sabato 6 settembre 2014

Collare a strangolo, bocconcini, pettorina ad H o psicofarmaci?

Etica cinofila: il cane lo strozzo o lo drogo?

L’essere umano ha, ciclicamente, bisogno di  guerre sante.

Sante,  perché rispondono ad un “bene superiore” che trascende il gretto tornaconto  personale per difendere un’ideale di nobiltà.

Guerre, si capisce, perché hanno come scopo l’annientamento della controparte con l’obiettivo del benessere e della pacificazione sociale.

L’ambiente cinofilo non si fa mancare di certo niente in tal senso e negli ultimi anni tanti sono stati gli argomenti (“cattivisti”/gentilisti, punizione/rinforzo,  bocconcino come esca/bocconcino come ricompensa….) che hanno scatenato integralismi di varia intensità tutti finalizzati al “benessere animale”.

Fino a pochi anni (mesi??? giorni???) fa la diatriba che più ha scaldato i cuori degli appassionati di questa materia è stato lo scontro titanico tra collare a strangolo o a strozzo o a scorrimento o a ghigliottina e pettorina ad X o scapolare, ad H o svedese, ad Y o easywalk/easyplay.

Fiumi di parole e di “pellicola” su Youtube sono stati spesi per avvalorare le testi dell’una o dell’altra fazione e studi clinici, spesso elaborati da emeriti “ignoti”, sono stati riesumati per allarmare sui danni da soffocamento piuttosto che su quelli spinali.

Beh, posso dirvi una cosa???? La “vecchia” battaglia, seppur mai sopita, tra strangolo e pettorina mi manca, e mi manca perché adesso è stata sostituita da una DISPUTA MOLTO PIU’ SUBDOLA tra il collare a strangolo e quelli che, sottilmente vengono definiti, “altri strumenti” che possono aiutare  ad instaurare e migliorare la relazione con il proprio cane. 

Ho scoperto, mio malgrado, che:

(cit.) “quando ci troviamo davanti ad un cane con uno stato mentale patologico … sta soffrendo! E abbiamo il dovere professionale e morale di curarli e di evitare loro, quando possibile, sofferenze. E’ vero che non è semplice fare una diagnosi di stato patologico mentale e scegliere la molecola adatta, ed è ancora meno semplice capire quando non c’è bisogno e non utilizzarla, ma questo fa parte del lavoro dei MV Comportamentalisti!”

E qui arriviamo al dunque, alla fatidica molecola, a quel “detto e non detto” che cade nella categoria “altri strumenti” e che fa rimpiangere bocconcini e pettorine.


Adoro l’inglese.

Poche parole ben spese e, in questa lingua che indulge poco alla creazione di vocaboli allusivi e fantasiosi i medicinali che somministriamo a fin di bene sempre più spesso ai cani si chiamano drugs e gli psicofarmaci si chiamano psychoactive drugs : ossia  DROGHE PSICOATTIVE!

E ormai li droghiamo per tutto. Una breve (ma brevissima) ricerca su Internet evidenzia che il loro utilizzo è giustificato da:

Problemi comportamentali  
(CL......-  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine) 
  • Inappropriate eliminazioni (defecazione, urinazione)
  • Paure, fobie
  • Ansia
  • Vocalizzazioni eccessive (abbai, ululati, etc)
  • Iperattività
  • Comportamenti  stereotipati ed ossessivi
Aggressività
(di nuovo CL...-  CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: Inibitori non selettivi della ricaptazione delle monoamine
  • Paure - temporali, rumori, visite dal veterinario-:  (XANAX e basta la parola);
  • Obesità (!!!!!!!!!!!!!!!!): (SL...- CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:
  • Gestione del sovrappeso e dell'obesita' - PRINCIPI ATTIVI: Dirlotapine inibitore che blocca l’accumulo ed il rilascio delle lipoproteine attraverso il sistema linfatico e seda il senso di fame);
  • Vecchiaia (!!!!!!!!!!!!!!!): (AN......inibitore del crollo della dopamina) gestisce i sintomi legati all’avanzamento dell’età che riguardano gli stati della memoria, dell’attenzione e del tono psicofisico;
In occasione di esposizioni (!), toelettature, contenzione, cattura, ecc:
(DENOMINAZIONE: KI..... - CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA: L'Acepromazina, derivato fenotiazinico, viene impiegata come agente tranquillante-sedativo, preanestetico ed antiemetico-antichinetosico. 

