modo.

Personalmente, non ho mai visto uno studio che comprovasse eventuali danni provocati dal collare; se ne siete a conoscenza, vi prego di inviarmi i riferimenti in modo che possa verificare.
Ho invece visto centinaia di cani vivere una vita felice in famiglia grazie all'addestramento classico che, fra molti altri strumenti, usa anche il collare.

Mentre la pettorina è nata per permettere al cane di trainare, tirare qualcosa (slitte, carretti...), il collare è da sempre un modo efficiente per comunicare col cane. Chi pensa d'altra parte che il collare serva per "costringere" il cane a fare qualcosa che non vuole, evidentemente non ha ancora capito che non si può costringere un cane a fare quello che non vuole; può farlo una volta perché vi vuole bene o perché ha paura di voi, ma alla fine non otterrete nessun buon risultato e, probabilmente, vi morderà ;)

Se siete comunque disposti a credere a tutto quello che c’è su Internet, sui giornali o, meglio ancora, in televisione, e non andate a verificare se quello che si dice è vero o falso, vi segnalo due filmati che possono arricchire la vostra visione:

“Il miracoloso sale del Mar Morto” - Wanna Marchi

“Il Sole gira intorno alla Terra” - Bandar al-Khaibari

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venerdì 11 settembre 2015

Educazione e addestramento del cane: il cane deve aver paura di noi?

“La paura è un'emozione dominata dall'istinto (cioè dall'impulso) che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una suffragata situazione di pericolo; irrompe ogni qualvolta si presenti un possibile cimento per la propria incolumità, e di solito accompagna ed è accompagnata da un'accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche difensive.” (Wikipedia)

La paura è un fenomeno interessante; condiziona pesantemente il nostro modo di pensare e il nostro comportamento.

Secondo la psicologia evolutiva, la paura è una risposta adattiva all'ambiente: chi non ha paura corre più rischi, ma è anche vero che troppa paura porta alla paralisi e all’estinzione.


Si è teorizzato recentemente che la paura faccia parte del nostro codice genetico e che gli individui nascono, non diventano, più o meno paurosi. La tendenza ad aver più o meno paura porta ad esempio ad essere conservatori o progressisti in politica, ad affrontare in modo diverso un lavoro o una relazione nuovi.

A questo proposito: I cani sono di sinistra o di destra?

La paura induce una risposta "combatti o fuggi". È interessante vedere come questi comportamenti si sviluppino in un'aula scolastica, nel posto di lavoro, nello sport e, naturalmente, quando abbiamo a che fare con un cane, la cui mente non è molto diversa da quella umana: chi ha paura tende a scappare, allontanarsi dalla situazione paurosa, o a combattere, avere quindi una reazione aggressiva.

Quando noi abbiamo a che fare con un cane con cui dobbiamo lavorare, ci sono due cose che vogliamo evitare: una reazione aggressiva nei nostri confronti o che voglia scappare, allontanarsi da noi.

Se il cane ha paura di noi e tende ad allontanarsi, non potremo creare un rapporto, non ci può essere comunicazione e in ultima analisi non potremo collaborare con lui.

Non bisogna naturalmente confondere l'aggressività da difesa con quella da predatorietà. La seconda è una dote caratteriale importante nella caccia, nell'utilità e difesa, nella ricerca, negli sport cinofili. L'aggressività da predatorietà è funzionale, razionale, controllabile.
L'aggressività da paura è invece incontrollabile, irrazionale, imprevedibile; è la difesa ultima dell'individuo.

È interessante la relazione che vi è fra questi due tipi di aggressività: più un cane, in una determinata situazione, si sente predatore, meno ha paura. I due tipi di aggressività sono in effetti direttamente proporzionali.

A questo proposito: La matrice comportamentale del cane

Come abbiamo detto, la predatorietà ci è utile per la caccia o altre attività, ma ci è utile anche per contrastare la paura. Un cane con alta autostima, che si sente predatore, è un cane che non ha paura, quindi razionale, controllabile.

Nell'educazione del cane, dobbiamo fare molta attenzione alla differenza fra paura e rispetto; se  la paura allontana il cane da noi, il rispetto lo avvicina e lo rende controllabile.

La differenza fra paura e rispetto è data dalla fiducia. Il cane si deve fidare di noi, ovvero deve sapere che non gli faremo del male.

A questo proposito: Il Rapport nella PNL

È anche chiaro che senza il rispetto da parte del cane, non ci seguirà.
La paura va quindi evitata, il rispetto è fondamentale in una relazione.