Agisce tramite il blocco della dopamina, catecolamina neurotrasmettitrice a livello encefalico, con effetto depressivo del sistema nervoso centrale che determina nell'animale uno stato di tranquillita' associatoa rilassamento muscolare e riduzione dell'attivita' spontanea - PRINCIPI ATTIVI: Acepromazina maleato)...

Solo pensare alla somministrazione di uno psicofarmaco per la condotta del cane da esposizione mi fa rabbrividire e immaginare una cura psicotropa per l'obesità' mi schifo ma lo scoop deve ancora venire!

L'ultima frontiera dello psicofarmaco e' il .... canile! Il suo utilizzo e' finalizzato all’adattamento a nuovi contesti sociali presso canili e rifugi in genere soprattutto nei confronti di cani randagi o semirandagi raccolti nelle regioni del Sud Italia e portati in "strutture protette" del Nord con finalità di adozione  o nei confronti di cani con evidente difficoltà alla manipolazione.

Siamo arrivati, e forse purtroppo siamo solo all’inizio, di un processo di antropomorfizzazione  del cane che, come in una specie di abominevole transfert, adatta al cane tutte le patologie odierne del genere umano : la depressione, l'iperattività, l'isolamento dal contesto sociale, l'incapacità' di stare da soli e tutte le tipologie del "male di vivere" che affliggono l'epoca contemporanea.

Il 5 settembre del 1379 tre maiali francesi, infastiditi e agitati dagli strilli di un porcellino cucciolo, si scagliarono contro il figlio del loro padrone ferendolo a morte.
Come riporta E.P. Evans nella sua monografia "Azione penale e pena capitale negli animali" i tre assassini, dopo un regolare processo, vennero condannati a morte insieme a molti altri maiali che "assistettero alla scena e che, con le loro urla ed il loro comportamento aggressivo dimostrarono di approvare il gesto".

Avvolgendo velocemente la pellicola e portandola ai giorni nostri (dicembre 2007) assistiamo alla scena di Mitzi-Bitzi, un cagnolino al quale la proprietaria, in occasione dell'inaugurazione dello Chateau Poochie, un hotel/SPA per cani, ha fatto adattare a collare un braccialetto del valore di 118.000 dollari giustificandosi dicendo "lei è' così' speciale"!

Nel medioevo come oggi, noi ci comportiamo con i cani come se questi avessero pensieri, sentimenti e desideri uguali ai nostri.

E adesso appioppiamo loro le nostre stesse malattie, facendo salivare le case farmaceutiche allo stesso modo in cui sbavavano i cani di Pavlov.

Per cui, quando mi sento chiedere dal "guru" di turno qual è la mia etica cinofila, orgogliosamente rispondo che il mio cane lo strozzo col collare "a scorrimento" ogni santo giorno e quando mi sento chiedere perché,  rispondo "perché' è un cane, e lo amo per quello che è". 

Nota: I nomi dei farmaci citati in questo scritto sono volutamente omessi.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

Diana Donatoni

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giovedì 14 agosto 2014

I cani sono gelosi?

Gelosia: Sentimento di chi ha paura di vedersi sottratto l'oggetto del proprio amore.


La gelosia viene spesso indicata come un sentimento umano che implica una complicata concatenazione di processi cognitivi; prendiamo ad esempio una situazione che mi succede spesso:

Durante la passeggiata, io e Elsa (golden retriever di 4 anni), incontriamo un altro cane (con padrone). Elsa e l’altro cane si riconoscono come amici e interagiscono giocando e rincorrendosi. Quando il gioco si calma, l’altro cane può venirmi vicino, io mi abbasso e inizio ad accarezzarlo; a questo punto Elsa si mette in mezzo e col muso sul mio braccio indica che vole essere accarezzata.

Se il comportamento sopra descritto si può descrivere come gelosia, questo implica una serie di circostanze:

1 l’affezione di Elsa nei miei confronti
2 la percezione dell’altro cane come possibile rivale
3 il riconoscimento delle carezze all’altro cane come indice di affezione
4 la costruzione di un immagine mentale in cui l’oggetto dell’affezione (io) le viene portata via dal rivale
5 l’attuazione di un’azione volta alla risoluzione dell’allontanamento del rivale

In termini di psicologia cognitiva, vengono attivati processi di pattern recognition, associazione, percezione, problem solving e immagini mentali, conditi da un linguaggio molto eloquente.