Fiducia e rispetto devono essere reciproci, ma lo diamo per scontato, no? O pensiamo che un cane si possa fidare di noi se noi non ci fidiamo di lui? ;)

Fiducia, rispetto e infine collaborazione, una ricetta che in questi ultimi 40.000 anni circa ha portato l'uomo e il cane a condividere tanto, e ci può ancora regalare tante emozioni.

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giovedì 28 maggio 2015

Il cane è un predatore, uno spazzino o un opportunista?

Per rispondere a questa domanda occorre innanzi tutto definire i termini:

Predatore: Animale che caccia altri animali
Opportunista: Animale che si nutre in modo non specializzato
Spazzino: Animale che si nutre degli scarti di altri animali

Voglio precisare che la definizione esatta e univoca dei termini è molto importante; se consideriamo ad esempio il termine “opportunista” nel senso comune, potremmo dire che il gatto è un opportunista, mentre in realtà, etologicamente, è un predatore.

Va anche detto che in natura i confini non sono poi così chiari: il leone, che tutti noi vediamo come predatore per eccellenza, se ne ha la possibilità ruba le prede di altri predatori come iene e sciacalli o, se ha fame, mangia resti di animali morti.

Opportunista ha un preciso significato in etologia, e descrive animali predatori che possono mangiare anche altro cibo che non sia la loro preda, tipicamente frutta, bacche o resti di altri animali incluso l’uomo. Tipici esempi di animali opportunisti sono l’orso e il ratto.


Vorrei anche distinguere la natura dell’animale dalla sua esperienza: il leone è un predatore, ma lo è anche un leone nato e cresciuto da solo in uno zoo? La risposta potrebbe essere sì, ma quel leone non è capace di cacciare e si troverebbe in serie difficoltà nella savana. Se tuttavia in qualche modo riuscisse ad inserirsi in un branco e facesse dei figli, i suoi cuccioli imparerebbero a cacciare dagli altri leoni, quindi potenzialmente, la natura di quel leone è essere un predatore, anche se non ha imparato il "mestiere".

Torniamo al cane: è un predatore? Se guardiamo la dentatura adatta ad afferrare la preda, la potente struttura muscolare del collo tipica dei predatori che afferrano la preda e la scuotono, è sicuramente un predatore. Basta andare in campagna e osservare il comportamento di un cane normale quando vede fagiani, lepri o conigli per capire che il nostro "fido" ha un istinto predatorio e in effetti la caccia è sempre stata un’attività che l’uomo e il cane hanno condiviso.
Anche per il cane, e soprattutto per il cane, vale il discorso del leone: se un cane vive in un salotto per anni e poi viene lasciato in un bosco, non avrà la vita facile, nonostante la sua predatorietà. Il cane è un cacciatore da branco, e la caccia in branco necessita struttura, gerarchia, strategia e esperienza, tutto questo non si può inventare in poco tempo.

La cronaca ci racconta che cane può essere un predatore pericoloso anche per l'uomo: ci sono casi di cani rinselvatichiti di 3/4 generazioni capaci di cacciare in branchi organizzati, e questo sta diventando un problema serio in alcune regioni, con aggressioni mortali all’uomo.


Il cane è un opportunista? Il cane può mangiare mele, banane e pizza, ma non può vivere solo di quello, e il suo metabolismo non gli permette di assimilare bene quegli alimenti, al massimo può ingrassare! Il cane è essenzialmente un carnivoro che col tempo, da quando vive con l’uomo, ha modificato/allargato leggermente la sua alimentazione, ma la carne rimane sempre l’alimento privilegiato. La risposta è comunque sì, e il cane può anche essere definito,  con qualche riserva, opportunista.

Il cane è uno spazzino? Questo lato della natura del cane è l’altro elemento che ci permette di capire il legame che abbiamo con questo animale. Fin dalla preistoria, il cane è vissuto nei villaggi nutrendosi degli scarti dell’uomo; i cani di Napoli ne sono un tipico esempio e va anche notato che i casi di aggressione da parte di questi cani sono rarissimi.
Anche essere spazzino è dunque parte della natura del cane.

Quindi il cane è predatore, spazzino e opportunista. E’ stato capace di adattarsi al sole dei deserti africani e al gelo della Groenlandia, può percorrere lunghe distanze correndo, può nuotare, può all’occorrenza nutrirsi di quello che capita…

C’è solo un altro animale che è stato capace di fare questo: l’uomo. E probabilmente questo è il motivo della nostra lunga amicizia con questo stupendo animale.

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giovedì 9 aprile 2015

Cani morsicatori - perché il cane morde e come evitarlo

Da tempo si parla molto di razze di cani pericolose e cani morsicatori e spesso si tende a confondere le due cose.

Un cane che è morde è tanto pericoloso quanto potente è il suo morso, quindi un Pit Bull o un Pastore Tedesco sono più pericolosi di un barboncino, ma non è detto che siano loro i più mordaci. Jack Russell e Golden Retriever, per quanto abbiano l’aspetto da peluches, non uccidono ma mordono con altrettanta determinazione.


Perché il cane morde?

Noi usiamo le mani per afferrare oggetti, per salutare, per abbracciare, per allontanare o, in certi casi, dare pugni e schiaffi.

I cani non hanno le mani e usano la bocca per fare tutto quello che facciamo noi con le mani: noi siamo un pugno, loro mordono.

Se osservate dei cuccioli che giocano, noterete che l’uso della bocca è una componente fondamentale del gioco, i cani si saltano al collo ringhiando furiosamente… senza farsi assolutamente nulla! Quando qualcuno esagera, la “vittima” glielo fa notare emettendo guaiti che fermano l’ “aggressione”.

E’ in questo modo che i cuccioli imparano il limite oltre il quale non si può andare.

Se avete o avete avuto dei figli all’asilo, è possibile che qualche volta siano arrivati a casa con morsi, lividi e bernoccoli; i cuccioli, anche se di razza diversa, sono cuccioli e i giochi non sono poi così differenti.

Una volta cresciuti gli umani ricorrono a un altro tipo di comunicazione, è infatti raro essere morsi da un collega in ufficio ;)

Solitamente, anche per i cani è così: una volta imparato il limite, ricorrono al morso solo in alcuni precisi casi:

Per aggressività rediretta
Per predazione
Per difesa del “branco”
Per paura

Con aggressività rediretta si intende quando il cane non riesce a colpire l’oggetto della sua aggressività e quindi colpisce chi gli è vicino.
Più frequente di quanto si possa pensare, l’aggressività rediretta si può verificare durante il semplice gioco con il treccino (tira e molla) o quando in passeggiata al guinzaglio il cane vuole andare da un altro cane, non necessariamente per aggredirlo.
L’aggressività rediretta è spesso associata alla frustrazione: secondo John Dollard alla base di un comportamento aggressivo (risposta) vi è sempre un evento frustrante (stimolo).

http://it.wikipedia.org/wiki/Frustrazione_%28psicologia%29

Il gioco col treccino (tira e molla) può essere molto utile per gestire l’attitudine morsicatrice del cane, specialmente nel periodo dai 5 mesi all’anno e mezzo, ma non può essere preso alla leggera e consiglio vivamente di chiedere informazioni a un addestratore esperto. Se usato correttamente, il gioco del treccino è fondamentale per insegnare al cane il comando “lascia”, comando molto utile nel caso in cui in bocca al cane ci sia il braccio del figlio dei vicini ;)

Il morso per predazione è più raro, è veramente molto difficile che un cane consideri un essere umano una preda. Può accadere se la vittima sta correndo nel parco, o sia in bicicletta, ma ho personalmente sperimentato che in questi casi basta fermarsi e urlare al cane (e al padrone).

Abbastanza rari sono anche i morsi da “difesa del branco”, ad esempio quando il bambino della famiglia riceve uno spinto da un amico nel parco giochi e il cane morde l’aggressore. Si presuppone comunque che il cane sia sotto controllo di un adulto che possa gestire la cosa e evitare il peggio.

Il caso più frequente e assolutamente più imprevedibile e pericoloso è il morso per paura. La paura provoca una risposta comportamentale “fight or flight”, combatti o fuggi

http://en.wikipedia.org/wiki/Fight-or-flight_response

Il morso per paura è difficilmente prevedibile e controllabile. Suggerimento: state molto attenti a un cane che ha paura.

Cosa fare quindi se il proprio cane è mordace?

In primo luogo, la cosa migliore è rivolgersi a un bravo addestratore e farsi consigliare.
Per scegliere quello giusto, consiglio di vedere il suo approccio al vostro cane: se si tiene lontano da lui, fa “diagnosi” affrettate o vi consiglia tranquillanti e psicofarmaci, lasciate perdere: è evidente che non ha confidenza con quel genere di problematiche e non vi può aiutare.

Attenzione in particolare all’uso di psicofarmaci: è come quando uno “”beve per dimenticare”, finito l’effetto i problemi tornano. Oltretutto è noto che
Fluoxetina e similari possono provocare a loro volta disturbi neuropsichiatrici e… aggressività!

http://it.wikipedia.org/wiki/Fluoxetina

In base a quanto detto prima, bisogna capire in quali circostanze il cane morde e cercare di evitare e/o gestire con l’aiuto di un esperto le situazioni in cui il cane ritiene di mordere.