Se ci atteniamo alla definizione di gelosia indicata qui sopra, Elsa sembra abbia paura di vedersi sottratto l’oggetto del proprio amore, quindi è all’apparenza gelosa.

In realtà ci sono altri momenti in cui il comportamento di Elsa richiama l’idea della gelosia, non solo nel confronti di un altro cane ma anche nei confronti della mia compagna, dove arriva ad abbaiare animatamente quando ci vede abbracciati o ci baciamo.

Molti proprietari di cani segnalano comportamenti analoghi, ma fino ad ora non c’è mai stato uno studio vero e proprio sulla gelosia nei cani.

Il 23 luglio 2014 è stato pubblicato sulla (autorevole) rivista di psicologia Plos One un’interessante studio sulla gelosia nei cani.

Per motivi di sicurezza e di controllo non sono stati usati come “possibili rivali” altri cani, ma tre oggetti: un finto cane, un giocattolo e un libro per bambini. I padroni dei cani dovevano interagire con i vari oggetti e osservatori neutrali (che non conoscevano lo scopo del test) hanno riportato i comportamenti dei cani.

Con mia sorpresa, i cani hanno mostrato una maggiore attenzione verso il cane finto, arrivando ad annusare il didietro dello stesso (87% dei cani esaminati), il che implica una capacità di astrazione e costruzione di un’immagine mentale sorprendente.

Senza avere alcuna pretesa di scientificità, ho visto comportamenti analoghi da parte di gatti e cavalli, gli animali che sono storicamente più a contatto con l’uomo. Mi piacerebbe tuttavia capire se tali comportamenti sono in qualche modo indotti dall’uomo o siano presenti in natura in animali slegati dall’esperienza umana. L'etologia classica non si è soffermata sull'etologia, come dicevo la gelosia è sempre stata considerata un'esperienza tipicamente umana, e del resto si corre sempre il rischio di volere a tutti i costi vedere negli animali qualcosa di simile noi stessi, in contrapposizione forse alla vecchia concezione di vederli come semplici "oggetti".

“Noi non vediamo gli animali come esseri con una morale. Ma pensate che gli animali vedano noi come esseri con una morale? Un animale che potesse parlare direbbe: ‘L’umanità è un pregiudizio di cui, perlomeno, noi animali siamo privi’” - 
Friedrich Nietzsche

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

Per visionare lo studio: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0094597

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giovedì 13 marzo 2014

Le razze pericolose dei cani e i loro padroni

Si fa un gran parlare di razze pericolose di cani.

Tiuttavia, poiché i cani, tutti i cani, non sono né buoni, né cattivi, né tantomeno pericolosi, e il loro comportamento dipende da come vengono gestiti, eccovi un elenco di razze pericolose… di padroni di cani:


- quelli che adorano i cani, basta lavarsi le mani dopo averli toccati
- quelli che comprano il cane perché è uscito il film
- quelli che desidererebbero tanto un cane ma non hanno lo spazio
- quelli che il loro cane ha tanto spazio e quindi non stanno mai con lui
- quelli che non vogliono il cane perché fa i bisogni sul tappeto
- quelli che il cane abbaia, ed è un problema
- quelli che sterilizzano il cane, così diventa meno aggressivo. Anche se è una femmina.
- quelli che non sterilizzano il cane perché è una crudeltà, e poi abbandonano i cuccioli in autostrada
- quelli che i Pitbull dovrebbero essere proibiti
- quelli che hanno un Pitbull perché è cattivo e fa figo
- quelli che drogano i cani perché hanno dei problemi psicologici (i padroni, intendo)
- quelli che si drogano e vanno in giro con i cani
- quelli che non portano il cane dal veterinario
- quelli che il collare no, la pettorina! E poi non portano mai il cane a fare una passeggiata
- quello che il loro cane senza bocconcini non fa niente
- quelli che tengono a digiuno il cane perché altrimenti i bocconcini non li vuole
- quelli che danno al cane le proteine del latte perché è stressato
- quelli che stressano il cane
- quelli che non danno comandi al cane, ma “suggerimenti di comportamento”
- quelli che urlano sempre al cane, perché così capisce
- quelli che il loro cane fa solo quello che vuole lui
- quelli che il loro cane è viziato
- quelli al cane danno caffellatte e biscottini al cioccolato
- quelli che non viziano il loro cane, o almeno così dicono
- quelli che sanno come educare un cane perché lo hanno visto in TV
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno letto un libro
- quelli che sanno come educare un cane perché hanno dei figli
- quelli che il cane è come mio figlio
- quelli che fanno infatti dormire il figlio nella cuccia
- quelli che “can che abbaia non morde”, e si ritrovano al pronto soccorso con 10 punti e l’antitetanica
- quelli che tolgono la ciotola al cane tutte le sere mentre mangia, così impara chi è il padrone
- quelli che il cane è il padrone di casa
- quelli che i segnali calmanti
- quelli che i segnali calmanti assolutamente no!
- quelli che i segnali calmanti: “Uh?”
- quelli che su Facebook scrivono che sono Educatori Cinofili perché hanno seguito un corso
- quelli che non hanno mai seguito un corso
- quelli che farebbero meglio a seguire un corso
- quelli che non hanno mai avuto un cane ma ti danno dei consigli
- quelli che i consigli non li accettano perché conoscono il loro cane
…