Evitate assolutamente di chiudere il cane in casa per paura che morda qualcuno! Il cane deve imparare a non mordere e con il giusto aiuto si possono ottenere grandi risultati in tempi relativamente brevi. Dipende dai casi, ma se vi dicono che ci vogliono anni per ottenere risultati, cambiate addestratore!

Se non vi sentite a vostro agio ad andare in giro con un cane mordace, usate una museruola. La museruola non inibisce il comportamento del cane: se vuole mordere ci proverà comunque, ma voi sarete più tranquilli, e se voi siete tranquilli, il cane sarà più tranquillo ;)

Se non volete proprio che il vostro cucciolone appaia come “Hannibal the cannibal”, potete optare per una museruola più… divertente ;)


Evitate l’uso di pettorine (nate per il traino, non per il controllo del cane), guinzagli flexi o lunghi: la legge italiana prevede, giustamente, un guinzaglio di max 1,5 metri.

Il collare permette un controllo maggiore del cane e quindi una maggiore sicurezza. Per il tipo di collare consultate il vostro addestratore che saprà consigliarvi per il meglio anche in base alle normative locali: a Verona, ad esempio, il collare a scorrimento è consentito solo nei campi di addestramento o per cani di grande dimensione.

Per situazioni in cui il cane ha un peso notevole rispetto a quello del conduttore, l’uso della cavezza può dare maggiore sicurezza, ma attenzione: se usata impropriamente può provocare seri problemi alle vertebre cervicali del cane, consultare sempre prima il vostro addestratore di fiducia.

Ricordatevi infine che nessuno strumento o farmaco può fare miracoli. E’ il rapporto di fiducia e rispetto che si crea fra cane e conduttore che permette ad entrambi di vivere una vita felici insieme :)

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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sabato 6 settembre 2014

Collare a strangolo, bocconcini, pettorina ad H o psicofarmaci?

Etica cinofila: il cane lo strozzo o lo drogo?

L’essere umano ha, ciclicamente, bisogno di  guerre sante.

Sante,  perché rispondono ad un “bene superiore” che trascende il gretto tornaconto  personale per difendere un’ideale di nobiltà.

Guerre, si capisce, perché hanno come scopo l’annientamento della controparte con l’obiettivo del benessere e della pacificazione sociale.

L’ambiente cinofilo non si fa mancare di certo niente in tal senso e negli ultimi anni tanti sono stati gli argomenti (“cattivisti”/gentilisti, punizione/rinforzo,  bocconcino come esca/bocconcino come ricompensa….) che hanno scatenato integralismi di varia intensità tutti finalizzati al “benessere animale”.

Fino a pochi anni (mesi??? giorni???) fa la diatriba che più ha scaldato i cuori degli appassionati di questa materia è stato lo scontro titanico tra collare a strangolo o a strozzo o a scorrimento o a ghigliottina e pettorina ad X o scapolare, ad H o svedese, ad Y o easywalk/easyplay.

Fiumi di parole e di “pellicola” su Youtube sono stati spesi per avvalorare le testi dell’una o dell’altra fazione e studi clinici, spesso elaborati da emeriti “ignoti”, sono stati riesumati per allarmare sui danni da soffocamento piuttosto che su quelli spinali.

Beh, posso dirvi una cosa???? La “vecchia” battaglia, seppur mai sopita, tra strangolo e pettorina mi manca, e mi manca perché adesso è stata sostituita da una DISPUTA MOLTO PIU’ SUBDOLA tra il collare a strangolo e quelli che, sottilmente vengono definiti, “altri strumenti” che possono aiutare  ad instaurare e migliorare la relazione con il proprio cane. 

Ho scoperto, mio malgrado, che:

(cit.) “quando ci troviamo davanti ad un cane con uno stato mentale patologico … sta soffrendo! E abbiamo il dovere professionale e morale di curarli e di evitare loro, quando possibile, sofferenze. E’ vero che non è semplice fare una diagnosi di stato patologico mentale e scegliere la molecola adatta, ed è ancora meno semplice capire quando non c’è bisogno e non utilizzarla, ma questo fa parte del lavoro dei MV Comportamentalisti!”

E qui arriviamo al dunque, alla fatidica molecola, a quel “detto e non detto” che cade nella categoria “altri strumenti” e che fa rimpiangere bocconcini e pettorine.


Adoro l’inglese.