I nostri amici animali sono veramente molto pazienti con noi, ma forse non dovremmo approfittarne così tanto ;)

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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venerdì 19 luglio 2013

Proteine del latte per cani con stress. Ma non è meglio la marijuana?

Purtroppo le stragi nelle scuole americane, condotte nella maggior parte dei casi da soggetti sotto effetti di psicofarmaci, non sembra che la moda di somministrare agli animali droghe psicoattive si stia esaurendo.

Ma degli psicofarmaci ho già parlato in questo post; questa volta vorrei parlare delle proteine del latte.

Molti comportamentalisti, veterinari o meno, sembrano di manica larga nel suggerire o somministrare le proteine del latte nei casi di problemi comportamentali, o presunti tali, come iperattività, aggressività, abbaiare eccessivo o non ubbidienza in generale.

Non è necessaria una ricetta per acquistare le proteine del latte, che vengono addirittura definite un "rimedio naturale".

Cosa vuol dire "naturale"?

Il latte è il primo alimento del cucciolo di mammifero, incluso l'uomo, e ogni mamma ha un latte di diversa composizione: l'uomo ha un tipo di latte, il gatto ne ha un altra, il cane ne ha una ancora diversa, l'elefante anche, la balena pure e così via.

Elsa è molto stressata :)
E' noto che dare a un bambino latte di mucca, può scatenare violente reazioni .

E' noto anche che dopo lo svezzamento nessun mammifero, incluso l'uomo, beve latte.

In realtà l'uomo beve latte e consuma i suoi derivati da poche migliaia di anni, dalla grande rivoluzione agricola, ovvero da quando da raccoglitore/cacciatore è diventato coltivatore/allevatore.
In termini evoluzionistici 10000 anni non sono nulla, e quindi non dovrebbe sorprendere che tante persone soffrono di allergie, anche molto gravi, al latte e i suoi derivati.
Circa il 7/8% dei bambini soffre di allergie al latte, mentre il 70% delle persone soffre di una qualche intolleranza.

Ma le cose possono essere di gran lunga peggiori:

dal sito del dottor Cordain: http://thepaleodiet.com/paleo-basics-2/qa-with-dr-cordain-milk/

1. Di tutti gli alimenti, il latte di mucca consumata dall'uomo è il numero uno quando si tratta di provocare allergie alimentari.

2. Il consumo precoce (meno di 1-2 anni di età) di latte di mucca da parte dei neonati aumenta il rischio di diabete di tipo 1

3. Il latte di mucca è implicato in una varietà di malattie autoimmuni, incluse sclerosi multipla, diabete di tipo 1, morbo di Crohn e colite ulcerosa

…l'elenco è molto lungo.

Il latte, soprattutto di un'animale diverso, in età adulta, non è quindi una scelta "naturale".

Contrariamente a quello che si pensa, il problema non è solo dello zucchero del latte, il lattosio, ma i problemi sono spesso riconducibili alle proteine del latte, le caseine, e i peptidi, pezzetti di proteine non interamente digerite e dissociate in aminoacidi.

Perché quindi dare a un cane con "problemi comportamentali" le proteine del latte sapendo che ci possono essere dei rischi, anche gravi, oltre a facili coliti, vomito e diarrea?

Le proteine del latte producono un effetto calmante, ovvero stimolano i recettori oppiacei del cervello, in modo simile a morfina e eroina e marijuana, che essendo una pianta, può essere considerata un metodo "naturale" più delle proteine del latte. Fareste veramente fumare la marijuana al vostro cane?

Il cane non si calma: viene drogato.

Poiché gli effetti sono quelli di una droga psicotropa, il cervello, quello del cane ma anche il nostro, reagisce in modo analogo.

Lo stress, che queste proteine del latte si propongono di "eliminare", è una condizione fisiologica legata alla sopravvivenza; il corpo reagisce attivandosi e acuendo i sensi in caso di minaccia.

Se noi inibiamo artificialmente l'effetto dello stress, senza neppure cercare di capire quali sono le cause, il cervello pensa (giustamente) di essere stato avvelenato, di avere qualcosa che non va, e di essere in pericolo, il che causa a sua volta un aumento della condizione di stress che può anche portare, come nel caso degli psicofarmaci, all'aggressività.

Quindi, se diamo le "naturali" proteine del latte al cane per calmarlo, potremmo addirittura renderlo più aggressivo.

Perché invece di drogare il nostro amico a quattro zampe, di provocargli vomito, coliti e diarrea e altre possibili brutte cose, non cerchiamo di capire qual'è la causa del suo comportamento? Cosa sta cercando di dirci Fido?

Volete un rimedio per il vostro cane con "problemi comportamentali"?

Uscite e fate una lunga passeggiata in campagna o in un parco, senza telefonino, iPod o tablet.

Questo è veramente un rimedio naturale, e fa bene anche a voi, l'esposizione al sole infatti:

rende il fisico più tonico e vitale
aumenta la produzione di serotonina e testosterone.
migliora il nostro umore
stimola il tono fisico e muscolare
ci rende più forti e resistenti alla fatica
attenua eventuali sensazioni di dolore
stimola la sessualità maschile e femminile

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mercoledì 17 luglio 2013

Il fiuto del cane: addestramento alla ricerca del cane con il fiuto

Gli esseri umani percepiscono il mondo attraverso 5 sensi: vista, udito, olfatto, tatto, gusto.

A seconda della situazione in cui ci troviamo la nostra attenzione si concentra su uno o due sensi; ad esempio al cinema siamo più attenti a quello che vediamo e sentiamo che all'odore dei pop corn, al ristorante la nostra attenzione si focalizza sul gusto, in un bagno pubblico... sull'olfatto ;)

La storia della nostra evoluzione ci ha portato ad assumere una postura eretta, probabilmente per vedere meglio da lontano sopra i cespugli della savana. Non c'è da stupirsi se privilegiamo la vista e l'udito rispetto agli altri sensi. A questo aggiungiamo che l'inquinamento nelle città e il cibo che mangiamo, il fumo attivo o passivo, ci portano ad essere sempre più insensibili a odori e sapori.

La nostra educazione poi ci porta a non usare il tatto: "vedere e non toccare è una cosa da imparare"; il contatto fra individui, come in metropolitana o autobus nelle ore di punta, assume una connotazione negativa, lo stesso contatto fra partner è limitato ai momenti di intimità. Il tatto è diventato un tabù.

Se tuttavia pensate che ormai i nostri sensi da umani moderni si siano indeboliti al punto di non poterli utilizzare, provate a fare una passeggiata in un bosco di notte, o provate a bendarvi e lasciarvi guidare da un cane guida per non vedenti; probabilmente scoprirete cose di voi e dei vostri sensi che mai avreste sospettato :)

Si pensa comunemente che per i cani sia diverso, che privilegino l'olfatto rispetto ad altri sensi.


È sicuramente vero che la vista del cane non è come la nostra. Gli esseri umani elaborano 3 stimoli luminosi: il rosso, il verde e il blu. I cani ne elaborano 2: il giallo (che equivale al rosso più il verde) e il blu.

Leggi il post: Come i cani vedono i colori... e la loro bella palla rossa! :)

La differenza fra le due visioni è dovuta al fatto che il cane è un predatore/cacciatore: la vista è più concentrata sul movimento piuttosto che sulle sfumature di colore. L'essere umano è prevalentemente un raccoglitore, poi evolutosi in cacciatore negli ultimi 2 milioni e mezzo di anni. La vista dell'uomo si è adattata a riconoscere frutti, radici e bacche colorate, oltre che percepire minacce e prede in movimento.