Poche parole ben spese e, in questa lingua che indulge poco alla creazione di vocaboli allusivi e fantasiosi i medicinali che somministriamo a fin di bene sempre più spesso ai cani si chiamano drugs e gli psicofarmaci si chiamano psychoactive drugs : ossia  DROGHE PSICOATTIVE!

E ormai li droghiamo per tutto. Una breve (ma brevissima) ricerca su Internet evidenzia che il loro utilizzo è giustificato da:

Problemi comportamentali  
(CL......-  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine) 
  • Inappropriate eliminazioni (defecazione, urinazione)
  • Paure, fobie
  • Ansia
  • Vocalizzazioni eccessive (abbai, ululati, etc)
  • Iperattività
  • Comportamenti  stereotipati ed ossessivi
Aggressività
(di nuovo CL...-  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine
  • Paure - temporali, rumori, visite dal veterinario-:  (XANAX e basta la parola);
  • Obesità (!!!!!!!!!!!!!!!!): (SL...- CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:
  • Gestione del sovrappeso e dell'obesita' - PRINCIPI ATTIVI: Dirlotapine inibitore che blocca l’accumulo ed il rilascio delle lipoproteine attraverso il sistema linfatico e seda il senso di fame);
  • Vecchiaia (!!!!!!!!!!!!!!!): (AN......inibitore del crollo della dopamina) gestisce i sintomi legati all’avanzamento dell’età che riguardano gli stati della memoria, dell’attenzione e del tono psicofisico;
In occasione di esposizioni (!), toelettature, contenzione, cattura, ecc:
(DENOMINAZIONE: KI..... - CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: L'Acepromazina, derivato fenotiazinico, viene impiegata come agente tranquillante-sedativo, preanestetico ed antiemetico-antichinetosico. 

Agisce tramite il blocco della dopamina, catecolamina neurotrasmettitrice a livello encefalico, con effetto depressivo del sistema nervoso centrale che determina nell'animale uno stato di tranquillita' associatoa rilassamento muscolare e riduzione dell'attivita' spontanea - PRINCIPI ATTIVI: Acepromazina maleato)...

Solo pensare alla somministrazione di uno psicofarmaco per la condotta del cane da esposizione mi fa rabbrividire e immaginare una cura psicotropa per l'obesità' mi schifo ma lo scoop deve ancora venire!

L'ultima frontiera dello psicofarmaco e' il .... canile! Il suo utilizzo e' finalizzato all’adattamento a nuovi contesti sociali presso canili e rifugi in genere soprattutto nei confronti di cani randagi o semirandagi raccolti nelle regioni del Sud Italia e portati in "strutture protette" del Nord con finalità di adozione  o nei confronti di cani con evidente difficoltà alla manipolazione.

Siamo arrivati, e forse purtroppo siamo solo all’inizio, di un processo di antropomorfizzazione  del cane che, come in una specie di abominevole transfert, adatta al cane tutte le patologie odierne del genere umano : la depressione, l'iperattività, l'isolamento dal contesto sociale, l'incapacità' di stare da soli e tutte le tipologie del "male di vivere" che affliggono l'epoca contemporanea.

Il 5 settembre del 1379 tre maiali francesi, infastiditi e agitati dagli strilli di un porcellino cucciolo, si scagliarono contro il figlio del loro padrone ferendolo a morte.
Come riporta E.P. Evans nella sua monografia "Azione penale e pena capitale negli animali" i tre assassini, dopo un regolare processo, vennero condannati a morte insieme a molti altri maiali che "assistettero alla scena e che, con le loro urla ed il loro comportamento aggressivo dimostrarono di approvare il gesto".

Avvolgendo velocemente la pellicola e portandola ai giorni nostri (dicembre 2007) assistiamo alla scena di Mitzi-Bitzi, un cagnolino al quale la proprietaria, in occasione dell'inaugurazione dello Chateau Poochie, un hotel/SPA per cani, ha fatto adattare a collare un braccialetto del valore di 118.000 dollari giustificandosi dicendo "lei è' così' speciale"!

Nel medioevo come oggi, noi ci comportiamo con i cani come se questi avessero pensieri, sentimenti e desideri uguali ai nostri.

E adesso appioppiamo loro le nostre stesse malattie, facendo salivare le case farmaceutiche allo stesso modo in cui sbavavano i cani di Pavlov.

Per cui, quando mi sento chiedere dal "guru" di turno qual è la mia etica cinofila, orgogliosamente rispondo che il mio cane lo strozzo col collare "a scorrimento" ogni santo giorno e quando mi sento chiedere perché,  rispondo "perché' è un cane, e lo amo per quello che è". 

Nota: I nomi dei farmaci citati in questo scritto sono volutamente omessi.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

Diana Donatoni

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