In realtà, chi prova a lavorare col cane alla ricerca di oggetti, si rende subito conto che anche i cani, nonostante le differenze con la nostra vista, privilegiano la vista e l'udito.

L'olfatto entra in gioco infatti quando i due sensi privilegiati falliscono.

Ho fatto un esperimento: ho preso una pallina rossa e l'ho lanciata in un prato, abbastanza lontano, lasciandola cadere e rotolare. Una volta che si è fermata ho aspettato qualche secondo poi ho lasciato che Elsa, la mia golden retriever, la andasse a cercare. Elsa si è subito diretta verso l'ultima posizione nota; considerate che il cane è più basso di voi e quindi ha una percezione diversa delle distanze.

Raggiunto il punto dove Elsa ha ritenuto più probabile trovare la pallina, dove l'ha vista cadere, ha iniziato ad annusare per terra e a girare in cerchio aumentando il raggio ad ogni giro, in pratica disegnando una spirale. Ad un certo punto si è fermata: aveva trovato la traccia olfattiva della pallina e si è diretta verso un altro punto dove ha ricominciato da capo a girare e a annusare finché ha trovato quello che cercava: la sua pallina rossa!

LPS: Last Point Seen. Ultimo posto dev'è stata vista... o percepita ;)
Se provo a farlo con una pallina gialla; a meno che non sia del tutto nascosta, Elsa la trova molto più velocemente perché per lei il giallo è molto più visibile del rosso.

Anche se i'olfatto del cane entra in gioco dopo vista e udito, è una preziosa risorsa per il cane. Probabilmente è uno dei (tanti) motivi per cui il cane e l'uomo collaborano da così tanti anni, forse più di 40.00: il cane e l'uomo insieme a caccia nella savana costituivano una macchina da guerra micidiale.

Qualcuno potrebbe essere incuriosito dall'esperimento proposto, e magari si chiede come ho fatto ad addestrare Elsa ad eseguire le ricerche in modo così efficiente e professionale. 

In realtà, come la maggior parte delle cose che so sui cani, me lo ha insegnato lei :)

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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lunedì 15 luglio 2013

Addestramento del cane: classi di socializzazione per cuccioli... e cani adulti!

Ogni centro cinofilo oggi propone classi di socializzazione per i cuccioli. La socializzazione, attraverso il gioco, costituisce un importante evento formativo del cane. È giocando che il cane impara l'educazione, fino a che punto può mordere, fino a che punto può spingersi prima di essere "sgridato" dagli altri cani.

Le classi di socializzazione sono l'equivalente dell'asilo e delle elementari degli umani.


Ho aggiunto elementari perché nelle classi di socializzazione non ci dovrebbe essere solo il gioco fra cani, ma anche un'attività strutturata.

Nelle classi di socializzazione, solitamente i cani imparano alcuni comandi come il "seduto", più raramente il "terra" e la condotta al guinzaglio.

Personalmente inizierei anche un percorso di gestione dell'aggressività,  esercizi con salsicciotti e palline finalizzati a uno dei comandi a mio avviso più importanti su cui poco si insiste e spesso si ignora: il "lascia".

Insegnare  ai cuccioli il "lascia" significa evitare tanti possibili problemi in futuro, risolere conflitti dovuti a dominanza e a volte salvare un gatto, o altro animale.

Le classi di socializzazione cuccioli non dovrebbero limitarsi al campo scuola; i possibili problemi si incontrano nelle strade, dove Fido incontra altri cani, talvolta poco educati, deve camminare su grate o altre superfici per lui inusuali e potenzialmente "pericolose".

Uscire dal campo, avventurarsi nel mondo reale affiancati a un istruttore qualificato, insegna ai padroni del cane come comportarsi nelle varie situazioni e gestire nel modo migliore le possibili "emergenze".

Le attività e i giochi che coinvolgono l'olfatto, come il "nascondi e trova", sono altrettanto importanti, un cane che usa il naso per scoprire il mondo è generalmente più equilibrato rispetto al cane che usa solo la vista.

Gli esercizi sulla manipolazione aiutano il cane e il padrone a non temere il contatto fisico e migliorano la relazione incrementando la fiducia reciproca.

Tutto questo si può trovare nelle classi per i cuccioli.

Curiosamente, quando si passa a classi successive, improvvisamente al cane non viene più permesso di avvicinare altri cani, perché ritenuto potenzialmente pericoloso.

Sicuramente questo non è del tutto sbagliato, gli scontri fra cani ci sono e i motivi possono esser diversi.

Dalla mia esperienza uno dei motivi più comuni è tuttavia proprio la mancanza di socializzazione nell'età adulta.

Il cane è un animale sociale, proprio come l'uomo, e ha bisogno della compagnia dei suoi simili, di fare con loro attività di gruppo, come farebbero in un ambiente non controllato dagli umani. Hanno ancora bisogno di giocare! Anche a noi piace fare sport, giocare con i videogiochi o fare gli aperitivi con gli amici, perché per il cane dovrebbe essere diverso?

Le aree cani sono un buon punto di incontro, purtroppo però non sono gestite e questo potrebbe causare dei problemi. Un'attività o gioco di gruppo, senza guinzaglio o con lunghine da 10 o più metri, gestita da istruttori qualificati in un posto controllato, può soddisfare i bisogni del cane che quindi non vengono frustrati.

Camminando per strada non è raro trovare cani che disperatamente tirano il guinzaglio, a volte abbaiando furiosamente per avvicinarsi ai loro simili. In generale non è aggressività; lasciati liberi, perlopiù i cani si annusano, a volte si invitato a giocare oppure si ignorano e ognuno va per la sua strada.

Chi immagina un mondo canino dove i cani si sfidano in continuazione per il predominio, dovrebbe a mio avviso osservare meglio il comportamento dei nostri amici a quattro zampe e i loro segnali, spesso molto chiari.

Purtroppo se al cane viene continuamente negata la socialità, interviene la frustrazione che, com'è noto, può portare facilmente all'aggressività. Lo stesso rapporto cane/padrone può venire compromesso.

Per quanto addomesticati, ai cani piace stare in branco e svolgere un'attività collettiva: 30/40.000 anni fa, nella savana, l'attività più usuale era probabilmente la caccia di persistenza o la ricerca delle tracce di animali.

Oggi le savane sono state sostituite dai parchi pubblici, e praticare caccia di persistenza in piazza Duomo a Milano o cercare tracce di Impala in metropolitana potrebbe non essere una buona idea.

C'è tuttavia un'attività, semplice ed economica, che permette di soddisfare i bisogni dei cani e i nostri: la passeggiata.

La passeggiata in gruppo (che quasi potremmo chiamare branco), preferibilmente con l'aiuto di un istruttore cinofilo, può essere una piacevole soluzione per soddisfare i bisogni dei nostri amici pelosi e passare piacevolmente un po' di tempo insieme; in fondo anche noi siamo animali sociali ;)

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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sabato 6 luglio 2013

Come insegnare il comando "a terra" al cane.

La prima cosa che mi viene in mente a proposito dell'insegnare il comando "a terra" al proprio cane è: perché mai dovrei insegnare al mio cane il comando "a terra" ?

Per un cane stare a terra, ovvero sdraiato sulla pancia, può significare 3 cose:

1 si sta riposando, magari nelle giornate calde si rinfresca al contatto col terreno
2 si sta preparando ad assalire
3 assume una posizione sottomessa per lasciarsi odorare e conoscere da altri cani.


Quindi, stando bene attenti al caso 2, che si può evincere da altri segnali come lo sguardo fisso sulla preda, bocca generalmente chiusa, orecchie tese in avanti e corpo teso, lo stare a terra indica uno stato di rilassamento.

Insegnare il comando "a terra" a un cane significa indurre uno stato di sottomissione e relax che può essere utilizzato in casi di ambienti rumorosi o caotici. Sono reduce da un viaggio di lavoro a Londra e da una serata di una bellissima Japanese Akita dal notevole carattere e istinto predatorio che al pub se ne stava "a terra" lasciandosi accarezzare da tutti :)

Il comando "a terra" si può usare in stazioni, treni, locali pubblici, strade cittadine o in caso di incontri con altri cani eventualmente poco educati.

Le difficoltà dell'insegnamento del comando "a terra" sono essenzialmente 2:

1 il cane a terra si sente più vulnerabile e, se ha un forte carattere, non è contento di perdere il controllo a comando

2 il cane non capisce cosa vogliamo da lui

I metodi noti per insegnare il comando "a terra" al cane sono di tre tipi:

1 lo si "costringe" a mettersi a terra
2 lo si premia quando si mette a terra
3 il "luring"

Costringere un cane a mettersi a terra non è sempre facile, soprattutto su cani di un certo carattere. Se poi il cane è grosso la difficoltà diventa anche fisica. Se il cane non si mette a terra perché non capisce può funzionare, se non vuole perché non vuole perdere il controllo probabilmente non lo farà volentieri in seguito. 

I cani, come gli esseri umani, tendono ad associare suoni, eventi cinestesici a sensazioni e emozioni; il processo viene definito in PNL "ancoraggio" ed è qualcosa di simile al condizionamento classico di Pavlov. 

Se costringiamo il cane a sedersi potremmo associare il nostro comando all'essere a disagio. Quando il cane sentirà il comando a terra, probabilmente lo ignorerà o cercherà di evitarlo.

Premiare il cane quando esegue l'azione desiderata significa usare la tecnica del "condizionamento operante" di Skinner. In pratica si associa un'azione, che si presuppone spiacevole come il mettersi "a terra", a qualcosa di piacevole come un premio, tipicamente un bocconcino o il "click" del "clicker", a sua volta solitamente associato al bocconcino.

Con questa tecnica si ha l'illusione di essere più "gentili" col cane, ma di fatto per il cane l'azione di mettersi "a terra" rimane un'azione spiacevole che fa solo per ottenere il premio. Se il cane non ha fame o è attratto da qualcosa di più interessante di un bocconcino, non eseguirà il comando. E' noto inoltre che il condizionamento eseguito in questo modo perde efficacia col tempo a causa della "deriva istintiva".

Questo metodo non risolve comunque il problema di spiegare al cane cosa vogliamo da lui. Applicato in senso classico, il condizionamento operante prevede che il cane esegua spontaneamente un'azione casuale; io ho una certa età, potrei arrivare alla pensione prima di insegnare al mio cane il comando "a terra" ;)

Vediamo ora la tecnica del "Luring".

Luring vuol dire adescamento, in pratica usiamo un'esca per "attirare il cane". L'esca è costituita da qualcosa di interessante per il cane. Si può usare un bocconcino con un odore particolarmente caratteristico oppure un giochino, meglio se è uno di quelli che, schiacciandolo, emette un suono "squeak".

Ci si pone in piedi di fronte al cane e si attira la sua attenzione, si fa vedere il gioco o il bocconcino, la nostra "esca".
Ci si inginocchia e si tiene l'esca nel palmo della mano, avendo cura di tenere la mano fra l'esca e il cane, in modo che possa sentirne l'odore ma non la possa toccare.
Il cane cercherà di raggiungere l'esca; a questo punto si dà il comando "a terra" e si sposta la mano in basso.
Per arrivare all'esca, il cane abbasserà la testa; poiché però è una posizione scomoda, dopo un po' si metterà "a terra" per stare più comodo.
A questo punto gli si esprime la propria soddisfazione con un "bravo", tante coccole e gli si lascia l'esca.

Il processo deve essere ripetuto 8/10 volte; poi si può iniziare a farlo senza esca. Col tempo si può perfezionare e fare in modo che il cane esegua il comando al solo suono della voce, senza bisogno di alcun gioco o bocconcino.

La tecnica del luring può essere in parte confusa con il condizionamento operante, ma in realtà è uno strumento estremamente potente e, usato correttamente, produce effetti pressoché duraturi; non si "compra" il cane, né lo si costringe. Il luring è un gioco che stimola l'istinto predatorio del cane, il cane in pratica "caccia" l'esca, e cacciare è un'attività assolutamente naturale e piacevole per il cane.

Il premio non è ottenere il bocconcino o il giochino, è il gioco stesso! 

Una dinamica simile si ha quando si gioca col cane con la palla: si lancia la palla, il cane la rincorre la prende e la riporta in modo che il gioco ricominci.


Se il premio fosse la palla, il cane se la terrebbe; se cercassimo di costringere il cane a riportare la palla, difficilmente lo farebbe con lo stesso entusiasmo.

Con fiducia, rispetto e collaborazione.

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